Vino novello 2026, arriva il 30 ottobre: cosa cercare in etichetta e come sceglierlo

La data non la decide il produttore ma la legge: il novello può essere immesso al consumo dalle 00:01 del 30 ottobre dell'anno di vendemmia. Deve derivare per almeno il 40% da uve fermentate in macerazione carbonica, avere almeno 11 gradi e nascere da un vino DOP o IGP il cui disciplinare lo preveda. Va bevuto entro pochi mesi.

Vino novello 2026, arriva il 30 ottobre: cosa cercare in etichetta e come sceglierlo
Foto di Andrew Patrick Photo / Pexels
A di • domenica 20 settembre 2026 • 5 min di lettura

Ogni autunno torna la stessa confusione: il novello viene scambiato per il vino nuovo dell'annata, associato a San Martino, oppure confuso con il Beaujolais francese. Sono tre cose diverse, e la differenza si sente nel bicchiere.

Partiamo da quello che è scritto nella norma, perché è l'unica parte che non ammette interpretazioni.

Quando esce: la data è fissata per legge

Il vino novello può essere immesso al consumo a partire dalle 00:01 del 30 ottobre dell'anno di vendemmia. È così dal decreto ministeriale del 13 agosto 2012, che ha anticipato la data rispetto al precedente 6 novembre.

L'altra scadenza riguarda i produttori: il confezionamento va completato entro il 31 dicembre dello stesso anno di vendemmia. Sugli scaffali il novello resta poi finché dura la scorta, in genere fino a gennaio o febbraio.

La tradizione lo lega all'11 novembre, giorno di San Martino, ma quella è consuetudine, non normativa.

Cosa deve avere per chiamarsi novello

Le condizioni sono quattro e vale la pena conoscerle, perché spiegano perché costa quello che costa.

Almeno il 40% del vino deve derivare da uve intere fermentate in macerazione carbonica. Il restante 60% può seguire la vinificazione tradizionale. È la soglia minima: in commercio si trovano novelli con percentuali che arrivano fino al 100%.

Il titolo alcolometrico totale minimo è di 11% vol e gli zuccheri residui non possono superare i 10 grammi per litro.

Il periodo di vinificazione non può essere inferiore a dieci giorni.

Infine la menzione può essere attribuita solo a vini DOP o IGP il cui disciplinare la preveda espressamente. Un vino da tavola non può chiamarsi novello.

Come funziona la macerazione carbonica

È la tecnica che spiega tutto il resto. I grappoli interi, non pigiati, vengono chiusi in vasche d'acciaio sature di anidride carbonica, dove restano per un periodo che va dai sette ai venti giorni a una temperatura intorno ai 28-30 gradi.

In assenza di ossigeno le cellule dell'acino passano a un metabolismo anaerobico: comincia una fermentazione all'interno della bacca intera, che produce alcol consumando zuccheri e acido malico. È da questo passaggio che nascono i profumi caratteristici, riconducibili alla fragola e al lampone.

Terminata la macerazione l'uva viene pigiata e completa la fermentazione in pochi giorni. Il ciclo completo, dalla vendemmia alla bottiglia, dura circa un mese e mezzo.

Il risultato è un vino dal colore vivo, tra il rubino e il porpora, con tannini delicati, fresco e già equilibrato. E totalmente inadatto all'invecchiamento: è il prezzo da pagare per quella rapidità.

Novello, vino nuovo e Beaujolais: tre cose diverse

Il vino nuovo è semplicemente il vino dell'ultima annata, prodotto con tecniche tradizionali. Non è la stessa cosa del novello, che si definisce per il metodo e non per l'età.

Il Beaujolais Nouveau è il cugino francese, da cui l'Italia ha preso l'idea negli anni Settanta, ma le regole differiscono. In Francia la macerazione carbonica riguarda la totalità delle uve, che sono di un solo vitigno, il Gamay. In Italia i vitigni ammessi sono sessanta, di cui sette internazionali, e la soglia di macerazione è appunto il 40%.

È la ragione per cui due novelli italiani possono essere molto diversi tra loro, molto più di quanto lo siano due Beaujolais.

Cosa cercare in etichetta

Poiché la legge lascia ampia discrezionalità, l'etichetta è lo strumento che permette di scegliere invece di affidarsi al caso.

La percentuale di macerazione carbonica, quando indicata, è l'informazione più utile: più si avvicina al 100%, più il profilo sarà fruttato e immediato. Chi cerca il novello per quello che ha di caratteristico dovrebbe orientarsi verso le percentuali alte.

La denominazione dice da dove viene e quale disciplinare segue. L'annata è obbligatoria, ed è ovviamente quella in corso.

Il vitigno, quando specificato, orienta sullo stile. Tra i vitigni italiani impiegati per il novello, il Teroldego della Piana Rotaliana, in Trentino, è tra i più citati.

Come si beve

Due indicazioni pratiche cambiano parecchio il risultato.

La temperatura di servizio va tenuta bassa per un rosso, intorno ai 14-16 gradi: a temperatura ambiente il novello perde la freschezza che è la sua ragione d'essere.

Il tempo è l'altro fattore. Va consumato entro pochi mesi dall'imbottigliamento, e una bottiglia dimenticata in cantina fino a primavera avrà perso gran parte delle caratteristiche per cui era stata comprata.

Sugli abbinamenti la tradizione lo accosta ai sapori dell'autunno: castagne, funghi, formaggi di media stagionatura, salumi. Regge bene anche le zuppe di legumi e le preparazioni di zucca.

Un mercato molto ridotto

Un dato aiuta a capire perché nei supermercati se ne vede meno di una volta. Nel momento di massima diffusione la produzione italiana arrivava a diversi milioni di bottiglie l'anno, mentre oggi i volumi si sono ridotti in modo consistente.

La macerazione carbonica costa più della vinificazione tradizionale, e il prodotto ha una finestra di vendita di poche settimane: una combinazione che ha portato molte cantine a rinunciare.

Domande frequenti

Quando esce il vino novello 2026?Dalle 00:01 del 30 ottobre 2026, data stabilita dal decreto ministeriale del 13 agosto 2012. Il confezionamento deve essere completato entro il 31 dicembre dello stesso anno di vendemmia.

Qual è la differenza tra vino novello e vino nuovo?Il vino nuovo è semplicemente quello dell'ultima annata, ottenuto con tecniche tradizionali. Il novello si definisce invece per il metodo: almeno il 40% deve derivare da uve intere fermentate in macerazione carbonica.

Quanti gradi ha il vino novello?Il titolo alcolometrico totale minimo previsto dalla normativa è di 11% vol. Gli zuccheri residui non possono superare i 10 grammi per litro.

Entro quando va bevuto?Entro pochi mesi dall'imbottigliamento. Non è un vino da invecchiamento: la macerazione carbonica estrae molti aromi ma produce un vino privo della struttura necessaria a reggere il tempo.

A che temperatura si serve?Intorno ai 14-16 gradi, più fresco rispetto a un rosso strutturato. Servirlo a temperatura ambiente ne compromette la freschezza, che è la caratteristica principale.

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Scritto da Alice Angela Gatti TV, personaggi e lifestyle

Sono una new entry di Lifestyleblog.it. Adoro il mondo del food e del beverage, mi piace viaggiare, adoro tutto quello che è Lifestyle!