La Nobile Arte, a Venezia il documentario che racconta 110 anni di pugilato italiano

Dieci round per attraversare 110 anni di boxe italiana, dalle imprese dei campioni al ruolo sociale del pugilato nelle scuole,…

Michela Pellegrini, Antonio Palmieri, Pietrangelo Buttafuoco, Stefano Buttafuoco, Vincenzo Lamagna e Luigi Dal Plevignano
Michela Pellegrini, Antonio Palmieri, Pietrangelo Buttafuoco, Stefano Buttafuoco, Vincenzo Lamagna e Luigi Dal Plevignano
di • martedì 8 settembre 2026 • 4 min di lettura

Dieci round per attraversare 110 anni di boxe italiana, dalle imprese dei campioni al ruolo sociale del pugilato nelle scuole, negli istituti penitenziari e nei progetti di inclusione. “La Nobile Arte”, nuovo documentario diretto da Vincenzo Lamagna, è stato presentato martedì 8 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, nell’ambito del Venice Production Bridge. Tra i protagonisti Patrizio Oliva, Francesco Damiani, Giovanni De Carolis e numerose figure dello sport, del cinema e del giornalismo.

Il pugilato raccontato non soltanto attraverso vittorie, sconfitte e campioni, ma come uno specchio nel quale osservare oltre un secolo di cambiamenti della società italiana.

È l’ambizione di “La Nobile Arte”, documentario presentato oggi, martedì 8 settembre, alla Biennale Match Point Arena del Lido di Venezia, nell’ambito del programma ufficiale del Venice Production Bridge della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Diretto da Vincenzo Lamagna, il progetto nasce da un’idea di Michela Pellegrini e Stefano Buttafuoco ed è prodotto da Antonio Palmieri per NEXTING, in collaborazione con Rai Documentari e con il supporto della Federazione Pugilistica Italiana.

Dieci round per raccontare 110 anni di boxe italiana

La scelta narrativa è strettamente legata al ring: 110 anni di pugilato italiano vengono raccontati attraverso dieci round.

Non si tratta però di una semplice ricostruzione della storia sportiva. Campioni, allenamenti, immagini d’archivio e testimonianze diventano strumenti per affrontare temi che vanno dalla crescita personale al riscatto, fino all’inclusione.

«Dentro un ring non c’è mai soltanto un combattimento», ha spiegato Stefano Buttafuoco, protagonista e voce narrante del documentario, ricordando come nella boxe convivano sacrificio, paura, sconfitta e capacità di rialzarsi.

Ed è proprio il rapporto tra pugilato e vita a diventare uno dei fili conduttori dell’opera.

Da Patrizio Oliva a Francesco Damiani, i campioni protagonisti

La Nobile Arte costruisce il proprio racconto attraverso numerose testimonianze appartenenti a generazioni differenti del pugilato italiano.

Tra i protagonisti figurano il presidente della Federazione Pugilistica Italiana Flavio D’Ambrosi e campioni come Patrizio Oliva, Francesco Damiani, Giovanni De Carolis, Emanuele Blandamura, Vincenzo Mangiacapre, Pamela Noutcho Sawa, Alessio Lorusso, Simone Dessì e Jonathan Kogasso.

Alle loro storie si affiancano quelle di personaggi provenienti da altri mondi, ma legati in modi differenti alla boxe.

Ci sono gli attori Giorgio Pasotti, Vinicio Marchioni e Giacomo Ferrara, oltre alle testimonianze di giornalisti, tecnici e rappresentanti del movimento pugilistico: Mariangela Verna, Gianluca Guida, Fausto Narducci, Luigi Panella, Attilio Volpe e Carmela Chiacchio.

Il materiale contemporaneo dialoga inoltre con immagini di repertorio provenienti anche dalle Teche Rai e dall’Archivio FPI.

La boxe oltre il ring: scuole, inclusione e istituti penitenziari

Uno degli aspetti sui quali il documentario sceglie di soffermarsi maggiormente è il valore formativo e sociale della disciplina.

Michela Pellegrini ha spiegato a Venezia che l’obiettivo era osservare il pugilato da una prospettiva diversa, raccontando anche le esperienze che lo portano nelle scuole, negli istituti penitenziari e all’interno dei progetti di inclusione.

Rispetto, regole e confronto con se stessi diventano quindi elementi centrali tanto quanto l’aspetto agonistico.

Anche Luigi Dal Plevignano, direttore di Rai Documentari, durante la presentazione ha sottolineato la volontà di raccontare uno sport vicino alle persone, capace di affrontare inclusione, crescita e storie di riscatto.

Il difficile rapporto tra pugilato e cinema

Portare sullo schermo la boxe significa inevitabilmente confrontarsi anche con una lunga tradizione cinematografica.

Il regista Vincenzo Lamagna ha riconosciuto proprio questa difficoltà durante l’incontro veneziano. La scelta è stata quella di superare i confini del documentario puramente sportivo, aprendosi alla dimensione sociale, cinematografica e dell’inclusione.

Allo stesso tempo, la struttura cerca di conservare il ritmo di un combattimento.

Non una semplice successione di interviste, quindi, ma incontri e confronti inseriti in un racconto costruito attorno alla tensione e all’intensità caratteristiche del pugilato.

La presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia

La presentazione veneziana si è aperta con il saluto di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia.

Insieme ad alcuni estratti del documentario sono intervenuti Luigi Dal Plevignano per Rai Documentari, il regista Vincenzo Lamagna, l’autrice Michela Pellegrini, il produttore Antonio Palmieri e Stefano Buttafuoco, che ha anche moderato l’incontro.

Per Palmieri, il progetto si inserisce inoltre nell’impegno di NEXTING nel racconto di discipline sportive che non sempre godono di una visibilità continuativa.

Ne emerge un documentario che utilizza il ring come punto di partenza, ma non come confine: 110 anni di pugilato italiano diventano un racconto di sport, società, memoria e storie personali, accomunate dall’immagine forse più universale della boxe, quella di chi cade e trova la forza per rialzarsi.

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Bruno Bellini
Scritto da Bruno Bellini Direttore responsabile

Bruno Bellini, giornalista pubblicista e direttore di Lifestyleblog.it. Fondatore della testata online dal 2011, membro della giuria stampa del Festival di Sanremo.