Dacia Maraini a “L’Elefante”: «Quando la religione si allea con il potere diventa un disastro, soprattutto per le donne»

Libertà delle donne, religione e potere, il ruolo pubblico degli intellettuali, Pier Paolo Pasolini e il clima del confronto politico contemporaneo. Dacia Maraini affronta questi temi a “L’Elefante”, il programma condotto da Peter Gomez in onda su Rai 3 e RaiPlay, rivendicando la libertà di pensiero come elemento centrale del lavoro degli artisti.

Dacia Maraini a “L’Elefante”: «Quando la religione si allea con il potere diventa un disastro, soprattutto per le donne»
R di • sabato 26 settembre 2026 • 3 min di lettura

La condizione delle donne, il rapporto tra religione e potere e la responsabilità degli intellettuali davanti alla realtà del proprio tempo. Sono alcuni dei temi affrontati da Dacia Maraini nel corso della puntata de “L’Elefante”, il programma di Peter Gomez in onda sabato 26 settembre su Rai 3. La trasmissione è prevista alle 20.15.

La scrittrice parte dalla questione del velo e dal rapporto tra interpretazione religiosa e condizione femminile.

«Nel Corano non c'è scritto da nessuna parte che le donne debbano indossare integralmente il velo. Quando la religione si allea con il potere diventa un disastro, soprattutto per le donne».

Una riflessione che Maraini inserisce in un discorso più ampio sulla libertà, tema che attraversa anche gli altri argomenti affrontati durante l'intervista.

Maraini: «Gli artisti sono per la libertà di pensiero»

Un altro passaggio riguarda il ruolo degli intellettuali e degli artisti nella società.

Maraini respinge l'idea secondo cui uno scrittore dovrebbe necessariamente rimanere distante dal dibattito del proprio tempo. Schierarsi, nella sua lettura, non significa necessariamente aderire a un partito politico, ma confrontarsi con la realtà nella quale si vive.

«Gli intellettuali sono portati a schierarsi. Noi pensiamo che Leopardi non lo facesse, ma tutti i grandi scrittori, pensiamo a Verdi e Verga, si sono impegnati e si impegnano».

La scrittrice chiarisce poi il senso attribuito a questo impegno:

«Non è che prendono la tessera di partito, però parlano della realtà del loro tempo. Gli artisti sono per la libertà di pensiero».

Una distinzione tra appartenenza politica e partecipazione al dibattito pubblico che diventa uno dei punti centrali del suo intervento.

Il ricordo di Pier Paolo Pasolini

Da qui il discorso arriva a Pier Paolo Pasolini, figura alla quale Dacia Maraini è stata personalmente legata.

La Rai conserva numerosi materiali dedicati al rapporto tra Pasolini e le donne che hanno fatto parte della sua vita e del suo ambiente culturale, compresa la stessa Maraini.

A L'Elefante, la scrittrice descrive Pasolini innanzitutto attraverso il suo rapporto conflittuale con ogni forma di potere:

«Pasolini è stato piuttosto anarchico. Ce l'aveva con il potere, qualsiasi potere. Voleva essere molto libero».

Maraini ricorda poi quella che definisce la ricerca pasoliniana di una forma di “purezza”.

Secondo la sua ricostruzione, Pasolini avrebbe cercato inizialmente questo ideale tra i contadini di Casarsa, per rivolgere successivamente la propria attenzione al sottoproletariato romano.

Pasolini, l’Africa e il sogno della purezza

La stessa ricerca avrebbe contribuito, secondo Maraini, ad alimentare anche l'interesse di Pasolini per l'Africa.

«Pensava di trovare in Africa una purezza e un candore, un mondo più vicino alla natura».

Maraini non presenta però quella visione come una descrizione reale dell'Africa. Al contrario, sottolinea esplicitamente la dimensione idealizzata del pensiero pasoliniano:

«Ovviamente questa purezza non esiste, è un sogno».

Ed è proprio il valore del sogno, più che la sua possibilità di realizzarsi, a interessare la scrittrice.

«Penso che le persone che inseguono un sogno abbiano qualcosa di poetico», osserva, restituendo così l'immagine di un Pasolini costantemente alla ricerca di qualcosa che riteneva minacciato dalle trasformazioni della società.

Dacia Maraini contro l’etichetta “radical chic”

L'ultima parte dell'intervento si sposta sul linguaggio del confronto politico contemporaneo.

Maraini si sofferma in particolare sull'espressione “radical chic”, spesso utilizzata nel dibattito pubblico per identificare o criticare determinate posizioni culturali e politiche.

Il suo giudizio sull'uso dell'etichetta è netto:

«Prendersela sempre con i radical chic è un modo per denigrare l'avversario. È una cosa meschina».

Secondo la scrittrice, il problema va però oltre una singola definizione e riguarda più in generale il modo in cui si è trasformato il confronto pubblico.

«Purtroppo, in un momento in cui mancano gli ideali, si pensa di vincere denigrando l'avversario».

Parole che chiudono un intervento nel quale argomenti apparentemente differenti — dalla condizione femminile a Pasolini, dal ruolo degli intellettuali al linguaggio della politica — finiscono per incontrarsi attorno allo stesso concetto: la libertà di pensiero e la possibilità di esprimerla senza trasformare il confronto in una semplice contrapposizione personale.

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Scritto da Redazione La redazione

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