Carlo Freccero a “L’Elefante”: «La tv costruisce personaggi, il dibattito è stato sostituito dal gossip»
Europa, guerra, astensionismo, social network e ruolo della televisione. Carlo Freccero interviene a “L’Elefante”, il programma condotto da Peter Gomez su Rai 3, proponendo una lettura critica del rapporto tra politica, media e opinione pubblica. «I talk show della televisione generalista mirano a costruire personaggi più che a lavorare sui temi», sostiene il massmediologo.
Dall'Europa al ruolo della televisione, passando per l'astensionismo, la guerra e la capacità dei social di intercettare una parte dell'opinione pubblica sempre più distante dai media tradizionali.
Carlo Frecceroaffronta numerosi temi nel corso della puntata de “L’Elefante”, il programma condotto da Peter Gomez, in onda questa sera in diretta su Rai 3 e RaiPlay.
Il massmediologo parte dall'Europa e dalla percezione che, a suo giudizio, ne hanno molti cittadini.
«I cittadini e l'opinione pubblica pensano che l'Europa sia solamente un trattato internazionale che dobbiamo in qualche modo subire. La moneta dell'Europa è data da una banca centrale che non ha nulla a che vedere con la politica. Quello della moneta è un tema molto complesso. Pensiamo alle criptovalute».
Freccero sull'euro: «Bisogna dare stabilità alla vita delle persone»
Il ragionamento si sposta quindi sul peso attribuito alla moneta unica all'interno del progetto europeo.
Freccero invita a non concentrare l'attenzione esclusivamente sulla stabilità dell'euro, mettendo al centro anche le conseguenze concrete delle decisioni sulla vita quotidiana.
«Bisogna vedere se pensare all'euro come alla cosa principale. Non bisogna solo dare stabilità all'euro, ma bisogna dare stabilità alla vita delle persone».
Dall'economia il discorso passa alle dinamiche elettorali. Secondo Freccero, l'idea tradizionale che le elezioni si vincano al centro deve fare i conti con la capacità di alcuni grandi temi di mobilitare anche chi normalmente sceglie l'astensione.
«Le elezioni solitamente si vincono al centro», osserva, sostenendo però che su questioni particolarmente sentite anche gli astenuti possano tornare a partecipare.
Freccero cita a questo proposito i referendum e individua nella Palestinae, più in generale, nella guerratemi in grado di modificare le dinamiche della partecipazione politica.
«La teoria è stata sostituita dal personaggio»
Una parte centrale dell'intervento riguarda il modo in cui la politica viene raccontata dalla televisione.
È qui che la critica di Freccero diventa particolarmente netta.
«I talk show della televisione generalista mirano a costruire personaggi più che a lavorare sui temi. La teoria è stata sostituita dal personaggio e il dibattito è stato sostituito dal gossip».
Secondo la sua analisi, questo processo si sarebbe sviluppato parallelamente alla crescita di Internet come spazio alternativo per la discussione politica.
Freccero sostiene inoltre che gli stessi talk show possano contribuire a rendere più evidenti le differenze tra i partiti e i rispettivi protagonisti.
Nel suo intervento cita anche il rapporto tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, affermando che «Meloni, con l'estremismo di Vannacci, deve cambiare qualcosa».
Si tratta della lettura politica proposta da Freccero durante la trasmissione, inserita in un ragionamento più ampio sul modo in cui temi e personaggi vengono rappresentati nel confronto televisivo.
Guerra e astensionismo secondo Freccero
Freccero torna quindi sulla partecipazione elettorale, insistendo sul ruolo che le grandi questioni internazionali potrebbero avere nel riportare al voto persone che abitualmente rimangono lontane dalle urne.
«Durante il referendum gli astenuti sono intervenuti in maniera massiccia. Sulla guerra gli ultimi sondaggi danno due punti in meno al Pd. Il tema è la guerra».
Anche in questo caso il riferimento ai sondaggi e la relativa interpretazione appartengono all'analisi espressa da Freccero nel corso de L'Elefante.
Il punto sul quale insiste è soprattutto un altro: alcuni argomenti sarebbero capaci, secondo la sua lettura, di rompere la tradizionale distinzione tra elettori mobilitati e cittadini che scelgono di non partecipare.
Monti, Draghi e il rapporto tra politica ed élite
Nel ragionamento di Freccero entra anche il rapporto tra politica, istituzioni ed élite.
Il massmediologo cita Mario Monti e Mario Draghi, sostenendo che entrambi «dicono sempre la verità», per poi soffermarsi sulla concezione del centro politico.
«Il centro ha somatizzato alcune regole: che i trattati internazionali siano superiori a quelli nazionali e che il potere sia stato delegato alle élite. Questa è una cosa essenziale».
Anche questo passaggio rientra nell'interpretazione proposta da Freccero e contribuisce a costruire il quadro complessivo del suo intervento: una riflessione su come siano cambiati il potere, la sua rappresentazione e il rapporto dei cittadini con la politica.
«Essere definito complottista per me è un grande complimento»
Particolarmente critico è anche il passaggio dedicato al modo in cui vengono rappresentati gli astenutie, più in generale, coloro che assumono posizioni lontane dal dibattito politico e mediatico dominante.
«I giornalisti tendono spesso a insultare gli astenuti, le persone che non votano».
Freccero cita quindi una serie di definizioni che, a suo giudizio, sarebbero diventate etichette ricorrenti nel confronto pubblico: «populista», «sovranista», «no vax» e «putiniano».
E arriva a rivendicare provocatoriamente anche un'altra definizione:
«Essere definito complottista per me è un grande complimento e ringrazio la televisione e i giornali quando mi inseriscono in quel mondo lì».
Freccero: «Ci sono due elettorati molto distinti»
La parte conclusiva dell'analisi torna sul rapporto tra mezzi di comunicazione e pubblico.
Freccero propone una distinzione tra chi partecipa alle elezioni e chi invece sceglie l'astensione, associando ai due gruppi differenti modalità di informazione.
«Ci sono due elettorati molto distinti: i votanti e gli astenuti. I votanti utilizzano la televisione e hanno come riferimento i giornaloni; in quel caso la tv conta».
Differente, secondo Freccero, sarebbe il comportamento di una parte di coloro che non votano.
«Poi ci sono gli astenuti che seguono i social tradizionali e quelli meno tradizionali, come Telegram. Per loro la tv non conta nulla. È una questione di target».
È una classificazione proposta dal massmediologo nel corso della trasmissione, attraverso la quale Freccero descrive un sistema dell'informazione sempre più frammentato tra televisione, stampa, piattaforme social e canali alternativi.
Il riferimento all'AfD e a Wladimiro Giacchè
A chiudere l'intervento è un esempio legato alla Germania e al modo in cui la televisione seleziona gli interlocutori chiamati ad analizzare determinati fenomeni.
Freccero cita il successo dell'AfDe l'economista Wladimiro Giacchè:
«Mi dispiace che sul tema del successo dell'AFD in Germania un grande economista spezzino come Wladimiro Giacchè non sia mai stato interrogato dalla televisione, ma soltanto dai giornalisti. Questo spiega come lavora la tv».
Una conclusione coerente con il filo conduttore dell'intervento a L'Elefante: la trasformazione del rapporto tra informazione e pubblico e il ruolo che la televisione continua ad avere — o, secondo Freccero, perde — nei confronti di segmenti differenti della società.