Mogol compie 90 anni: il poeta che ha scritto la colonna sonora dell’Italia
Giulio Rapetti, per tutti Mogol, taglia oggi 17 agosto il traguardo dei 90 anni: oltre 1.700 canzoni, più di 520…
Giulio Rapetti, per tutti Mogol, taglia oggi 17 agosto il traguardo dei 90 anni: oltre 1.700 canzoni, più di 520 milioni di dischi venduti e un sodalizio con Lucio Battisti che ha cambiato per sempre la musica italiana. E per il compleanno arrivano l’autobiografia, il premio di Sanremo e un documentario Rai.
C’è un filo che lega “Emozioni” a “L’emozione non ha voce”, “Al di là” a “Io ho in mente te”, Mina a Celentano, Battisti a Morandi. Quel filo è la penna di Giulio Rapetti, in arte Mogol, che oggi, 17 agosto 2026, compie 90 anni. Novant’anni di vita e quasi settanta di carriera per l’uomo che ha trasformato il mestiere di paroliere in poesia popolare, firmando i versi che intere generazioni di italiani sanno a memoria senza nemmeno ricordare di averli imparati.
I numeri di una carriera irripetibile
Le cifre raccontano già molto: oltre 1.700 canzoni scritte e più di 520 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Ma i numeri non bastano a spiegare il peso culturale di un autore che ha attraversato oltre sei decenni di musica italiana, lavorando con artisti diversissimi tra loro: Lucio Battisti, Mina, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Gigi D’Alessio, Renato Zero, la PFM, i New Trolls, Rino Gaetano, Amedeo Minghi.
Gli inizi: figlio d’arte alla Ricordi
Mogol si avvicina alla musica giovanissimo. Il padre Mariano, dirigente della Ricordi e autore con lo pseudonimo Calibi, lo introduce nel mondo discografico. Nel 1959 Giulio Rapetti adotta definitivamente il nome d’arte Mogol e l’anno dopo firma con Carlo Donida la sua prima canzone, “Briciole di baci”, interpretata da Mina.
Il primo trionfo arriva subito: nel 1961 “Al di là”, scritta ancora con Donida e portata al successo da Betty Curtis e Luciano Tajoli, vince il Festival di Sanremo. La carriera decolla e gli anni Sessanta diventano una collezione di successi e adattamenti destinati a restare, da “Sognando la California” dei Dik Dik a “Io ho in mente te” dell’Equipe 84.
Battisti, l’incontro che ha cambiato la musica italiana
Poi, nel 1965, l’incontro che vale una rivoluzione: quello con Lucio Battisti. Insieme creano un repertorio che non ha eguali nella canzone italiana: “29 settembre”, “Acqua azzurra acqua chiara”, “Mi ritorni in mente”, “Fiori rosa fiori di pesco”, “Emozioni”, “Pensieri e parole”, “La canzone del sole”, “Il mio canto libero”. Canzoni che cinquant’anni dopo continuano a essere ascoltate, citate, reinterpretate: non documenti d’epoca, ma patrimonio vivo della memoria collettiva del Paese.
Il sodalizio si interrompe all’inizio degli anni Ottanta, per ragioni artistiche, personali ed economiche, e resta uno dei capitoli più discussi e struggenti della storia della musica italiana — anche perché i due non torneranno mai più a lavorare insieme prima della scomparsa di Battisti nel 1998. Ma quel decennio e mezzo di collaborazione è sufficiente a consegnare entrambi alla leggenda.
Non solo Battisti: da Celentano alla Nazionale Cantanti
La creatività di Mogol va ben oltre il capitolo Battisti. Alla fine degli anni Novanta firma, su musiche di Gianni Bella, molti dei testi di Adriano Celentano, a partire da “Io non so parlar d’amore” e “L’emozione non ha voce”, e con lo stesso Bella scrive per Marcella brani come “Nell’aria” e “L’ultima poesia”. Nel 2011 arrivano le liriche de “La Capinera”, melodramma moderno tratto da Giovanni Verga.
Fuori dallo studio di registrazione, nel 1981 fonda la Nazionale Italiana Cantanti, di cui è stato prima presidente e poi capitano in campo, i cui incontri di calcio sostengono ancora oggi iniziative benefiche. E nel 1992 dà vita al CET, il Centro Europeo di Toscolano ad Avigliano Umbro, in provincia di Terni: l’accademia riconosciuta dallo Stato che da oltre trent’anni forma le nuove generazioni di autori e musicisti italiani.
I 90 anni: l’autobiografia, Sanremo e il documentario Rai
Il novantesimo compleanno arriva in un anno di celebrazioni. Al Festival di Sanremo 2026 Mogol è stato insignito del Premio alla carriera “Città di Sanremo”, l’ultimo di una lunga serie di riconoscimenti che comprende il Premio Lunezia, il “Dante d’oro” dell’Università Bocconi e l’onorificenza di Commendatore della Repubblica. Nei mesi scorsi ha pubblicato l’autobiografia “Senza paura. La mia vita”, il cui titolo è già un manifesto: “La vita volevo viverla pienamente, tuffandomi in ogni situazione senza paura”, ha raccontato presentandola.
E la televisione si prepara a celebrarlo: Rai Documentari ha realizzato per l’occasione “Mogol. In arte Mogol”, il film diretto da Alex Infascelli con testimonianze e materiali d’archivio, in arrivo in autunno nel nuovo ciclo dedicato ai protagonisti della musica italiana. Nell’attesa, Rai 1 ha riproposto in prima serata “Viva Mogol!”, lo speciale con i grandi della musica condotto da Massimo Giletti — realizzato in realtà nel 2016 per gli 80 anni, quando conquistò quasi 5 milioni di spettatori.
L’eredità del poeta della canzone
A 90 anni, Giulio Rapetti resta una figura centrale della cultura musicale italiana. La forza del suo catalogo sta nella durata: le sue parole hanno trasformato sentimenti, passioni, delusioni e speranze in versi entrati stabilmente nella memoria di tutti, e continuano a vivere nei concerti, in televisione, nei ricordi familiari. Il compleanno di oggi non celebra soltanto un’età: celebra la persistenza di un’opera dentro la storia del Paese. Buon compleanno, Mogol.