Addio ai caselli autostradali in Italia? Cosa c’è di vero tra free flow e vignetta europea da 150 euro

Da mesi circola la notizia di una vignetta digitale UE che dal 2031 sostituirebbe i caselli con un abbonamento annuale. Le fonti ufficiali però non la confermano. Quello che sta cambiando davvero, intanto, si vede già su alcune autostrade del Nord.
L’addio ai caselli autostradali è una di quelle notizie che tornano ciclicamente e che ad agosto, con milioni di italiani in viaggio, trovano terreno fertile. La versione che circola da aprile su decine di siti parla di un pacchetto europeo chiamato Smart Mobility 2031: dal 1° gennaio 2031 i caselli fisici sparirebbero in tutta l’Unione, sostituiti da una vignetta digitale collegata alla targa, acquistabile online in quattro tagli (un giorno, dieci giorni, un mese, un anno), con un tetto massimo di 150 euro l’anno e una stima di circa 130 euro per l’Italia. Alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen viene attribuita la definizione dei caselli come fabbriche di inquinamento. È tutto vero? Non proprio, o almeno non ancora.
La vignetta europea: cosa dicono davvero le fonti
La notizia della vignetta unica non trova al momento riscontro in comunicati ufficiali della Commissione europea né in copertura da parte delle principali agenzie di stampa. Anche le testate che l’hanno rilanciata usano il condizionale, e chi è andato a controllare le fonti istituzionali ha trovato un quadro diverso: le regole europee sui pedaggi esistono, ma non risulta una misura approvata che imponga all’Italia un abbonamento annuale unico per gli automobilisti privati. Il quadro normativo Eurovignette prevede semmai il superamento progressivo delle vignette temporali sulla rete TEN-T entro il 2030, e riguarda soprattutto i veicoli pesanti, mentre per le auto restano ampi margini di scelta ai singoli Stati. La cifra dei 150 euro, così come quella dei 130 per l’Italia, non compare in alcun documento ufficiale reperibile.
Anche ammesso che una proposta arrivi, il percorso ipotizzato parla di approvazione tra il 2027 e il 2028 e di una transizione di cinque anni, con la rinegoziazione delle concessioni autostradali: per l’Italia, dove la rete è gestita da concessionari con contratti di lunga durata, un passaggio tutt’altro che semplice. Il 2031, insomma, somiglia più a un orizzonte politico che a una scadenza operativa.
Quello che sta cambiando davvero: il free flow
Mentre la vignetta resta un’ipotesi, i caselli stanno già sparendo per un’altra strada. Si chiama free flow: portali elettronici sopra la carreggiata leggono la targa e registrano il transito senza che l’auto si fermi. In Italia è attivo su circa 200 chilometri di rete: l’A33 Asti-Cuneo, l’A36 Pedemontana Lombarda, le tangenziali di Como e Varese e il raccordo Ospitaletto-Montichiari. Attenzione però: il casello sparisce, il pedaggio no. Chi ha Telepass, UnipolMove o MooneyGo paga in automatico; chi non ha dispositivi deve saldare online entro 15 giorni dal transito, altrimenti scattano sollecito, multa da 87 a 344 euro e 2 punti di patente.
Cosa cambia per chi viaggia adesso
Per chi parte per le vacanze la risposta è semplice: sulle autostrade italiane si continua a pagare il pedaggio come sempre, e nessun abbonamento annuale è alle porte. L’unica novità concreta riguarda le tratte free flow del Nord, dove conviene controllare la segnaletica e, senza telepedaggio, ricordarsi di pagare entro due settimane. Per l’addio definitivo alle sbarre, se mai arriverà, i tempi sono lunghi: prima servono una proposta ufficiale, un voto europeo e un accordo con i concessionari. Tre passaggi di cui, a oggi, esiste solo il racconto.
