Due generazioni, una sola irriverenza: com’è andato il doppio concerto di Elio e le Storie Tese e Tony Pitony a Bari

Sold out sabato 11 luglio all’Arena del Levante, alla Fiera del Levante, per un doppio concerto annunciato come irripetibile: prima la satira colta e imprevedibile della band milanese, poi l’energia del fenomeno mascherato reduce dal trionfo alla serata cover di Sanremo. Sulla carta, un azzardo. Dal vivo, un incastro sorprendentemente naturale. Foto di Stefano Lisco
BARI – Mettere sullo stesso palco una band che ha passato trent’anni a smontare la canzone italiana dall’interno e un artista che nasconde il volto, l’età e la provenienza, e che un anno fa conoscevano in pochi: era la scommessa di sabato sera alla Fiera del Levante. Poteva restare un’operazione di cartellone, la trovata furba di chi mette insieme due nomi per riempire un piazzale.
Non è andata così. Perché tra la satira di Elio e le Storie Tese e l’irriverenza di Tony Pitony c’è una parentela più profonda di quanto la differenza anagrafica lasci immaginare, ed è la stessa che ha tenuto insieme la serata dall’inizio alla fine: il rifiuto ostinato di stare dentro una casella.
Due mondi, una sola serata
La formula era semplice e ambiziosa: due concerti in sequenza, un unico biglietto, l’unica occasione in Italia di vedere questi due mondi incontrarsi nella stessa notte. Bass Culture, che firma la programmazione estiva della Fiera del Levante, l’ha presentata come la serata più grande e attesa del proprio cartellone, con Radio Norba nel ruolo di radio ufficiale. A scaldare il pubblico prima dei live, i dj baresi Tuppi e Miss Pia.
Il timing della serata era scandito: apertura porte alle 18, poi alle 21 il palco è andato a Elio e le Storie Tese, e alle 22.30 è salito Tony Pitony.
Elio e le Storie Tese, il concerto lo sceglie il pubblico











La band milanese è arrivata a Bari con “Elio e le Storie Tese à la carte!”, il tour che ha ribaltato una delle regole non scritte del concerto rock: la scaletta non è più un segreto custodito dal gruppo, ma un menù che il pubblico compone votando i propri brani preferiti sul sito ufficiale. Dall’antipasto al dessert, come recita il gioco linguistico del titolo.
È un format che, di fatto, rende ogni data irripetibile — e che dice molto sulla natura di una band che da sempre rifiuta di stare dentro un’unica etichetta. Testi ironici, surreali, all’apparenza nonsense, ma capaci di trasformarsi in satira raffinata e pungente della società: è proprio questa impossibilità di classificarli ad averli resi riconoscibili e unici nel panorama italiano.
Tony Pitony, il fenomeno che non mostra il volto









Poi, a stretto giro, il cambio di passo. Tony Pitony è l’artista di cui si sa pochissimo per scelta: il volto resta nascosto, così come l’età e la provenienza. L’unica certezza è la filosofia — celebrare la libertà, rifiutare qualsiasi etichetta di genere, superare ogni classificazione tradizionale. Un immaginario che pesca dal jazz e dalle sonorità anni Ottanta, e che gli è già valso l’etichetta, per quanto scomoda, di possibile erede dello spirito anticonformista che la band di Elio ha incarnato per decenni.
I numeri della sua ascesa sono impressionanti e recentissimi. Dopo la vittoria della serata delle cover della 76ª edizione del Festival di Sanremo, conquistata in duetto con Ditonellapiaga sulle note di “The Lady Is a Tramp”, ha guadagnato oltre 150mila nuovi follower su Instagram e ottenuto il disco d’oro FIMI per il singolo “Donne Ricche”. La tournée estiva “Estatony”, che tocca i principali festival italiani, ha superato i 130mila biglietti venduti.
A Bari, davanti a un pubblico che conosceva i pezzi a memoria, quel legame si è visto tutto.
L’accostamento che funziona
Il punto vero della serata, alla fine, non sono state le singole esibizioni: è stato il fatto che stessero insieme. Due generazioni, due linguaggi lontanissimi, ma la stessa voglia di mettere in discussione le convenzioni, giocare con i generi e celebrare la libertà attraverso la musica.
Un accostamento che, come è stato osservato, si è rivelato sorprendentemente naturale. E che a Bari ha regalato quello che, in fondo, entrambi gli artisti cercano da sempre: un pubblico che canta e sorride sotto le stelle, senza sentire il bisogno di capire in quale casella infilare quello che sta ascoltando.
