Mancini ct ufficiale: Ranieri verso il ruolo di direttore tecnico

28 Luglio 2026 di 7 min di lettura
Roberto Mancini (depositphotos)
Roberto Mancini (depositphotos)

Roberto Mancini torna sulla panchina azzurra. Il presidente della FIGC Giovanni Malagò lo ha ufficializzato stamattina, 28 luglio 2026, al Consiglio Federale convocato per le ore 12 nella sede romana della Federazione. A breve, sempre secondo quanto anticipato dai presenti, è atteso l’annuncio di Claudio Ranieri come direttore tecnico. Si chiude così — almeno per ora — una delle crisi istituzionali più convulse della storia recente del calcio italiano: sedici giorni di annunci, smentite, dimissioni e casi diplomatici che hanno lasciato la Nazionale senza guida tecnica per mesi.

Il Consiglio Federale del 28 luglio: Malagò sceglie Mancini

L’annuncio è arrivato da parte di Giovanni Malagò durante il Consiglio Federale odierno della FIGC: “Roberto Mancini è il ct della nazionale.” Poche parole, secche, dopo settimane di trattative a singhiozzo. Il presidente FIGC ha reso nota la decisione al Consiglio Federale, convocato a partire dalle ore 12. Un atto formale che di fatto sancisce la fine di un periodo di caos senza precedenti attorno alla guida tecnica degli azzurri.

Con l’uscita di scena dei due dirigenti, il presidente federale è tornato a concentrarsi sul nome di Roberto Mancini, già individuato nei mesi scorsi come possibile successore sulla panchina azzurra. Del resto, Malagò aveva già un accordo di massima con Roberto Mancini: quattro anni di contratto e 2 milioni a stagione più bonus. Quella cifra, rimasta sul tavolo, è ora destinata a diventare realtà contrattuale.

Come si è arrivati fin qui: il caso Pirlo e il crollo del progetto Maldini

Per capire la nomina di oggi bisogna riavvolgere il nastro di una storia che, in appena sedici giorni, ha bruciato due dirigenti, un allenatore e un caso diplomatico internazionale. La Nazionale maschile non ha un allenatore da aprile, cioè dalle dimissioni di Gennaro Gattuso dopo la sconfitta contro la Bosnia Erzegovina e la mancata qualificazione per i Mondiali — la terza di fila. Un’emergenza strutturale, non un incidente di percorso.

Dopo l’eliminazione si era dimesso anche Gabriele Gravina, presidente della FIGC, e Malagò è il nuovo presidente da fine giugno. Il suo primo atto ufficiale era stato nominare Paolo Maldini direttore tecnico e il dirigente brasiliano Leonardo advisor del Club Italia. Il progetto era ambizioso, la presentazione entusiasta. Poi è arrivato il caso Pirlo.

La decisione è diventata più complessa a causa delle polemiche esplose attorno al ruolo ricoperto da Pirlo come global ambassador di Fonbet, bookmaker russo legato allo United FC di Dubai, club attualmente allenato dall’ex campione azzurro. Dall’ottobre 2025, l’ex tecnico della Juve è diventato testimonial di Fonbet, il principale marchio di scommesse sportive russo. Un dettaglio che, in tempo di guerra in Ucraina e sanzioni internazionali alla Russia, ha trasformato una scelta tecnica in un caso politico.

Il caso diplomatico che ha fatto saltare Pirlo

Si parla di pubblicità alle scommesse, vietata nello sport italiano, e poi ci sono le implicazioni politiche non trascurabili quando si tratta di accordi commerciali con Mosca: dopo aver attaccato l’Ucraina, la Russia è stata esclusa dalle competizioni internazionali. Il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva espresso riserve, la politica si era divisa, e alla fine Malagò aveva alzato bandiera bianca.

Tutte le pratiche dell’entourage di Andrea Pirlo e gli incontri in programma a Roma per definire la rescissione del contratto con lo United FC, e la conseguente firma con la FIGC, sono stati interrotti. Pirlo aveva provato a difendersi sui social, spiegando che si trattava di “una questione commerciale senza significati politici”, ma ormai la partita era chiusa. Il punto di non ritorno era stato superato.

Sedici giorni e poi le dimissioni di Maldini e Leonardo

Paolo Maldini e Leonardo hanno deciso di rassegnare le dimissioni, lasciando rispettivamente gli incarichi di direttore tecnico e advisor appena sedici giorni dopo l’annuncio ufficiale della loro nomina: una scelta maturata dopo il dietrofront della Federazione sulla candidatura di Pirlo, che sarebbe stato il punto di rottura tra i due dirigenti e i vertici federali.

Va detto che Pirlo era la loro scelta, il nome attorno a cui avevano costruito il proprio progetto. L’ex centrocampista era il profilo individuato da Maldini e Leonardo per inaugurare il nuovo progetto tecnico dell’Italia. Saltato quello, l’intero impianto ha perso senso. Nel tentativo di evitare lo strappo, Malagò aveva anche sondato la disponibilità di Thiago Motta come possibile candidato di compromesso, ipotesi che non ha però trovato il consenso di Maldini e Leonardo, portando alla definitiva separazione.

Dt e advisor si sono dimessi dopo il no del presidente FIGC a Pirlo: solo 72 ore prima avevano illustrato ai presidenti della Serie A il piano di rilancio del calcio italiano, travolto invece da un altro terremoto. Il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, aveva ammesso: “Abbiamo appreso dalla televisione delle dimissioni di Maldini e Leonardo, ne abbiamo preso atto.”

Mancini di ritorno: il ct dell’Europeo 2021 riprende gli azzurri

E così il cerchio si chiude su Roberto Mancini, l’uomo che nel luglio 2021 aveva portato l’Italia al trionfo europeo a Wembley, prima di dimettersi clamorosamente nell’agosto 2023 per accettare la panchina dell’Arabia Saudita. Tra i nomi emersi nei mesi scorsi figuravano Massimiliano Allegri, poi approdato al Napoli, Antonio Conte, con diverse richieste dall’estero, e Vincenzo Italiano. Tutte piste che non hanno portato a nulla di concreto.

D’altra parte, Mancini conosce l’ambiente, i meccanismi di Coverciano, le dinamiche federali. Sa cosa vuol dire costruire un gruppo da zero — lo ha già fatto una volta, con ottimi risultati. Il punto interrogativo, che gli stessi tifosi sollevano, riguarda la sua recente storia: come ha sottolineato qualcuno, “grande calciatore e grande allenatore, ma la sua storia recente può pesare”. I mesi in Arabia Saudita e poi al Qatar non hanno aggiunto molto al suo curriculum. Ma Malagò evidentemente ha deciso che il peso del passato glorioso vale di più di qualsiasi riserva.

Ranieri direttore tecnico: la candidatura che prende quota

La vera novità, e forse la più attesa, riguarda il ruolo di direttore tecnico. A breve è previsto che Malagò annunci anche Ranieri direttore tecnico. Stando a quanto riportato dall’inviato di Sky Sport, Giovanni Malagò ha proposto il nome di Claudio Ranieri come direttore tecnico, il quale andrebbe a rimpiazzare Paolo Maldini, dimessosi dall’incarico assieme al proprio advisor Leonardo.

Il profilo di Claudio Ranieri è tutt’altro che scontato per un ruolo simile. Allenatore di lungo corso, abituato a lavorare sul campo, non in ufficio. Ma è proprio questa credibilità tecnica che Malagò sembra voler portare dentro la struttura federale. Secondo il giornalista Nicolò Schira, Ranieri sarebbe uno dei candidati più autorevoli per ricoprire il ruolo di direttore tecnico della Nazionale: una figura di grande esperienza e prestigio, chiamata a coordinare il progetto sportivo e a rappresentare un punto di riferimento per il nuovo corso azzurro.

Non è un segreto che Ranieri abbia aperto pubblicamente alla possibilità di assumere un ruolo nella Nazionale italiana, e intervistato da Sky Sport l’ex allenatore di Roma e Leicester ha fatto capire che la sua disponibilità è totale. Una disponibilità che ora potrebbe tradursi in una firma.

Il nodo Chiellini e le incompatibilità da sciogliere

Fino a poche ore fa, il candidato principale per il ruolo di DT sembrava Giorgio Chiellini. Ma Chiellini ha dichiarato di stare bene alla Juventus e di non avere intenzione di cambiare ruolo. Una porta chiusa in modo netto, che ha lasciato campo libero a Ranieri.

C’è però un aspetto burocratico da non trascurare. Un eventuale ruolo dirigenziale richiederebbe dimissioni o risoluzione consensuale del contratto con il club di appartenenza, per i regolamenti che sottolineano l’impossibilità di ricoprire ruoli differenti contemporaneamente — lo Statuto FIGC, all’articolo 29, disciplina le incompatibilità tra cariche federali e ruoli societari. Nel caso di Ranieri, libero da vincoli contrattuali, il problema non si pone.

Una ricostruzione che non può più aspettare

Il quadro che si apre è quello di una Nazionale da rifondare su basi solide, dopo tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali e un Europeo deludente. Le prossime ore saranno decisive per chiudere il cerchio e dare il via al nuovo corso della nazionale: Malagò vuole stringere i tempi, la ricostruzione dell’Italia non può più attendere. Il tempo perso in queste settimane di caos pesa, e gli impegni ufficiali si avvicinano.

Mancini e Ranieri, se la coppia verrà confermata anche formalmente nel corso della giornata, rappresentano una scommessa sul nome e sull’esperienza. Due figure storiche del calcio italiano, chiamate a rimettere in piedi una macchina che si è inceppata in modo fragoroso. Non sarà semplice. Ma era difficile immaginare scenari più caotici di quello che si è consumato negli ultimi sedici giorni.

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Dalla Puglia con furore. Appassionato di calcio e sport, ma anche di tutto il mondo del Lifestyle.

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