Opinione

Cosa resterà di questi Mondiali 2026: i momenti, i numeri e le storie che non dimenticheremo

20 Luglio 2026 di 7 min di lettura
esultanza argentina
(depositphotos)

Come nella canzone di Raf ci si chiedeva cosa sarebbe rimasto degli anni ’80, oggi che la Coppa è nelle mani della Spagna vale la pena chiederselo per il primo Mondiale a 48 squadre: cosa resterà, davvero, di queste cinque settimane tra Stati Uniti, Messico e Canada? Restano i record polverizzati, l’addio in lacrime di Messi e l’incoronazione di una nuova Spagna, la finalina più pazza di sempre, le favole di Marocco e Svizzera — e, per noi, il vuoto di un’Italia rimasta fuori per la terza volta consecutiva. Proviamo a mettere ordine nella memoria, prima che l’estate se la porti via.

Resterà un gigante: i numeri del Mondiale più grande di sempre

Il primo cassetto della memoria è statistico, ma racconta un cambio d’epoca. Tre Paesi ospitanti per la prima volta nella storia, 48 squadre, 104 partite in 39 giorni, 16 stadi con le due sedi più lontane — Miami e Vancouver — separate da 4.507 chilometri. La sola fase a gironi ha messo insieme 4.644.549 spettatori, con un riempimento degli stadi del 99,7% e una media di 64.508 tifosi a partita: il record storico di pubblico di USA ’94 è stato polverizzato dopo appena 56 gare, la soglia dei 5 milioni è caduta il 30 giugno durante Francia-Svezia, e la proiezione FIFA parla di circa 7 milioni complessivi.

E poi i gol: 215 nella sola fase a gironi, tre di media a partita, più dell’intero Mondiale di Qatar 2022 chiuso a 172. Hanno segnato 47 squadre su 48 — l’unica a secco è stata Panama — e la vittoria del Canada, la prima della sua storia mondiale, è diventata la partita di calcio più vista di sempre nella televisione canadese. Comunque la si pensi sul formato extralarge, i numeri hanno vinto la loro partita.

Resteranno i momenti: dalle rimonte argentine alla finalina da dieci gol

Ogni Mondiale lascia tre o quattro scene che si continueranno a rivedere per decenni. Questo ne lascia in abbondanza: la rimonta dell’Argentina sull’Egitto, da 0-2 al 79′ a 3-2 nel recupero, e quella di Atlanta sull’Inghilterra, ribaltata in sette minuti da Enzo Fernández e Lautaro. Il destro a giro all’incrocio di Julián Álvarez che ha spezzato la resistenza svizzera al 112′. La traversa di Lucumí e l’errore di Campaz a tu per tu con Kobel, un istante prima dei rigori che hanno riportato la Svizzera tra le prime otto del mondo dopo 72 anni. E poi lei, la finalina dei record: Francia-Inghilterra 4-6, dieci gol come mai era successo in una finale per il terzo posto, con la tripletta di Saka e l’Inghilterra sul podio sessant’anni dopo il 1966.

Fino all’ultima immagine, quella che vale il titolo: la sponda di Nico Williams e il destro di Ferran Torres al 106′ della finale, il gol di un subentrato che decide un Mondiale ai supplementari — esattamente come Iniesta nel 2010.

Resterà il passaggio di consegne: l’addio di Messi, l’alba di Yamal, il trono di Mbappé

Lionel Messi
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Questo è stato, soprattutto, il Mondiale dell’ultima volta e della prima volta. L’ultima di Lionel Messi, 39 anni, capocannoniere dell’Argentina fino alla finale, uscito in lacrime e senza premi individuali, sconfitto nell’ultimo atto quattro anni dopo il trionfo come accadde a Maradona nel 1990. La prima, da protagonista assoluto, di Lamine Yamal, campione del mondo a 19 anni: la foto del calendario UNICEF del 2007, con Yamal neonato tra le braccia di un giovanissimo Messi, resterà l’immagine simbolo del passaggio di consegne.

Kylian Mbappe
Kylian Mbappe \ Harry Langer/DeFodi Images/ipa-agency.net

In mezzo, il nuovo re dei numeri: Kylian Mbappé chiude con 10 gol, seconda Scarpa d’Oro consecutiva — mai riuscita a nessuno — e con 22 reti in 22 partite diventa il miglior marcatore della storia dei Mondiali, superando i 21 di Messi. E resterà Rodri, Pallone d’Oro del torneo, faro di una Spagna campione del mondo e d’Europa come la generazione dorata del 2008-2012: la prima nazionale a vincere due Mondiali nel Ventunesimo secolo.

Resteranno le favole: il Marocco, la Svizzera, il Canada

Sotto il podio, le storie. Il Marocco, prima nazionale africana a raggiungere i quarti in due edizioni consecutive, trascinato dalla doppietta di Ounahi al Canada e dal rigore parato da Bounou a Mbappé. La Svizzera di Yakin e del gigantesco Kobel, tornata ai quarti che mancavano dal 1954. Il Canada padrone di casa, agli ottavi per la prima volta nella sua storia. E i finali di ciclo: l’ultima panchina di Didier Deschamps dopo 187 partite e quattordici anni, salutato dalla lettera di Mbappé, e il ritiro dalla nazionale di Neymar, annunciato dopo l’eliminazione del Brasile per mano della Norvegia di un Haaland da 7 gol.

Resterà l’assenza: l’Italia fuori per la terza volta

C’è poi un cassetto che in Italia si vorrebbe tenere chiuso, ma che fa parte della memoria di questo Mondiale quanto tutto il resto: per la terza volta consecutiva, dopo Russia 2018 e Qatar 2022, gli azzurri hanno guardato la Coppa del Mondo dal divano. Un’assenza certificata nella fredda notte di Zenica del 31 marzo, con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina nella finale playoff dopo l’1-1 dei supplementari, al termine di un percorso segnato dal secondo posto nel girone dietro una Norvegia perfetta — otto vittorie su otto, compreso l’1-4 di Milano — poi capace di spingersi fino ai quarti di finale del torneo.

Il dato che pesa di più è un primato senza precedenti: mai nella storia dei Mondiali una nazionale già campione del mondo era rimasta fuori per tre edizioni consecutive. È toccato all’Italia dei quattro titoli, che tra le lacrime di Gattuso (“Ho pianto per la delusione di non essere riusciti a portare l’Italia dove merita di stare”), il dibattito sui vertici federali e le parole amare arrivate perfino da Scaloni — “La loro nazionale è una potenza mondiale, il fatto che non siano presenti non piace a noi argentini” — arriverà al 2030 con sedici anni di assenza dalla Coppa. In un Mondiale allargato a 48 squadre, in cui c’era posto quasi per tutti, l’assenza azzurra è forse il paradosso che più resterà nella memoria collettiva.

Resterà anche il Mondiale visto dal divano: Adani, Pausini e il caldo

Per il pubblico italiano resteranno le urla di Lele Adani nelle telecronache Rai — diventate un caso mediatico — e l’ultima diretta mondiale di Stefano Bizzotto. Resterà un torneo trasformato in evento pop: Post Malone alla cerimonia di chiusura, Laura Pausini con Robbie Williams nell’half-time show della finale, Madonna in tribuna scortata da Ronaldo e Ronaldinho, Donald Trump al MetLife. E resterà, meno poeticamente, il caldo: le partite alle punte di 42 gradi percepiti, i cooling break diventati routine, un tema che accompagnerà tutti i grandi eventi estivi del futuro.

Cosa resterà, davvero

Degli anni ’80, cantava Raf, non era chiaro cosa sarebbe rimasto. Di questi Mondiali, invece, il lascito sembra già scritto: un formato gigantesco che ha funzionato meglio del previsto, una Spagna che apre un ciclo, un francese sul trono dei marcatori di sempre e l’addio del più grande della sua generazione. Il calcio che verrà — quello di Yamal, Cubarsí e Bellingham — è già cominciato al fischio finale di East Rutherford. Appuntamento al 2030, con una certezza: sarà difficile fare più grande di così.

FAQ

Quali record ha stabilito il Mondiale 2026? Tra gli altri: pubblico record con oltre 4,6 milioni di spettatori nella sola fase a gironi (riempimento al 99,7%), 215 gol nei gironi (più dell’intero Qatar 2022), la finalina con più gol di sempre (4-6) e il primato all-time di Mbappé con 22 reti ai Mondiali.

Chi ha vinto i premi individuali? Rodri miglior giocatore, Unai Simón miglior portiere, Pau Cubarsí miglior giovane, Kylian Mbappé Scarpa d’Oro con 10 gol.

È stato l’ultimo Mondiale di Messi? Sì: il capitano argentino, 39 anni, ha chiuso la sua carriera iridata con la sconfitta in finale contro la Spagna, come Maradona nel 1990 quattro anni dopo il titolo.

Perché l’Italia non ha giocato i Mondiali 2026? Gli azzurri, secondi nel girone dietro la Norvegia, hanno perso la finale playoff ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina a Zenica: è la terza esclusione consecutiva dopo il 2018 e il 2022, mai capitata prima a una ex campione del mondo.

Quando si gioca il prossimo Mondiale? Nel 2030, edizione del centenario della Coppa del Mondo.

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Scritto da

Bruno Bellini, giornalista pubblicista e direttore di Lifestyleblog.it. Fondatore della testata online dal 2011, membro della giuria stampa del Festival di Sanremo.

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