Audi Q9, il SUV che vuole essere un salotto: porte che si aprono da sole e musica che si sente sulla pelle

30 Luglio 2026 di 9 min di lettura
Audi Q9, il SUV che vuole essere un salotto: porte che si aprono da sole e musica che si sente sulla pelle

Cinque metri e 31 centimetri, sette posti, un tetto di vetro grande un metro e mezzo quadrato che si oscura da solo e un impianto audio che fa vibrare i sedili. La nuova ammiraglia Audi arriva in Italia nell’ultimo trimestre del 2026 a partire da 116.900 euro e racconta un’idea precisa: l’automobile come stanza in movimento.

C’è un dettaglio, nella nuova Audi Q9 presentata il 29 luglio, che riassume meglio di ogni scheda tecnica dove sta andando l’automobile di fascia alta. Nei sedili anteriori sono stati inseriti degli attuatori collegati all’impianto audio: quando parte la musica, il suono non si limita ad arrivare alle orecchie, si sente addosso. Nei poggiatesta ci sono altoparlanti dedicati. E la luce ambientale dell’abitacolo pulsa a tempo con il ritmo.

Non è una vettura pensata per andare da un punto A a un punto B nel modo più rapido. È pensata per il tempo che si passa dentro. Gernot Döllner, amministratore delegato di AUDI AG, ha spiegato che per una parte consistente della clientela l’auto sta diventando uno spazio abitativo mobile, e ha indicato in questo l’approccio alla base del progetto.

Il risultato è il SUV più grande mai costruito dai quattro anelli: 5,31 metri di lunghezza, sette posti di serie, sei a richiesta. Un oggetto che in Italia si vedrà poco, per ragioni di dimensioni e di prezzo, ma che vale la pena guardare da vicino perché anticipa soluzioni che tra qualche anno finiranno su vetture molto più comuni.

Cinque metri e trentuno di soggiorno viaggiante

Le proporzioni della Q9 servono a un obiettivo semplice: fare stare comode sette persone senza che le ultime due si sentano in punizione. Il passo, ovvero la distanza tra le ruote anteriori e quelle posteriori, misura 3,14 metri: quattordici centimetri in più della Q7 rinnovata quest’anno, e quasi tutto quel guadagno finisce nella terza fila, che secondo Audi ospita due adulti.

Chi sceglie la configurazione a sei posti trova in seconda fila due poltrone singole, ventilate e regolabili elettricamente, con un effetto da lounge più che da automobile. Chi resta sui sette può invece sistemare tre seggiolini per bambini affiancati, cosa che nella maggior parte dei SUV a tre file resta un’ambizione teorica.

Per arrivare in terza fila non serve alcuna acrobazia: un pulsante sui montanti, oppure un comando dallo schermo centrale, inclina in avanti le sedute della fila di mezzo. Il bagagliaio dichiarato è di 850 litri nella versione a sette posti, 832 in quella a sei. Anche i braccioli sono riscaldati, sia quelli centrali delle prime due file sia quelli sulle portiere.

Le porte si aprono da sole, e se arriva qualcuno restano chiuse

Le portiere della Q9 sono elettriche: si aprono e si chiudono da sole, con un angolo di novanta gradi, e possono essere comandate anche a distanza dall’applicazione myAudi. La scena di chi si avvicina all’auto e la vede aprirsi da sé appartiene ancora all’immaginario delle concept car, e qui diventa dotazione ordinaria.

L’aspetto più interessante, però, è quello che accade quando qualcosa va storto. Una serie di sensori intorno alla vettura interrompe il movimento se rileva una persona, un ostacolo o semplicemente uno spazio insufficiente. E il sistema è collegato all’avviso di uscita: se sta sopraggiungendo un’auto o una bicicletta, la portiera non si apre e chi è a bordo riceve una segnalazione.

È una funzione che vale soprattutto per chi viaggia con bambini in terza fila, la posizione da cui è più facile scendere di slancio senza guardare. Il numero di ciclisti investiti dall’apertura improvvisa di una portiera è un problema reale nelle città italiane, e vedere un costruttore risolverlo per via elettronica anziché con un adesivo di avvertimento è una notizia.

Un tetto grande un metro e mezzo quadrato che si oscura quando serve

Il tetto panoramico apribile è di serie e con una superficie di 1,5 metri quadrati è il più ampio mai montato su un’Audi. Può essere abbinato alla funzione di trasparenza adattiva: il vetro è elettrocromatico, cioè cambia opacità su comando, riducendo la luce solare e i raggi ultravioletti senza bisogno di tendine.

Chi ha viaggiato d’estate sotto un tetto di vetro sa perché la cosa conta. E chi ha bambini che dormono nei sedili posteriori intuisce l’altro vantaggio.

L’illuminazione interna gioca un ruolo di primo piano. Una fascia luminosa interattiva percorre plancia e pannelli porta formando un arco continuo, dà il benvenuto quando si sblocca l’auto, segnala il blocco delle portiere e replica il lampeggio delle frecce all’interno dell’abitacolo. I pannelli delle portiere possono essere illuminati su tutta la superficie, e sui sedili sportivi plus una firma luminosa corre alla base dei poggiatesta.

Musica che si tocca: 22 altoparlanti, 1.360 watt e la luce che va a tempo

Qui la Q9 fa una cosa che nessun’altra Audi aveva fatto: collega la luce ambientale all’impianto audio Bang & Olufsen con gestione del suono in quattro dimensioni. Le sequenze luminose si sincronizzano con il ritmo del brano, mentre agli altoparlanti nei poggiatesta si aggiungono attuatori nei sedili anteriori che restituiscono le frequenze basse come vibrazione.

I numeri dell’impianto: ventidue altoparlanti per una potenza complessiva di 1.360 watt. Per dare un ordine di grandezza, si tratta di una configurazione da sala d’ascolto compressa in cinque metri e trenta di abitacolo.

Sul piano della personalizzazione le possibilità sono quelle tipiche dei modelli di vertice del marchio: rivestimenti in lana di alpaca oppure in pelle Nappa, inserti in frassino naturale a grana fine o in carbonio, prevalenza di superfici opache, più l’intero catalogo del programma Audi exclusive. La lana di alpaca, in particolare, è uno di quei materiali che raccontano un cambio di gusto: dieci anni fa il lusso automobilistico era pelle lucida e legno laccato, oggi è tessuto opaco e fibra naturale.

Tre schermi, ChatGPT a bordo e una dash cam che gira in 4K

La plancia ospita quello che Audi chiama Digital Stage: un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici, un display OLED curvo da 14,5 pollici per l’infotainment e un terzo schermo da 12,3 pollici dedicato al passeggero, di serie.

Dietro c’è una nuova architettura elettronica, la E3 1.2, costruita su cinque piattaforme informatiche che governano le funzioni della vettura. È quella che permette due cose concrete: il sistema operativo Android Automotive OS, con la logica di aggiornamento e di app a cui gli smartphone hanno abituato tutti, e l’integrazione dell’intelligenza artificiale di ChatGPT nell’assistente vocale, che consente di porre domande in linguaggio naturale anziché pronunciare comandi memorizzati.

Cambia anche l’ergonomia. Il selettore del cambio non è più in console ma su un satellite del piantone dello sterzo, come su Q3 e Q7 di ultima generazione, e sul lato opposto trovano posto i comandi di luci e tergicristalli. Lo spazio liberato accoglie una doppia piastra di ricarica a induzione, refrigerata, da 25 watt per postazione con allineamento magnetico dello smartphone. Le prese USB-C lungo gli schienali erogano 60 watt per la seconda fila e 100 watt per la terza. A richiesta, una dash cam integrata alla base dello specchietto retrovisore registra in 4K ciò che accade davanti alla vettura.

Fari che scrivono sull’asfalto e fanali che avvertono chi sta dietro

Sulla Q9 debutta una novità mondiale: i gruppi ottici posteriori OLED di terza generazione con pannelli curvi, che seguono la forma della carrozzeria invece di essere incastonati in una superficie piana. La copertura ha uno spessore di un decimo di millimetro e i segmenti attivi sono novantanove su un totale di cinquecentododici.

La sostanza, però, non è nel design. Quei fanali funzionano come uno schermo rivolto verso l’esterno. Se entrano in azione i sistemi di sicurezza predittivi, per esempio la frenata automatica d’emergenza, sui pannelli compaiono simboli triangolari di avvertimento. E se un veicolo si avvicina troppo nel traffico fermo, l’intera superficie si accende per segnalarlo a chi sta dietro.

Davanti, i proiettori a matrice di LED con tecnologia micro-LED disegnano sulla strada un tappeto luminoso che illumina la corsia di marcia e la segue nelle curve, restringendosi in prossimità dei cantieri. Attivando la freccia, una porzione lampeggiante si affianca al tappeto per rendere evidente il cambio di corsia. Al buio, una funzione dedicata illumina direttamente i pedoni vicini alla carreggiata.

E poi c’è il dettaglio che colpirà tutti: quando il sistema di comunicazione tra veicoli e infrastruttura segnala un rischio di ghiaccio, con temperature molto basse e oltre i 70 km/h, sull’asfalto davanti all’auto viene proiettato un fiocco di neve. Un avviso che il conducente vede senza staccare gli occhi dalla strada, che è precisamente il punto.

Aprendo le portiere, infine, un modulo LED nei battitacco proietta a terra un rombo bianco pieno per i posti anteriori e tratteggiato per quelli posteriori, che si estende mentre si scende dall’auto.

Quanto costa e quando si vedrà nelle concessionarie

La Q9 viene prodotta a Bratislava, in Slovacchia, e arriverà nelle concessionarie italiane nel corso del quarto trimestre 2026, in tre allestimenti: Business Advanced, S line e Identity.

Al lancio è previsto un solo motore, un sei cilindri turbodiesel di tre litri con sistema ibrido leggero a 48 volt, proposto in due livelli di potenza: 245 CV a partire da 116.900 euro e 299 CV da 119.600 euro. Una versione a benzina e due varianti ibride plug-in arriveranno più avanti, con prezzi e autonomie non ancora comunicati.

Per collocare la cifra: la Q7, la sorella minore appena rinnovata che monta gli stessi motori, parte da 87.150 euro. Tra le rivali dirette, la BMW X7 con il diesel da 352 CV si trova intorno ai 115.100 euro e la Mercedes GLS 350 d attorno ai 115.323 euro. Sopra questa fascia si entra nel territorio di Bentley e Range Rover SV, dove i listini raddoppiano.

L’auto come stanza, non come mezzo

La Q9 è un’automobile che in Italia venderà pochissimo, e che nasce guardando ai clienti di Stati Uniti e Cina, dove i SUV di queste dimensioni fanno parte del paesaggio ordinario. Su strade e in parcheggi progettati per vetture di quattro metri, cinque e trentuno restano un ingombro difficile da giustificare.

Vale la pena guardarla comunque, perché è un catalogo di soluzioni che scenderanno di gamma. Il vetro che si oscura da solo, i fanali che comunicano con chi sta dietro, la portiera che si blocca quando arriva un ciclista, l’assistente vocale con cui si parla normalmente: sono tutte tecnologie che oggi costano centosedicimila euro e che tra qualche anno si troveranno su automobili molto più accessibili.

Il vero cambiamento, però, è concettuale. Per un secolo l’automobile si è misurata su quanto bene andava. La Q9 chiede di essere misurata su quanto si sta bene dentro. È una domanda diversa, e vale la pena tenerla d’occhio.

Condividi:
Avatar photo
Scritto da

Bruno Bellini, giornalista pubblicista e direttore di Lifestyleblog.it. Fondatore della testata online dal 2011, membro della giuria stampa del Festival di Sanremo.

Vedi tutti gli articoli →