Alberto Sordi avrebbe compiuto 106 anni: l’Alberto nazionale che ha raccontato gli italiani

Il 15 giugno 1920 nasceva a Roma Alberto Sordi: oggi avrebbe compiuto 106 anni. Attore, doppiatore, regista e sceneggiatore, in oltre sessant’anni di carriera e con circa 160 film ha dato volto e voce all’italiano medio, tra vizi, furbizie e fragilità. Da “I vitelloni” al “Marchese del Grillo”, dalla voce di Ollio al Leone d’oro alla carriera, ripercorriamo la storia di uno dei più grandi protagonisti del nostro cinema.
Ci sono attori che recitano l’Italia, e attori che la incarnano. Alberto Sordi appartiene alla seconda categoria, la più rara. A 106 anni dalla sua nascita — era il 15 giugno 1920 — l’Alberto nazionale resta uno specchio in cui il Paese continua a riconoscersi, con tutte le sue contraddizioni. In occasione dell’anniversario, ripercorriamo la vita e la carriera di un artista che ha fatto ridere e riflettere generazioni di italiani.
Le origini: Trastevere e la musica di famiglia
Alberto Sordi nasce nel cuore di Roma, in via San Cosimato, nel rione di Trastevere. È l’ultimo di quattro figli di una famiglia legata alla musica: il padre Pietro è strumentista, suonatore di tuba nell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, mentre la madre Maria è insegnante elementare. È in questo ambiente che il piccolo Alberto coltiva fin da giovanissimo la passione per lo spettacolo, cimentandosi presto con il teatro e la recitazione.
La vocazione artistica si manifesta prestissimo, ma non senza ostacoli: il suo marcato accento romano, che diventerà poi la sua cifra inconfondibile, all’inizio gli costa caro. Viene infatti espulso da un’accademia teatrale milanese proprio per via di quella cadenza giudicata troppo dialettale. Un rifiuto che, col senno di poi, suona quasi paradossale: quella stessa romanità sarebbe diventata il marchio di fabbrica di un’intera carriera.
La voce di Ollio e gli esordi
Prima di diventare un volto, Alberto Sordi è stato soprattutto una voce. Fin da giovanissimo frequenta i due mondi che gli calzano a pennello, la radio e il doppiaggio: ambienti in cui quella sua voce calda e profonda diventa subito uno strumento di lavoro. Al doppiaggio resta legato un episodio che farà storia: nel 1937 vince un concorso indetto dalla Metro-Goldwyn-Mayer per dare la voce italiana a Oliver Hardy, l’Ollio della celebre coppia comica Stanlio e Ollio. Un doppiaggio caldo e bonario, diventato leggendario, che accompagnerà intere generazioni di spettatori.
È però la radio a regalargli il primo, vero contatto con il grande pubblico. Ai microfoni della Rai — nella storica sede romana di via Asiago — Sordi conquista gli ascoltatori con programmi di varietà come “Oplà”, “Vi parla Alberto Sordi” e “Rosso e nero”, dando vita a personaggi entrati nell’immaginario come Mario Pio, il Conte Claro e il Signor Dice. È proprio alla radio che affina quel gusto per il ritratto dei vizi e dei tic degli italiani che diventerà il cuore del suo cinema.
Gli inizi al cinema non sono fulminanti, ma la svolta arriva negli anni Cinquanta grazie all’incontro con un giovane regista destinato a fare la storia: Federico Fellini, che lo dirige in “Lo sceicco bianco” e soprattutto ne “I vitelloni” del 1953, film che lancia definitivamente Sordi verso il grande successo. Proprio in quegli anni, reduce dal trionfo felliniano, Sordi affianca una giovanissima Sophia Loren in “Due notti con Cleopatra” (1954), parodia in costume diretta da Mario Mattòli: un film minore nella sua filmografia, ma curioso documento dell’incrocio tra due futuri giganti del nostro cinema agli inizi delle rispettive carriere.
Il volto dell’italiano medio
Da lì in avanti, la carriera di Sordi diventa un ritratto impietoso e affettuoso del nostro Paese. Insieme a colleghi come Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi, è uno dei padri della grande commedia all’italiana. I suoi personaggi sono spesso italiani medi e mediocri: opportunisti, sbruffoni, servili con i potenti e arroganti con i deboli, vigliacchi ma simpatici. Eppure, dietro la risata, Sordi mette sempre a nudo i difetti di una nazione intera, costringendo il pubblico a guardarsi allo specchio.
La sua filmografia è sterminata: circa 160 film in oltre sessant’anni di attività, molti dei quali veri e propri capolavori. Da “La grande guerra” di Mario Monicelli a “Una vita difficile” di Dino Risi, da “Tutti a casa” a “Il medico della mutua”, fino al monumentale “Il marchese del Grillo” del 1981, con il celeberrimo “io so’ io, e voi non siete un c…”. Da regista, ha firmato pellicole come “Polvere di stelle”, “Il tassinaro” e l’episodio “Le vacanze intelligenti”.
I riconoscimenti e l’amore di Roma
Il valore di Sordi è stato celebrato dai più importanti premi del cinema. Ha conquistato numerosi David di Donatello e Nastri d’Argento nel corso dei decenni, oltre a un riconoscimento al Festival di Berlino. Nel 1995 la Mostra del cinema di Venezia gli ha tributato il Leone d’oro alla carriera, sigillo definitivo su una vita dedicata al grande schermo.
Ma forse il riconoscimento più affettuoso è arrivato dalla sua città. Il giorno del suo ottantesimo compleanno, il 15 giugno 2000, il sindaco di Roma gli consegnò simbolicamente la fascia tricolore, nominandolo sindaco onorario della capitale per un giorno: un gesto che testimoniava il legame indissolubile tra l’attore e la sua Roma.
L’eredità di un mito
Alberto Sordi si è spento a Roma il 24 febbraio 2003, all’età di 82 anni. La città gli rese un omaggio commovente: la salma fu esposta al Campidoglio, nella Sala Giulio Cesare del Palazzo Senatorio, e i suoi funerali, celebrati il 27 febbraio nella basilica di San Giovanni in Laterano, furono seguiti da una folla immensa, stimata in oltre 250mila persone. Un addio da capo di Stato per un uomo che era stato, a suo modo, il ritratto di un popolo.
A oltre vent’anni dalla scomparsa e a 106 dalla nascita, Alberto Sordi resta più vivo che mai. I suoi film vengono trasmessi di continuo, le sue battute sono entrate nel linguaggio comune e la sua villa romana, affacciata sulle Terme di Caracalla, è diventata un museo visitato da migliaia di appassionati. Perché Sordi non è stato soltanto un attore comico: è stato, e resta, lo specchio degli italiani.
Lo dice, in fondo, anche l’epitaffio inciso sulla sua tomba al cimitero del Verano, una battuta presa in prestito proprio dal Marchese del Grillo: «Sor Marchese, è l’ora». L’ultima, ironica e malinconica, di un uomo che ha trasformato la propria romanità in patrimonio di tutti.
Domande frequenti
Quando è nato Alberto Sordi? Alberto Sordi è nato a Roma il 15 giugno 1920, nel rione di Trastevere. Nel 2026 avrebbe compiuto 106 anni.
Quanti film ha fatto Alberto Sordi? Nel corso di una carriera lunga oltre sessant’anni ha recitato in circa 160 film, dirigendone anche una diciottina come regista.
Qual è il film più famoso di Alberto Sordi? Difficile sceglierne uno solo: tra i più celebri ci sono “I vitelloni”, “La grande guerra”, “Una vita difficile”, “Tutti a casa” e “Il marchese del Grillo”.
Che premi ha vinto Alberto Sordi? Numerosi David di Donatello e Nastri d’Argento, un premio al Festival di Berlino e, nel 1995, il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia.
Quando è morto Alberto Sordi? È morto a Roma il 24 febbraio 2003, all’età di 82 anni. I suoi funerali furono seguiti da una folla enorme a San Giovanni in Laterano.
