Tre anni di re Carlo III: dall’incoronazione al cancro, dalla monarchia snella al rapporto con Harry. Bilancio di un regno nato sotto il segno della fragilità

6 Maggio 2026 di 5 min di lettura
Re Carlo e Camilla (Depositphotos)
Re Carlo e Camilla (Depositphotos)

Il 6 maggio 2023 Carlo III veniva incoronato nell’abbazia di Westminster. Tre anni dopo, il bilancio è quello di un re che ha trasformato la malattia in un’occasione di avvicinamento ai sudditi, ha reso la monarchia più accessibile e ha affrontato la ferita aperta con il figlio Harry. Dalla cerimonia da 100 milioni di sterline al Coronation Food Project, dagli abbracci ai malati oncologici alla vendita dei cavalli della regina: la monarchia britannica non è mai stata così umana, né così incerta

Oggi, 6 maggio 2026, sono esattamente tre anni dall’incoronazione di Carlo III nell’abbazia di Westminster. Tre anni che hanno cambiato profondamente il volto della monarchia britannica, nel bene e nel male. Carlo è salito al trono l’8 settembre 2022, alla morte della madre Elisabetta II dopo 70 anni di regno. L’incoronazione del 6 maggio 2023, costata 100 milioni di sterline, è stata l’ultimo grande evento della vecchia monarchia. Da lì in poi, tutto è cambiato: il cancro, la fragilità esposta, una Corona più leggera e più incerta. Ecco il bilancio.

L’incoronazione: l’ultimo atto della vecchia monarchia

La cerimonia del 6 maggio 2023 fu strutturata secondo il rito anglicano dell’Eucaristia: l’unzione con olio sacro, la consegna delle regalie della Corona, la corona barocca di Sant’Edoardo posata sul capo dall’arcivescovo di Canterbury. Camilla fu incoronata con una cerimonia più breve. Poi la processione verso Buckingham Palace, l’apparizione sul balcone, tre giorni di festeggiamenti nel Regno Unito. Carlo era il sovrano più anziano di sempre al momento dell’insediamento: 73 anni, superando Guglielmo IV (64 anni nel 1830). E il più longevo erede al trono della storia britannica: 70 anni di attesa.

Il cancro: la diagnosi che ha cambiato tutto

Il 26 gennaio 2024 Carlo si sottopone a un intervento chirurgico alla prostata. Condizione benigna, operazione riuscita. Ma durante i controlli post-operatori emerge la diagnosi che segnerà il suo regno: cancro. L’annuncio viene dato pubblicamente il 5 febbraio 2024 – una scelta senza precedenti per un monarca britannico. Poche settimane dopo, un’altra diagnosi sconvolge la famiglia reale: Kate Middleton, principessa del Galles, moglie dell’erede William, rivela di essere in cura per un cancro. La monarchia più solida del mondo si scopre fragile, umana, vulnerabile.

Carlo scompare dalla scena pubblica per quasi cento giorni. Poi torna, e lo fa in un modo che sorprende tutti: visita il Macmillan Cancer Center, abbraccia i malati, stringe le mani, mostra un’empatia che sua madre Elisabetta non aveva mai manifestato con tanta evidenza. Un sondaggio del Mail on Sunday lo premia: il gradimento sale dal 49% al 56% in un solo anno. La malattia, anziché indebolirlo, lo ha avvicinato ai sudditi.

La monarchia snella: meno membri, più impatto

Carlo ha impresso alla Corona una svolta decisa verso la monarchia snella: meno membri operativi, meno patrocini, meno apparizioni, ma più concentrate e incisive. Le associazioni benefiche patrocinate dalla casa reale sono passate da oltre mille a 830. Il Coronation Food Project, ideato dal re per colmare il divario tra spreco alimentare e fabbisogno nel Regno Unito, lo ha reso il primo re anti-spreco della storia. Le residenze reali sono state aperte al pubblico in modi nuovi e più inclusivi.

La riduzione dei ranghi è stata anche una necessità: il principe Harry, secondogenito di Carlo, non è più un membro operativo della famiglia reale dalla Megxit del 2020. Il principe Andrea, fratello del re, è stato emarginato dopo lo scandalo Epstein. La “Ditta”, come i britannici chiamano la monarchia, ha meno addetti ai lavori. Ma Carlo ha compensato assumendosi personalmente più impegni: da 441 a 669 enti seguiti direttamente, nonostante le cure oncologiche.

Il nodo Harry: una ferita che non si chiude

Tre anni di regno non hanno risolto la questione più dolorosa: il rapporto con il figlio Harry. Dopo le memorie di Spare (2023), le interviste con Oprah Winfrey, le accuse di razzismo e la vita in California con Meghan Markle, il rapporto tra padre e figlio resta gelido. I contatti sono rari e formali. Carlo ha tentato diverse aperture, ma la distanza geografica e culturale tra Londra e Montecito sembra incolmabile. Per i sudditi, che amano Harry ma capiscono Carlo, è il capitolo più triste di un regno altrimenti sorprendentemente riuscito.

I numeri del consenso: la monarchia tiene, ma non è più intoccabile

Il 58% dei britannici preferisce la monarchia a un capo di stato eletto, secondo gli ultimi sondaggi YouGov. Carlo è apprezzato dal 56% del pubblico. Ma i numeri raccontano anche un’altra storia: solo 3 britannici su 10 ritengono la monarchia “molto importante”, un dato in calo costante. La monarchia tiene, ma non è più l’istituzione intoccabile di sessant’anni fa. Carlo lo sa, e forse è per questo che ha scelto una strada diversa dalla madre: più aperta, più empatica, più consapevole della propria finitezza.

Tre anni dopo: un re più umano, una Corona più incerta

Carlo III compirà 78 anni il 14 novembre 2026. Il suo regno, iniziato a 73 anni dopo la più lunga attesa della storia, è stato segnato dalla malattia, dalla fragilità e dal coraggio di mostrarla. Non è il re che i sudditi si aspettavano: è più umano, più accessibile, più vicino. Ma è anche un re il cui futuro è più incerto di quello di qualsiasi suo predecessore. Il principe William aspetta il suo turno, preparandosi a un’eredità che potrebbe arrivare prima del previsto. La monarchia britannica, che ha attraversato mille anni di storia, si trova a fare i conti con qualcosa di nuovo: un re che ha reso la Corona più umana accettando di mostrarsi fragile. Forse è la lezione più importante di questi primi tre anni.

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Betty Barletta
Scritto da

Caporedattore di Lifestyleblog.it. Adoro il mondo del Lifestyle

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