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Linea Verde, domenica 10 maggio su Rai 1: una Festa della Mamma in Basilicata, tra il Vulture, le donne del vino e il Castello di Melfi

Linea Verde 2025/2026

Peppone Calabrese, Fabio Gallo e Margherita Granbassi attraversano il Vulture-Melfese. In primo piano agricoltrici, allevatrici, vignaiole, mastri birrai e l’antico rito arbëreshë del Battesimo delle Bambole.


Una Festa della Mamma raccontata dal cuore vulcanico della Basilicata. Domenica 10 maggio 2026 alle ore 12.20 su Rai 1, “Linea Verde” dedica la sua puntata della festa di tutte le madri alla regione che ancora oggi molti chiamano Lucania, l’antico nome che evoca un’identità più profonda di quella amministrativa. A guidare il viaggio, i conduttori Peppone Calabrese, Fabio Gallo e Margherita Granbassi, che si dividono il territorio del Vulture-Melfese scegliendo come filo conduttore il coraggio delle donne lucane: agricoltrici, allevatrici, vignaiole, mastri birrai, depositarie di tradizioni secolari.

Il Vulture, vulcano spento e cuore agricolo del Nord Basilicata

Il viaggio si apre simbolicamente di fronte alla mole del Monte Vulture, vulcano spento attorno al quale si estende uno dei territori agricoli più caratteristici del Sud Italia. Il Parco Naturale Regionale del Vulture, oltre 57.000 ettari nella provincia di Potenza, comprende — tra gli altri — i comuni di Melfi, Rionero in Vulture, Barile, Ginestra, Rapolla, Atella e Ripacandida. È qui che da secoli convivono boschi, vigneti, oliveti, orti familiari e un patrimonio enogastronomico che ha pochi rivali nel meridione.

A introdurre lo spirito del territorio è la giovane agricoltrice Raffaella Irenze, che ha scelto di recuperare i terreni di famiglia per dedicarsi allo studio dei semi antichi e dei frutti dimenticati, trasformando il patrimonio agronomico ereditato in un’azienda biologica d’avanguardia. Una traiettoria che racconta bene la nuova generazione di imprenditori agricoli del Mezzogiorno: ritorno alle radici, ma con sguardo contemporaneo.

Peppone Calabrese tra Ginestra, l’Aglianico e la Lucanica

Il viaggio di Peppone Calabrese prosegue alla scoperta delle minoranze linguistiche del Vulture. Si va a Ginestra, una delle cinque comunità arbëreshe della Basilicata insieme a Barile, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese: borghi di origine greco-albanese stanziati in queste terre tra il XV e il XVIII secolo, che ancora oggi custodiscono lingua, riti e gestualità della propria storia.

Qui il programma incontra le anziane del paese custodi del lievito madre e dell’arte del pane appena sfornato: gesti antichissimi che, lontani dai laboratori industriali, restano il cuore identitario della comunità.

Il percorso entra poi nei vigneti di Aglianico — vitigno simbolo del Vulture, base dell’Aglianico del Vulture DOCG, considerato uno dei grandi rossi d’Italia — accompagnato dalle Donne del Vino lucane, una rete di vignaiole che da anni promuove la produzione femminile nel comparto enologico. Non poteva mancare poi un capitolo dedicato alla celebre Lucanica, salsiccia che già Cicerone, Marco Terenzio Varrone e Marziale citavano come prodotto importato da Roma proprio “dalla Lucania”, e da cui ha preso il nome che ancora oggi accomuna mille varianti in tutto il Mediterraneo.

Fabio Gallo, le sorelle Simini e l’unica mastro birraia di Basilicata

Il taglio narrativo di Fabio Gallo è dedicato alle storie al femminile dell’agricoltura lucana. Il suo viaggio comincia nell’azienda agricola delle sorelle Simini, sessanta ettari condotti con una guida tutta femminile, tra trattori imponenti, scelte biologiche e investimenti sui cereali antichi, che da qualche anno stanno tornando protagonisti dell’agricoltura del Sud.

A Rionero in Vulture, Gallo incontra invece Ersilia D’Amico, unica mastro birraia della regione, che produce birra artigianale utilizzando erbe spontanee del territorio e pane recuperato, in un esempio concreto di economia circolare applicata al beverage. Il blocco si chiude con altri ritratti di allevatrici che hanno scelto di restare — o tornare — nelle colline del Vulture-Melfese, restituendo nuova vita a un mestiere spesso percepito come maschile.

Margherita Granbassi al Castello di Melfi e al Battesimo delle Bambole di Barile

A Margherita Granbassi il compito di percorrere il filo storico-culturale della puntata. La prima tappa è il Castello di Melfi, una delle fortezze medievali più importanti d’Italia. Edificato dai Normanni nell’XI secolo, fu residenza di Federico II di Svevia e — soprattutto — il luogo dove l’imperatore svevo, nell’agosto del 1231, promulgò le celebri Costituzioni di Melfi (o Constitutiones Augustales), considerate il primo organico corpus legislativo del Medioevo europeo, base del diritto del Regno di Sicilia per oltre cinque secoli.

Da qui il racconto si sposta sull’influenza che le grandi figure femminili della casata sveva e normanna ebbero sulla storia del Sud: in particolare Costanza d’Altavilla (1154-1198), figlia di Ruggero II di Sicilia, ultima erede della dinastia normanna e madre di Federico II, una delle donne più decisive della storia medievale italiana. Costanza non visse a Melfi, ma è proprio attraverso di lei che il sangue normanno-altavilla approdò alla casa di Hohenstaufen, intrecciando le radici di un’epopea storica che parte dalla Basilicata e arriva fino alla Puglia federiciana di Castel del Monte.

Granbassi si sposta poi a Barile, comune del Vulture di cultura arbëreshë, per partecipare a uno dei riti più suggestivi della tradizione locale: il “Battesimo delle Bambole”Puplet e Shenjanjet in lingua arbëreshe — un rito laico di matrice albanese documentato almeno dal 1730, che si rinnova nel giorno di San Giovanni Battista (24 giugno) e celebra il legame di solidarietà tra le donne del paese.

Il rito vede protagoniste le bambine tra i sette e gli undici anni, in costume tipico, che nel piazzale della stazione del borgo “battezzano” delle bambole costruite avvolgendo fasce e pannolini attorno a un grosso mestolo, in un gesto di affidamento tra coppie di “comari”. Una piccola coreografia identitaria, che è anche un atto di trasmissione femminile della memoria comunitaria — perfetta cornice per la giornata della Festa della Mamma.

Il pranzo della domenica per la Festa della Mamma

Come ogni domenica, “Linea Verde” si chiude con il pranzo conviviale che riunisce protagonisti, ospiti e padroni di casa. La tavola di questa puntata è interamente dedicata alla Festa della Mamma, omaggio a tutte le donne incontrate lungo la giornata.

Quando va in onda Linea Verde del 10 maggio

“Linea Verde” va in onda domenica 10 maggio 2026 alle ore 12.20 su Rai 1. La puntata è disponibile anche in diretta streaming e on demand su RaiPlay.