Gender pay gap Milano: il 46,5% denuncia disparità salariali

23 Maggio 2026 di 2 min di lettura
Gender pay gap Milano: il 46,5% denuncia disparità salariali

Il gender pay gap rimane una ferita aperta nel mercato del lavoro italiano. Lo ha dimostrato ancora una volta il convegno “Eccellenza Donna. Donne e Lavoro” organizzato dall’Associazione Giornaliste Italiane nella Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli. Un confronto che ha messo sul tavolo cifre e testimonianze preoccupanti.

La ricerca condotta da Alessandra Ghisleri per l’associazione parla chiaro: quasi la metà degli italiani, il 46,5%, è convinta che a parità di qualifiche e responsabilità le donne guadagnino meno degli uomini. Non è solo una percezione. È la fotografia di una discriminazione che attraversa settori e livelli professionali.

Ostacoli quotidiani per le lavoratrici

La ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone ha usato parole nette durante l’incontro milanese. Per molte professioniste la carriera si trasforma in “un percorso a ostacoli”, tra stipendi inferiori e porte chiuse nelle stanze dei bottoni. Una “dispersione di energie inaccettabile” che la ministra ha definito una questione di giustizia sociale.

Ma il problema va oltre i numeri in busta paga. La giornalista Fiorenza Sarzanini ha puntato il dito su uno dei tabù più radicati: la maternità vista come handicap professionale. Diventare madre significa ancora, troppo spesso, essere considerate meno affidabili o ambiziose. Un pregiudizio che pesa quanto gli stipendi più bassi.

I numeri dietro le disparità

Le statistiche europee sembrano dare all’Italia un voto quasi sufficiente sui divari salariali orari. Ma è un dato che inganna. Il part-time forzato colpisce soprattutto le donne, così come la scarsa presenza nei settori STEM e l’impossibilità di sfondare il famoso soffitto di cristallo.

Del resto, i tassi di occupazione femminile restano drammaticamente più bassi rispetto a quelli maschili. E quando si sale nella gerarchia aziendale, tra dirigenti e laureati, il divario stipendiale non si riduce: cresce. Le conseguenze si trascinano fino alla pensione, compromettendo l’autonomia economica di intere generazioni di donne.

La strada verso l’equità

Il convegno di Milano ha ribadito quello che ormai è evidente: servono politiche strutturali, non dichiarazioni di principio. Parità salariale reale, strumenti concreti per conciliare famiglia e carriera, più donne nelle posizioni che contano. La strada è lunga, ma il dibattito non può più permettersi di girare a vuoto.

Non è solo una questione di diritti. È un problema economico che coinvolge tutto il Paese. Sprecare il talento femminile significa rinunciare a crescita e competitività. E questo l’Italia non se lo può permettere.

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La redazione di Lifestyleblog.it

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