Calcio

Il miracolo Como, dalla Serie D alla Champions in sette anni: il Lario fa la storia

Cesc Fabregas (Depositphotos)
Cesc Fabregas (Depositphotos)

La squadra di Cesc Fabregas batte 4-1 la Cremonese a Cremona, chiude la Serie A al quarto posto con 71 punti e centra la prima qualificazione Champions League della sua storia. Davanti a Milan e Juventus, dietro a Inter, Napoli e Roma. Sette anni dopo il salvataggio dalla Serie D firmato dagli Hartono, un club che fino al 2017 era fallito tocca il piano nobile del calcio europeo.

C’è una scena che, fra qualche anno, valdrà come la cartolina di tutta una stagione. Sala stampa dello stadio Zini di Cremona, Cesc Fabregas davanti ai microfoni, i suoi giocatori che irrompono cantando l’inno della Champions League. Il tecnico spagnolo si ferma, sorride, accetta che la parola passi alla festa. È il 24 maggio 2026 e il Como 1907 ha appena fatto qualcosa che nei suoi 119 anni di storia non era mai successo: si è qualificato alla Champions League. Quarto posto in Serie A, 71 punti, davanti al Milan di Allegri e alla Juventus di Spalletti. Un’impresa che, vista dal Lago, sa di favola; vista più da vicino, è il punto d’arrivo di un progetto industriale tra i più seri d’Europa.

Cremona, la notte in cui il sogno è diventato realtà

Il copione, sulla carta, era già scritto: la Cremonese, da settimane condannata, retrocede; il Como, in caso di vittoria, fa il colpo grosso a patto che le rivali sbaglino. Ed è andata esattamente così. La squadra di Fabregas controlla la partita con la personalità che si è guadagnata sul campo nel corso della stagione, tenendo in panchina Nico Paz — fastidio al ginocchio — e affidando le chiavi della trequarti a Baturina.

L’equilibrio si rompe al 36′: cross di Diao, Audero respinge la zuccata ravvicinata di Douvikas, ma sulla ribattuta Rodríguez infila dal limite con una conclusione deviata da Grassi. Nella ripresa il Como dilaga: Douvikas firma il raddoppio al 51′ impattando un cross radente di Rodríguez (quattordicesimo centro stagionale, prima della quarta rete), poi Lucas Da Cunha trasforma con freddezza un rigore al 74′ dopo un infinito consulto VAR per fallo di Bianchetti su Douvikas. Episodio che costa l’espulsione a Grassi e fa saltare i nervi alla Cremonese di Giampaolo. Il quarto sigillo arriva nel finale: 4-1 e calcoli completati. Roma e Como in Champions, Milan e Juventus in Europa League.

A 470 chilometri di distanza, nello stesso momento, San Siro fischia il Milan-Cagliari 1-2 e il Bentegodi consacra la Roma di Gasperini con il 2-0 al Verona. Il Como li supera tutti per progettualità, prima ancora che per punti.

Dal 2019 alla Champions: la scalata Hartono

Per capire come si arrivi a una serata così, bisogna tornare al 2017. Quell’anno il Como, dopo due fallimenti societari in pochi anni, viene rifondato in Serie D. Nell’aprile 2019 entrano in scena Robert Budi Hartono e Michael Bambang Hartono, magnati indonesiani a capo del gruppo Djarum (sigarette, banche, e-commerce, immobiliare, media). Acquistano il club attraverso la controllata britannica SENT Entertainment Ltd., guidata dal manager Michael Gandler. All’epoca i lariani militano nel quarto livello del calcio italiano.

Il percorso da lì in poi è una progressione lineare: dalla Serie D si arriva alla Serie C, poi alla Serie B, infine alla Serie A nel 2024, ventuno anni dopo l’ultima apparizione in massima serie. Primo anno di ritorno, decimo posto. Secondo anno, quarto posto e Champions League. Lo storico precedente del club era il sesto posto del campionato 1949-1950: ora va riscritto.

Il dato che restituisce le proporzioni dell’investimento è patrimoniale. Forbes, nell’aggiornamento del marzo 2026, ha stimato i fratelli Hartono rispettivamente a 19,6 e 18,9 miliardi di dollari, certificandoli come i proprietari più ricchi della Serie A — davanti a Dan Friedkin (Roma, 11,4 miliardi), alla famiglia Saputo (Bologna, 6,4) e ai Commisso (Fiorentina, 5,6). La stagione, sportivamente trionfale, è stata però segnata anche da un lutto: Michael Hartono è scomparso il 19 marzo 2026 a Singapore, a 86 anni. La qualificazione Champions arriva due mesi dopo e ha, inevitabilmente, una dedica.

Cesc Fabregas, il principe spagnolo che si è fatto allenatore

In tutto questo, la firma tecnica è di Francesc Fàbregas Soler. Ex Arsenal, Barcellona, Chelsea e Spagna campione del mondo 2010, l’ex centrocampista catalano ha completato al Como una trasformazione da giocatore a tecnico unica nel suo genere: arriva nel 2022 come calciatore, accetta un ruolo da player-coach, prende la panchina della Primavera, poi il timone della prima squadra in B. Nel 2023/24 ottiene la promozione in A; nel 2024/25 mantiene la categoria con margine; nel 2025/26 porta il club in Europa al primo tentativo utile, addirittura in Champions.

Nico Paz (depositphotos)
Nico Paz (depositphotos)

Il suo Como è, ad oggi, una delle proposte tattiche più riconoscibili del campionato italiano: possesso palla con ritmo basso ma traiettorie verticali, terzini larghissimi, trequartista d’invenzione (Nico Paz, prestito del Real Madrid e diciassettenne talento al debutto in A nella stagione precedente), un attacco mobile costruito attorno al greco Tasos Douvikas, capocannoniere del club. Una rosa giovane, in cui Fabregas — secondo la lettura riportata da Tuttosport — ha rivendicato a fine partita il valore di un gruppo di “ragazzini” portati a un risultato storico.

Il modello Como: Henry, Wise, scouting e brand

Accanto a Fabregas, nel progetto ci sono nomi che pesano nel calcio internazionale. Thierry Henry e Dennis Wise hanno legato la propria immagine al club lariano in ruoli di consulenza e azionariato. Il centro sportivo di Mozzate è stato acquistato e ammodernato. Lo stadio Sinigaglia è stato riqualificato. Il merchandising, in pochi anni, è passato da 90 mila a quasi 4 milioni di euro all’anno. Il canale streaming proprietario Como Football TV è attivo dal 2020.

È un modello che mette insieme tre cose che, in Italia, di solito viaggiano separate: capitale paziente, marketing internazionale, scouting tecnico. La città lago, da tempo passerella di celebrità globali — da George Clooney a Bruce Springsteen — è diventata anche un brand calcistico spendibile in Asia, dove la proprietà ha la sua base di consumo. La qualificazione Champions, sotto questo profilo, vale doppio: sportivamente apre una notte europea storica, commercialmente moltiplica il valore di asset (diritti, sponsorizzazioni, internazionalizzazione del marchio) costruito in sette anni.

Cosa aspetta il Como adesso

Il calendario europeo dirà tra qualche settimana le avversarie del Lario nella fase campionato della Champions League 2026/27. La rosa, per ammissione dello stesso Fabregas, andrà ritoccata: una difesa centrale più esperta, una mezzala fisica, forse un’alternativa di peso a Douvikas. Il rischio è quello classico delle sorprese che arrivano in alto: lo spogliatoio attira pretendenti, le partite settimanali doppie tagliano la coperta, l’investimento richiesto cresce esponenzialmente.

Ma è un rischio che la proprietà ha già messo in conto. Gli Hartono, dal 2019, hanno mostrato di muoversi con pazienza e capacità di assorbire i tempi del calcio europeo. La sfida del prossimo anno, nelle notti del Sinigaglia (ancora da capire se sarà davvero il campo casalingo Champions o se si dovrà giocare altrove per requisiti UEFA), sarà non solo sportiva: sarà la verifica che un progetto industriale, partito da Cassà de la Selva e da Giacarta passando per Como, può reggere il confronto con Real Madrid, Bayern, Liverpool e Arsenal.

Nel frattempo, c’è una città intera che festeggia. E un nome, Como 1907, che dopo un secolo torna a contare in Europa.