Cinema e Spettacolo

Cannes 2026, la prima serata: omaggio a Peter Jackson, Park Chan-wook chiama allo “scambio di idee” e l’Italia resta fuori dal concorso

Festival di Cannes (Depositphotos)
Festival di Cannes (Depositphotos) foto repertorio

La 79ª edizione del Festival di Cannes si è aperta martedì 12 maggio 2026 al Grand Théâtre Lumière, con la cerimonia condotta dall’attrice Eye Haïdara e la proiezione fuori concorso di La Vénus électrique di Pierre Salvadori. Palma d’oro onoraria a Peter Jackson, omaggiato sul palco da Elijah Wood. Park Chan-wook ha guidato la prima uscita della giuria invitando a “scambio di idee, non litigi”. L’Italia è assente dal concorso principale e da Un Certain Regard, ma il tappeto rosso vede Monica Bellucci, Lorenzo Zurzolo e altre presenze tricolori in titoli e sezioni collaterali.

La Croisette è tornata a essere il baricentro del cinema mondiale. Il Festival di Cannes ha aperto martedì 12 maggio 2026 la sua 79ª edizione, che si chiuderà sabato 23 maggio con la consegna della Palma d’Oro. La serata inaugurale al Grand Théâtre Lumière ha messo subito in fila gli elementi che tradizionalmente compongono il rito di apertura del festival più importante d’Europa: la presentazione della giuria internazionale, l’omaggio onorario a un grande nome del cinema mondiale, il film d’apertura fuori concorso, la passerella delle star sul tappeto rosso. Ma intorno a questi elementi liturgici si sono mosse anche le tensioni della stagione cinematografica 2026: l’assenza italiana dalle sezioni competitive principali, il dibattito sull’intelligenza artificiale, il rapporto sempre più complesso tra cinema e politica. Ecco cosa è successo davvero nella prima serata di Cannes 2026.

La cerimonia inaugurale: Eye Haïdara, un ricordo per Nathalie Baye e l’apertura quasi jazz

La cerimonia, iniziata alle 19.00 al Grand Théâtre Lumière, è stata affidata all’attrice francese di origini maliane Eye Haïdara, che accompagnerà sia l’apertura sia la chiusura dell’edizione. Nata a Boulogne-Billancourt nel 1983, Haïdara è una figura del teatro e del cinema francese più recenti, già notata dal circuito dei premi nazionali. La sua conduzione ha imposto subito una chiave francese molto riconoscibile alla serata, lontana dal modello americano dei galà.

L’apertura è stata costruita su un tono “quasi jazz”, con la presenza di una violinista accanto alla madrina e un ricordo dedicato a Nathalie Baye, l’attrice francese recentemente scomparsa. La cerimonia è stata trasmessa in diretta su France Télévisions e Brut, e portata anche in numerose sale francesi attraverso la formula consolidata di proiezione contemporanea che permette al pubblico nazionale di vivere l’apertura quasi come un evento collettivo.

La giuria internazionale presieduta da Park Chan-wook: “speriamo non di litigi”

La giuria internazionale del Concorso ufficiale, che dovrà valutare i 22 film in corsa per la Palma d’Oro, è presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-wook. Autore di Old Boy (Grand Prix a Cannes nel 2004), The Handmaiden, Decision to Leave e No Other Choice, Park rappresenta una delle voci più radicali del cinema contemporaneo. La sua presidenza conferma il legame privilegiato tra Cannes e la nuova onda del cinema sudcoreano.

Insieme a lui sul palco sono saliti gli altri otto giurati: l’attrice statunitense Demi Moore, l’attore svedese Stellan Skarsgård, la regista cinese-americana Chloé Zhao (premio Oscar per Nomadland), lo sceneggiatore Paul Laverty (storico collaboratore di Ken Loach), l’attrice irlandese-etiope Ruth Negga, l’attore franco-ivoriano Isaach De Bankolé, la regista belga Laura Wandel e il regista cileno Diego Céspedes. Concludendo l’introduzione della giuria, Park Chan-wook ha invitato i colleghi a uno “scambio di idee, speriamo non di litigi”, una frase che è già entrata nei resoconti come simbolo di un’edizione che vuole tenere insieme dialogo e differenze.

Peter Jackson e l’omaggio di Elijah Wood: dalla Nuova Zelanda alla saga del Signore degli anelli

Il momento più emotivo della serata è stato l’assegnazione della Palma d’Oro onoraria a Peter Jackson, il regista neozelandese che ha cambiato la storia del cinema fantasy con la trilogia de Il Signore degli anelli, presentata in anteprima proprio a Cannes nel 2001 con una breve sequenza. A consegnargli il riconoscimento è stato chiamato sul palco Elijah Wood, l’attore che interpretò Frodo Baggins e che è legato a Jackson da “un quarto di secolo di amicizia”, come lui stesso ha sottolineato dal palco del Grand Théâtre Lumière.

Wood ha ricordato il percorso del regista “partito da un paese senza un’industria cinematografica, la Nuova Zelanda, con un film minuscolo come Bad Taste, per arrivare a Cannes e realizzare anni dopo una saga che ha cambiato la storia del cinema”. È stato un momento di memoria industriale che ha collocato l’edizione nel solco della grande tradizione festivaliera: Cannes apre con un film francese contemporaneo (vedremo) e nello stesso passaggio celebra un autore che ha trasformato il rapporto tra cinema popolare, artigianato tecnico e immaginario globale.

Il film d’apertura: La Vénus électrique di Pierre Salvadori (fuori concorso)

Subito dopo la cerimonia, alle 20.00 e con una seconda proiezione alle 23.15, è stato proiettato il film d’apertura: La Vénus électrique (titolo internazionale The Electric Kiss) del regista francese Pierre Salvadori. Si tratta di una commedia romantica di 122 minuti ambientata nella Parigi del 1928, con un cast guidato da Pio Marmaï, Anaïs Demoustier e Gilles Lellouche. Il film è fuori concorso: non concorre alla Palma d’Oro, ma ha il compito di costruire la “soglia pubblica” dell’edizione e attivare la distribuzione nazionale francese nello stesso giorno (la pellicola è uscita nelle sale francesi proprio il 12 maggio).

La scelta di Salvadori non è casuale. Ambientando la sua storia nel 1928, alle origini del cinema, l’apertura di Cannes 2026 dialoga consapevolmente con il tema del cinema che cambia: l’anno in cui il festival discute di intelligenza artificiale, immagini sintetiche e crisi della sala apre con una riflessione sull’attrazione tra spettacolo, corpo e immagine nel cinema delle origini. È una scelta autoriale e non da blockbuster-evento, in linea con la linea editoriale del delegato generale Thierry Frémaux.

Park Chan-wook sulla politica: “l’arte e la politica non sono concetti contrapposti”

Uno dei momenti più discussi della giornata è arrivato nella conferenza stampa di presentazione della giuria. A Park Chan-wook è stata chiesta una posizione sul rapporto tra cinema e politica, dopo le polemiche che a febbraio avevano accolto le dichiarazioni di Wim Wenders, presidente di giuria alla Berlinale, secondo cui “il cinema deve restare fuori dalla politica”. La risposta del regista sudcoreano ha aperto una linea diversa: “L’arte e la politica non sono concetti contrapposti. Non si può screditare un film con la scusa che abbia un messaggio politico. Così come non si può rifiutare un film perché non sarebbe abbastanza politico. Park ha poi aggiunto una distinzione importante: “Anche se volessimo lanciare un messaggio politico importante, se non fosse espresso con abilità, sarebbe solo propaganda. Arte e politica non sono concetti in conflitto: purché siano espressi artisticamente, in questo caso assumono un grande valore.”

È un posizionamento misurato ma chiaro, che traccia una direzione ben diversa da quella di Berlino e che riecheggia la linea istituzionale di Frémaux: il festival difende la natura politica delle opere senza obbligare giurie e direzioni a prese di posizione su ogni crisi internazionale. Una pace come procedura, l’ha definita il delegato generale: opere diverse nello stesso spazio pubblico.

L’Italia tra assenze e presenze: Bellucci, Zurzolo, Roma Elastica e Laura Samani in giuria

Il dato più discusso per il pubblico italiano è l’assenza totale di film italiani nel Concorso ufficiale e in Un Certain Regard, le due sezioni competitive principali. Un dato che non si vedeva da diverse edizioni e che apre interrogativi sulle politiche produttive del cinema italiano contemporaneo. Anche nella selezione delle sezioni laterali, la presenza tricolore è ridotta al minimo.

La Croisette, però, non sarà priva di star italiane. Monica Bellucci sfilerà come parte del cast di Histoire de la nuit della regista francese Léa Mysius. Lorenzo Zurzolo, giovane attore romano in piena ascesa internazionale, sarà presente per The Black Ball, dove recita accanto a Penélope Cruz. Sul tappeto rosso saliranno anche gli interpreti del documentario Roma Elastica, tra cui Martina ScrinziIsabella Ferrari, Maurizio Lombardi e Tea Falco. La presenza italiana più qualificata sul piano istituzionale è quella della regista Laura Samani, chiamata a far parte della giuria di Un Certain Regard presieduta dall’attrice Leïla Bekhti.

Le presenze attese, gli appuntamenti chiave e Streisand alla chiusura

Tra le personalità attese sulla Croisette nei prossimi giorni figurano Cate Blanchett, Jane Fonda (presente già alla cerimonia di apertura, con una dichiarazione potente: “è sempre un atto di resistenza, visto che le storie creano empatia nei marginalizzati e ci permettono di sperare in un altro avvenire possibile“), e i grandi nomi della selezione competitiva.

Tra i film attesi nel Concorso ufficiale, le indiscrezioni della Croisette indicano come favoriti Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda, il maestro giapponese dello sguardo umanista; Bitter Christmas (Amarga Navidad) di Pedro Almodóvar, ritorno del cineasta spagnolo al cinema in lingua nativa con un film autobiografico sul lutto; El ser querido di Rodrigo Sorogoyen con Javier Bardem protagonista. La cerimonia di chiusura del 23 maggio prevede l’assegnazione di una seconda Palma onoraria a Barbra Streisand: un omaggio alla carriera per una delle voci più riconoscibili del cinema e della musica del Novecento americano.

I temi politici di questa edizione: IA vigilata, divieto selfie e libertà di espressione

Cannes 2026 si muove dentro tre dossier dichiarati dalla direzione. Il primo è l’intelligenza artificiale: Thierry Frémaux ha posto il tema della produzione di immagini sintetiche e dei rischi di falsi nell’industria audiovisiva, in un’edizione che vede Meta tra i partner ma conferma il divieto di selfie sul tappeto rosso. Il secondo è la libertà di espressione e di creazione artistica — la presidente del festival Iris Knobloch l’ha definita uno dei “due principi fondamentali” dell’edizione presentando il programma il 9 aprile. Il terzo è il rapporto del cinema con i conflitti contemporanei, su cui Cannes ha scelto una linea precisa: difendere il valore politico delle opere senza trasformare il festival in tribuna permanente.

La 79ª edizione, in altre parole, si presenta come uno spazio di equilibri delicati: tra autorialità e mercato, tra arte e cronaca, tra cinema della sala e nuove forme di consumo dell’immagine. I prossimi undici giorni, fino al verdetto della giuria di Park Chan-wook sabato 23 maggio, diranno se questo equilibrio sarà tenuto, e quale film entrerà nella storia con la Palma d’Oro 2026.