Sanremo 2026, ha vinto la canzone giusta? Analisi critica del trionfo di Sal Da Vinci

1 Marzo 2026 di 7 min di lettura
Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana - quinta serata finale Nella foto Sal Da Vinci, Sayf, Fedez, Marco Masini, Ditonellapiaga, Arisa | Alberto Terenghi / Pool Sanremo 02 / IPA
Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana - quinta serata finale Nella foto Sal Da Vinci, Sayf, Fedez, Marco Masini, Ditonellapiaga, Arisa | Alberto Terenghi / Pool Sanremo 02 / IPA

“Per sempre sì” è il brano giusto per il Festival, ma forse non il migliore di questa edizione. Tra radio, streaming e critica, il verdetto dell’Ariston divide ancora una volta

La domanda è sempre la stessa, ogni anno, puntuale come il primo sole di marzo dopo cinque serate all’Ariston: ha vinto la canzone giusta? Nel caso di Sanremo 2026, la risposta è più sfumata del solito. Sal Da Vinci ha trionfato con “Per sempre sì”, una ballata d’amore classica e trascinante, perfettamente nella tradizione della grande canzone napoletana che incontra il pop italiano. Ma se allarghiamo lo sguardo ai numeri, alla critica, alle radio e allo streaming, il quadro si complica.

Una vittoria delle giurie, non del pubblico

Partiamo da un dato che ribalta la narrazione più comoda: Sal Da Vinci non ha vinto grazie al televoto. Anzi. Nel voto popolare della finale, il pubblico da casa ha scelto Sayf con il 26,4% delle preferenze, seguito da Sal Da Vinci al 23,6% e Arisa al 19,2%. “Per sempre sì” ha trionfato grazie al peso determinante della sala stampa e della giuria delle radio, che hanno ribaltato il verdetto del televoto premiando l’artista napoletano per la qualità interpretativa e la solidità compositiva del brano.

È un dato che costringe a ripensare il racconto di questa vittoria. Non siamo davanti al solito trionfo del voto popolare sulla critica, semmai il contrario: le giurie tecniche hanno scelto la canzone più “sanremese” nel senso classico del termine – melodia generosa, interpretazione viscerale, un ritornello che si apre come un abbraccio – scavalcando il pubblico da casa che aveva premiato la freschezza di Sayf. Una scelta conservatrice, che guarda al passato del Festival più che al suo futuro, che rassicura invece di sorprendere.

Le radio dicono altro

La classifica EarOne è impietosa nel raccontare un’altra verità. Al 1° marzo, “Per sempre sì” è solo sesta nelle rotazioni radiofoniche, staccata nettamente da “Che fastidio!” di Ditonellapiaga, prima con un margine importante, e dietro anche a Tommaso Paradiso, Fedez-Masini, Fulminacci e J-AX. Le radio, che sono il termometro più affidabile della vita commerciale di un brano dopo il Festival, non hanno scelto Sal Da Vinci come cavallo su cui puntare.

Questo non significa che il brano non possa crescere nelle prossime settimane – la vittoria porta sempre visibilità e rotazioni aggiuntive – ma il segnale è chiaro: i programmatori radiofonici, che ragionano in termini di compatibilità con i format e appeal sul pubblico generalista, hanno trovato almeno cinque canzoni più adatte al mezzo.

Ditonellapiaga: la vera vincitrice mancata?

Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana - quarta serata Nella foto Ditonellapiaga, TonyPitony | Maurizio D’Avanzo / IPA
Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana – quarta serata
Nella foto Ditonellapiaga, TonyPitony | Maurizio D’Avanzo / IPA

Se dovessimo indicare il brano che ha dominato trasversalmente questa edizione, il nome è uno solo: Ditonellapiaga. “Che fastidio!” è primo nelle radio con distacco, ha vinto la serata cover con Tony Pitony, ed è stato accolto dalla critica come uno dei pezzi più freschi e originali in gara. Un brano che unisce ironia, groove e un ritornello assassino, con quella capacità rara di sembrare leggero senza essere banale.

Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, ha dimostrato una maturità artistica impressionante rispetto al debutto sanremese del 2022. Se il Festival fosse deciso solo dalle radio e dalla critica, avrebbe vinto lei. Ma il televoto ha le sue logiche, e il suo profilo artistico – più indie-pop, più di nicchia urbana – non ha la penetrazione popolare di un Sal Da Vinci nella fascia di pubblico che vota in massa il sabato sera.

Fulminacci e il premio che vale più della vittoria

Fulminacci_ph. Filiberto Signorello
Fulminacci_ph. Filiberto Signorello

C’è poi il caso Fulminacci. “Stupida sfortuna” si è aggiudicato il premio della critica Mia Martini, che nella storia del Festival è spesso stato un indicatore più affidabile della qualità duratura di un brano rispetto alla vittoria stessa. Basti pensare che negli ultimi anni il Mia Martini è andato ad artisti che hanno poi segnato la musica italiana ben oltre la settimana di Sanremo.

Il brano di Fulminacci è probabilmente il più stratificato di questa edizione: un testo intelligente, una melodia che cresce ad ogni ascolto, un arrangiamento che bilancia leggerezza e profondità. Quarto nella classifica radio, apprezzato dalla critica, rispettato dall’industria. Se “Per sempre sì” è la canzone che ha vinto Sanremo, “Stupida sfortuna” potrebbe essere quella che tra cinque anni ricorderemo come la migliore di questa edizione.

Il fattore Fedez-Masini

Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana - seconda serata Nella foto Fedez, Marco Masini | Alberto Terenghi / Pool Sanremo 02 / IPA
Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana – seconda serata
Nella foto Fedez, Marco Masini | Alberto Terenghi / Pool Sanremo 02 / IPA

Non si può ignorare il fenomeno “Male necessario”. Il duo Fedez-Marco Masini ha conquistato il premio Bardotti per il miglior testo, è terzo nelle radio, primo su Spotify per buona parte della settimana. Un brano che ha funzionato commercialmente fin dal primo ascolto e che, sulla carta, aveva tutti i numeri per vincere. I bookmaker, non a caso, lo davano favorito alla vigilia.

La mancata vittoria di “Male necessario” racconta qualcosa di interessante sulla dinamica del voto: né il pubblico (che ha premiato Sayf) né le giurie tecniche (che hanno scelto Sal Da Vinci) hanno optato per il brano più popolare sullo streaming. Fedez e Masini hanno dominato le piattaforme digitali, conquistato un premio prestigioso per il testo, si sono piazzati sul podio delle radio, eppure non sono riusciti a imporsi in nessuna delle giurie decisive. Un caso raro di brano che convince tutti senza entusiasmare nessuno al punto da meritare il primo posto.

Sayf: il vincitore del pubblico senza corona

Sayf a Sanremo 2026
Sanremo 2026, ha vinto la canzone giusta? Analisi critica del trionfo di Sal Da Vinci

Il secondo posto di Sayf con “Tu mi piaci tanto” è il risultato più amaro e insieme più significativo di questa edizione. Non dimentichiamolo: il pubblico da casa lo ha votato più di tutti, con il 26,4% delle preferenze al televoto della finale. L’Italia che guarda Sanremo il sabato sera ha scelto lui, un artista giovane con un brano fresco e orecchiabile, e si è vista scavalcare dal voto delle giurie tecniche.

È un cortocircuito che Sanremo conosce bene ma che questa volta pesa più del solito, perché Sayf rappresenta esattamente quella generazione di artisti che il Festival sta cercando di integrare nel proprio DNA. Dargli il primo posto nel televoto e poi negargli la vittoria finale è un messaggio contraddittorio: il pubblico è pronto per il cambiamento, le giurie ancora no.

Serena Brancale e il paradosso dei premi

Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana - Prima Serata Nella foto Serena Brancale | Alberto Terenghi / Pool Sanremo 02
Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana – Prima Serata
Nella foto Serena Brancale | Alberto Terenghi / Pool Sanremo 02

Un capitolo a parte merita Serena Brancale, che con “Qui con me” ha fatto incetta di riconoscimenti: premio Sala Stampa Lucio Dalla, premio TIM, nona nelle radio. La stampa e il web l’hanno adorata, il pubblico del televoto molto meno. È il paradosso di un Festival dove i premi collaterali raccontano una classifica di merito parallela e spesso più convincente di quella ufficiale.

Il verdetto: giusta per Sanremo, non la migliore del lotto

Sal Da Vinci ha vinto con una canzone che è perfettamente “sanremese” nel senso più classico del termine. “Per sempre sì” è un brano che funziona sul palco dell’Ariston, che emoziona in diretta, che si presta al momento televisivo. In questo senso, sì, ha vinto la canzone giusta per il contesto.

Ma se la domanda è un’altra – ha vinto la canzone migliore? – allora la risposta si fa più complicata. Questa edizione aveva almeno tre-quattro brani superiori per scrittura, originalità e potenziale commerciale: “Che fastidio!” di Ditonellapiaga, “Stupida sfortuna” di Fulminacci, “Male necessario” di Fedez e Masini, e in parte anche “Tu mi piaci tanto” di Sayf, che il pubblico da casa aveva eletto vincitore con il televoto.

Il Festival di Sanremo, però, non è mai stato solo un concorso di qualità musicale. È un meccanismo complesso dove televoto, sala stampa e giuria delle radio si bilanciano – e a volte si annullano – a vicenda. Quest’anno le giurie tecniche hanno pesato più del pubblico, scegliendo la solidità interpretativa di Sal Da Vinci sulla freschezza di Sayf. Una decisione legittima nel regolamento, ma che lascia l’amaro in bocca a chi crede che il Festival debba parlare la lingua del proprio tempo.

E forse è proprio questa contraddizione il suo fascino più grande.

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Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 nella Giuria Stampa del Festival di Sanremo. Dottore in Comuncazione e Multimedia

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