Ogni anno, l’8 marzo il mondo si ferma per celebrare la Giornata internazionale della donna. Ma quanti conoscono davvero la ragione per cui è stata scelta proprio questa data? La risposta non è semplice come potrebbe sembrare: dietro l’8 marzo si nasconde una storia complessa, fatta di lotte operaie, rivoluzioni, movimenti socialisti e persino un celebre falso storico che per decenni ha condizionato la narrazione collettiva.
In questo articolo risaliamo alle vere origini della giornata della donna, dal primo Woman’s Day americano del 1909 fino alla risoluzione delle Nazioni Unite del 1977, passando per l’evento che ha realmente determinato la scelta dell’8 marzo: la Rivoluzione russa di febbraio del 1917. Scopriremo anche perché in Italia si regala la mimosa e qual è il tema scelto dall’ONU per il 2026.
Le radici: il movimento socialista e il primo Woman’s Day
La storia della giornata della donna affonda le sue radici nei primi anni del Novecento, in un contesto di profonde trasformazioni sociali. Il punto di partenza viene spesso individuato nel VII Congresso della Seconda Internazionale socialista, tenutosi a Stoccarda nell’agosto 1907, dove la questione del suffragio femminile ricevette grande attenzione. I partiti socialisti si impegnarono a lottare per l’introduzione del voto universale, un obiettivo che includeva finalmente anche le donne.
Pochi giorni dopo, il 26 e 27 agosto 1907, si tenne la Conferenza internazionale delle donne socialiste, durante la quale fu istituito l’Ufficio di informazione delle donne socialiste. A guidarlo fu eletta Clara Zetkin, figura chiave nella storia dei diritti delle donne.
Il primo vero Woman’s Day fu celebrato negli Stati Uniti il 23 febbraio 1909, su iniziativa del Partito socialista americano. La data fu scelta in onore dello sciopero delle operaie del settore tessile, che protestavano per le durissime condizioni di lavoro dell’epoca. Fu il primo passo di un percorso che, nel giro di pochi anni, avrebbe assunto una dimensione internazionale.
La giornata della donna arriva in Europa: le prime celebrazioni
Nel 1910, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen, fu proposta l’istituzione di una giornata della donna a carattere internazionale. L’obiettivo principale restava il raggiungimento del suffragio universale, ma la giornata doveva servire anche a sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti delle donne al lavoro e alla formazione professionale.
La prima celebrazione europea si tenne il 19 marzo 1911 in Germania, Austria, Svizzera e Danimarca, mobilitando circa un milione di persone. La data fu scelta per ragioni simboliche legate alla rivoluzione prussiana del 1848, quando il re di Prussia dovette riconoscere la forza del popolo in armi e, tra le promesse poi disattese, figurava anche il riconoscimento del diritto di voto alle donne. In Francia, la celebrazione si tenne il 18 marzo dello stesso anno, in coincidenza con il quarantennale della Comune di Parigi.
Negli anni successivi, la giornata della donna continuò a essere celebrata in date diverse nei vari paesi, senza una data unica e condivisa a livello internazionale. La prima guerra mondiale interruppe le celebrazioni in quasi tutti gli stati coinvolti nel conflitto, ma la lotta per i diritti delle donne non si fermò.
L’evento che ha deciso la data: l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo
Arriviamo al momento cruciale, quello che ha determinato definitivamente la scelta dell’8 marzo come data della giornata della donna. Il protagonista di questa svolta storica è un evento avvenuto nel pieno della prima guerra mondiale, nella Russia zarista.
L’8 marzo 1917 (che nel calendario giuliano allora in vigore in Russia corrispondeva al 23 febbraio), le donne di San Pietroburgo scesero in piazza in una grande manifestazione sotto lo slogan “Pane e Pace”, chiedendo la fine della guerra e condizioni di vita migliori. Inizialmente non era previsto nessuno sciopero per quella giornata: le varie anime del movimento rivoluzionario avevano organizzato solo dibattiti e volantinaggi, non ritenendosi abbastanza forti per azioni di massa.
Ma le donne scesero comunque in strada, spontaneamente. La fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò manifestazioni successive, sempre più massicce, che nel giro di pochi giorni portarono al crollo dello zarismo. L’8 marzo 1917 è così rimasto nella storia come l’inizio della Rivoluzione russa di febbraio, un evento epocale innescato proprio dalla rivolta delle donne.
Il 1921: l’8 marzo diventa data ufficiale
Fu proprio per commemorare quella storica manifestazione che, il 14 giugno 1921, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca, si stabilì che l’8 marzo fosse la Giornata internazionale dell’operaia. Da quel momento, la data fu adottata progressivamente in diversi paesi, diventando il punto di riferimento fisso per le celebrazioni legate ai diritti delle donne.
Il falso storico dell’incendio nella fabbrica di New York
Per molti anni, in Italia e non solo, si è creduto che l’8 marzo fosse legato a un tragico incendio avvenuto in una fabbrica tessile di New York, la cosiddetta fabbrica Cotton, dove nel 1908 avrebbero perso la vita decine di operaie. Questa versione, emotivamente molto potente e facile da ricordare, si è diffusa capillarmente tra organizzazioni sindacali e femministe a partire dagli anni Cinquanta.
In realtà, come diverse studiose hanno dimostrato a partire dagli anni Settanta, si tratta di un falso storico. Non esiste alcuna documentazione di un incendio avvenuto l’8 marzo 1908 in una fabbrica chiamata Cotton a New York. L’evento reale a cui la leggenda probabilmente si ispira è l’incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist, avvenuto il 25 marzo 1911, in cui persero la vita 146 lavoratori, di cui 123 donne e 23 uomini. Una tragedia vera e devastante, ma che non ha alcun legame diretto con la scelta della data dell’8 marzo.
Secondo la studiosa Françoise Picq, la versione dell’incendio fu introdotta in Francia negli anni Cinquanta per distanziare la giornata dalla sua vera origine, troppo legata alla tradizione del partito comunista. Si preferì sostituirla con una narrazione più “internazionale” e meno politicamente connotata, legata alle proteste delle lavoratrici americane. Riconoscere il falso storico non significa sminuire il valore della giornata: significa semplicemente restituire alla memoria collettiva la verità sui fatti.
L’8 marzo in Italia: l’UDI, la mimosa e il femminismo
In Italia, la storia della giornata della donna ha una sua evoluzione specifica. Nel settembre 1944 nacque a Roma l’UDI (Unione Donne in Italia), per iniziativa di donne appartenenti a diversi partiti della sinistra, dal PCI al PSI, dal Partito d’Azione alla Sinistra Cristiana. Fu proprio l’UDI a organizzare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone d’Italia già liberate.
L’anno successivo, nel 1946, la giornata fu celebrata in tutta Italia e fece la sua prima comparsa il simbolo che ancora oggi accompagna questa ricorrenza: la mimosa. La scelta non fu casuale: la mimosa fioriva spontaneamente già ai primi di marzo in molte località del centro e sud Italia ed era un fiore facilmente reperibile e poco costoso, alla portata di tutte le tasche. Un simbolo popolare e democratico, perfetto per una giornata dedicata ai diritti di tutte le donne.
Bisognò tuttavia attendere gli anni Settanta per assistere alla nascita di un vero movimento femminista in Italia. Una data simbolo è l’8 marzo 1972, quando in Piazza Campo de’ Fiori a Roma si tenne una storica manifestazione durante la quale le donne rivendicarono, tra le altre cose, la legalizzazione dell’aborto. Il 1975 fu poi dichiarato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale delle Donne, e l’8 marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo scesero in piazza per ricordare l’importanza della parità di diritti.
La risoluzione ONU del 1977: l’8 marzo diventa giornata mondiale
Il momento di consacrazione definitiva arrivò il 16 dicembre 1977, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 32/142, propose a ogni paese di dichiarare un giorno all’anno come “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale”. L’8 marzo, già celebrato in diversi paesi, fu scelto come data ufficiale dalla grande maggioranza delle nazioni aderenti.
Con questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo fondamentale della donna negli sforzi di pace e richiamò l’urgenza di porre fine a ogni forma di discriminazione, aumentando il sostegno a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile, sociale, economica e politica dei rispettivi paesi.
Il tema del 2026: diritti, giustizia e azione per tutte le donne
Per l’edizione 2026, le Nazioni Unite e UN Women hanno scelto un tema diretto e urgente: “Rights. Justice. Action. For ALL Women and Girls”, ovvero “Diritti. Giustizia. Azione. Per TUTTE le donne e le ragazze”. Un appello che ricorda come l’uguaglianza non sia solo una questione di celebrazioni, ma di condizioni concrete che rendano i diritti reali nella vita quotidiana.
I dati globali parlano chiaro: a livello mondiale, le donne detengono in media circa il 64% dei diritti legali riconosciuti agli uomini. Nessun paese al mondo ha ancora colmato completamente il divario giuridico tra uomini e donne, con lacune che riguardano ambiti fondamentali come il lavoro, la sicurezza, la famiglia, la proprietà, la mobilità e la pensione. Nell’Unione Europea il gender pay gap medio si attesta ancora al 13%, il che significa che per ogni euro guadagnato da un uomo, una donna ne percepisce in media 0,87.
Anche in Italia i numeri raccontano una realtà ancora lontana dalla parità: secondo l’European Social Survey, il 70,8% del lavoro di cura è svolto dalle donne, contro il 29,2% degli uomini. A livello globale, ogni giorno vengono svolte oltre 16 miliardi di ore di lavoro domestico e di cura non retribuito, attività indispensabili per il funzionamento delle economie ma spesso invisibili nelle statistiche ufficiali.
Perché l’8 marzo non è solo una festa: il significato profondo di questa giornata
Chiamarla semplicemente “festa della donna” è riduttivo e, in un certo senso, fuorviante. L’8 marzo non nasce per celebrare la donna in quanto tale, ma per ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche ottenute attraverso decenni di lotte, sacrifici e rivendicazioni. È una giornata nata dalla fatica delle operaie, dal coraggio delle manifestanti, dalla determinazione di chi ha combattuto per il diritto di voto, di istruzione, di lavoro dignitoso.
Oggi, la Giornata internazionale della donna serve anche a puntare i riflettori su tutto ciò che resta da fare: dalla parità salariale al contrasto alla violenza di genere, dalla rappresentanza politica alla redistribuzione equa del lavoro di cura. Ogni 8 marzo è un’occasione per andare oltre la consapevolezza e passare all’azione concreta, proprio come recita il tema dell’ONU per il 2026.
La vera storia dell’8 marzo ci ricorda che questa data non è un’invenzione commerciale né una semplice ricorrenza da calendario: è il frutto di oltre un secolo di battaglie per i diritti e la dignità delle donne in tutto il mondo. Conoscerne le origini autentiche è il primo passo per onorarne pienamente il significato.