Lino Banfi premiato al Bif&st di Bari: standing ovation e lacrime al Petruzzelli
Un teatro Petruzzelli gremito in ogni ordine di posti, una standing ovation lunghissima e la commozione di un uomo che a novant’anni riceve il riconoscimento più bello nella sua terra. Lino Banfi è stato l’ospite d’onore del Bif&st, il Bari International Film&Tv Festival, dove ha ricevuto il Premio Bif&st arte del cinema. Una mattinata che ha intrecciato cinema, ricordi, battute indimenticabili e un annuncio in anteprima che ha sorpreso tutti: il lancio di un podcast tutto suo.
La giornata si è aperta con la proiezione del film cult Vieni avanti cretino di Lucio Salce (1982), seguita dall’anteprima dei primi trenta minuti di Lino d’Italia: storia di un itALIENO, il documentario diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Minerva Pictures, che racconta la vita e la carriera dell’attore di Andria. Dopo le proiezioni, Banfi si è raccontato in un talk moderato dal critico e regista Steve Della Casa.
“Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Beri”: Banfi e la pugliesità
Le prime parole di Banfi sono state per il pubblico e per il Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, con un racconto che è già diventato un momento da antologia: il ricordo di quando, durante la pandemia, lo vide girare per le strade di Bari a chiedere a tutti di tornare a casa. “Dissi a mio figlio Walter: se diventa governatore, lui col cavallo bianco e io con l’asino dietro, vestiti da Don Chisciotte e Sancho, attraversiamo tutta Bari”, ha raccontato Banfi, strappando risate e applausi.
Un ringraziamento speciale è andato a Steve Della Casa, tra i primi critici ad aver riconosciuto il valore di quei film che per anni erano stati liquidati come “ricottate” e “guittate” e che oggi sono diventati cult movie. Ed è proprio sulla comicità pugliese che Banfi ha rivendicato con orgoglio il suo ruolo di apripista: “Ho aperto io questo vialetto che ha condotto a far capire che anche noi in Puglia siamo spiritosi. Non avendo avuto un Eduardo Scarpetta come i napoletani, abbiamo dovuto fare da noi.”
L’annuncio in anteprima: “Farò un podcast sui fatti degli altri”
Tra i momenti più sorprendenti della mattinata, l’annuncio che Banfi ha voluto dare proprio dal palco del Petruzzelli, in esclusiva per il pubblico del festival: “È una notizia che do qui in anteprima, non la dite a nessuno! Farò un mio podcast tra qualche giorno, sto trovando il locale a Roma.”
Il format? Tipicamente banfiano: “Sarà un podcast sui fatti degli altri, un po’ come quando ci si incontra con i parenti e gli amici e, non vedendosi da un po’, ci si chiede: beh, come vanno le cose?” Un progetto che lo metterà in scherzosa competizione con gli influencer, un mondo che l’attore guarda con la sua ironia inconfondibile: “Tutti oggi vogliono essere influencer. Quanti follower hai, quanti hashtag hai. La prima volta che ho sentito la parola hashtag pensavo fosse una malattia, qualcosa agli occhi: ho avuto un hashtag, meno male che mi sono messo la crema!”
La gavetta, i vagoni dei treni e il consiglio ai giovani
Alla domanda su quale suggerimento darebbe a un giovane che vuole fare l’attore, Banfi non ha addolcito la realtà: “Non è facile. Nel mio percorso mi è capitato di non mangiare, piangere, dormire nei vagoni dei treni fermi alla stazione di Milano, farmi operare alle tonsille solo per stare al caldo di un ospedale.” Un racconto di sacrificio e determinazione che si è trasformato in un messaggio diretto: “Se si è pronti a fare tutto questo, allora sì, forse si è pronti a diventare attori famosi. I ragazzi devono fare la gavetta, frequentare una scuola di recitazione o fare teatro.”
E poi il bilancio di una vita intera: “Nonostante le centinaia di film e serie TV, sono arrivato all’età di novant’anni senza combinare guai, senza far danni, senza avere malanni, senza trucchi e senza inganni. Vuol dire che ho condotto una vita sana. Sono contento di come siano andate le cose.”
Oronzo Canà o nonno Libero? La risposta di Banfi
Inevitabile la domanda: se dovesse salvare solo uno tra i due personaggi più iconici della sua carriera, quale sceglierebbe? La risposta è arrivata senza esitazione: “Nonno Libero, perché mi ha dato le più belle soddisfazioni del mondo: mi ha fatto abbracciare quattro generazioni che sanno a memoria le mie battute.” Una dichiarazione d’amore per il personaggio di Un medico in famiglia che per milioni di italiani è diventato il nonno che tutti avrebbero voluto avere.
Decaro premia Banfi: “Viva Lino Banfi e viva la Puglia”
Il momento della premiazione ha visto salire sul palco il Presidente della Regione Antonio Decaro, che ha mantenuto la promessa del cavallo: “Andremo a cavallo, l’ho promesso!” Prima di consegnare il riconoscimento, Decaro ha reso omaggio all’attore con parole che hanno commosso la platea: “Lino Banfi è un pezzo della nostra storia, un antesignano della comicità pugliese. Ci ha fatto conoscere la Puglia come luogo geografico, linguaggio, spirito di accoglienza, portando ovunque l’umanità e la simpatia dei pugliesi.”
La motivazione ufficiale del Premio Bif&st arte del cinema recita: “Per tutte le volte in cui ci ha fatto ridere sul serio, commuovere senza retorica e riconoscere in mezzo allo schermo un pezzo di noi.” Parole che hanno visibilmente emozionato l’attore, il quale ha commentato con la semplicità che lo contraddistingue: “Sentivo parlare di questo premio da anni ma non ho mai pensato di poterlo ricevere perché ho sempre fatto film poco artistici. Adesso riceverlo mi fa piacere.”
Il documentario: Lino d’Italia, storia di un itALIENO
La mattinata ha offerto anche una prima assoluta: i primi trenta minuti del documentario Lino d’Italia: storia di un itALIENO, diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Minerva Pictures. Il film ripercorre la vita e la carriera di Banfi attraverso immagini d’archivio, interviste e testimonianze, restituendo il ritratto di un artista che ha attraversato decenni di cinema italiano senza mai perdere il contatto con il suo pubblico. Un progetto che, nelle intenzioni, vuole raccontare non solo l’attore ma l’uomo, con le sue radici pugliesi, le difficoltà della gavetta e la costruzione di una carriera partita dal nulla.