Enrica Bonaccorti e la musica: la paroliera che scrisse La lontananza

13 Marzo 2026 di 6 min di lettura
Enrica Bonaccorti - Pietro Coccia / IPA
Enrica Bonaccorti - Pietro Coccia / IPA

Il grande pubblico la ricorda come conduttrice televisiva, volto di programmi storici come “Pronto, chi gioca?” e “Non è la Rai”. Ma nella lunga carriera di Enrica Bonaccorti, scomparsa il 12 marzo 2026 a 76 anni dopo una battaglia contro un tumore al pancreas, c’è un capitolo meno conosciuto e altrettanto straordinario: quello della musica.

Prima ancora di diventare un’icona del piccolo schermo, Enrica Bonaccorti era una paroliera capace di trasformare emozioni intime in versi destinati a entrare nella storia della canzone italiana. Due titoli su tutti, scritti per Domenico Modugno: La lontananza e Amara terra mia.

Un diario di adolescente e un incontro a teatro

Tutto cominciò dalla Sardegna. Enrica arrivò a Sassari a 13 anni, al seguito del padre, ufficiale di polizia ed ex partigiano, trasferito sull’isola per lavoro. Lì visse alcuni degli anni più intensi della sua adolescenza: i primi amori, la malinconia del distacco, le emozioni che solo a quell’età si vivono con quella profondità assoluta. Tutto finiva nel suo diario, pagina dopo pagina. Quando tre anni dopo la famiglia si trasferì a Roma, Enrica portò con sé quei quaderni pieni di parole e sentimenti.

Alla fine degli anni Sessanta, la giovane Bonaccorti si avvicinò al mondo dello spettacolo attraverso il teatro. Dopo un provino al Teatro de’ Servi di Roma, venne scelta per una piccola parte nella commedia “Mi è caduta una ragazza nel piatto”, il cui protagonista era Domenico Modugno. Quella tournrée, lunga oltre cento repliche in giro per l’Italia, cambiò la sua vita.

Modugno rimase colpito dalla sensibilità della ragazza, dalla sua capacità di raccontare sentimenti complessi con parole semplici. Durante la tournrée, Enrica rivelò di scrivere poesie fin dall’età di undici anni. Fu l’inizio di una collaborazione artistica destinata a lasciare il segno nella musica italiana.

La notte di Cuneo: nasce La lontananza

Era il 20 gennaio del 1970. La compagnia era a Cuneo per una tappa della tournrée. Dopo lo spettacolo, Modugno si presentò nella stanza di Enrica con l’abbozzo di una nuova canzone e le chiese un parere. Bonaccorti lo ascoltò, ma quelle prime parole non la convinsero del tutto. Poi, quasi d’istinto, le venne in mente il vecchio diario dei suoi quattordici anni. Lo prese e trovò una frase che aveva scritto pensando al suo primo amore sardo, ormai lontano.

Modugno ne fu travolto. Come raccontò la stessa Bonaccorti, il cantautore pugliese impazzì di entusiasmo e cominciò a saltare sul letto dell’albergo, gridando che sarebbe stato un successo. Le chiese di scrivere subito l’intero testo. Enrica si mise a lavorare su fogli di carta intestata dell’hotel. In una sola notte, trasformò le emozioni della sua adolescenza in versi compiuti. Nasce così “La lontananza”, una canzone che parla di distanza, memoria e legami profondi, destinata a diventare una delle più amate del repertorio di Modugno e dell’intero canzoniere italiano.

La forza di quel brano stava proprio nella verità che conteneva. Non era un esercizio di stile, ma il racconto autentico di un amore adolescenziale e della sofferenza di una separazione. Lo stesso Modugno, in un’intervista del 1989, spiegò che l’immagine del vento capace di spegnere i fuochi piccoli e accendere quelli grandi non era sua, ma di Enrica, e che lui l’aveva afferrata al volo trasformandola in musica.

Amara terra mia: il canto dell’emigrazione

La collaborazione tra Bonaccorti e Modugno non si esaurì con La lontananza. L’anno successivo, nel 1971, i due lavorarono insieme ad “Amara terra mia”, un brano che parte da un antico canto popolare e racconta il dolore dell’emigrazione, il distacco dalla propria terra d’origine. La canzone aveva una storia complessa alle spalle: derivava da un componimento di Giovanna Marini, inizialmente registrato come canto tradizionale abruzzese, che Modugno e Bonaccorti rilavorarono dando vita a una versione nuova e potentissima.

Anche in questo caso, il tema della lontananza tornava prepotente. Come rivelò la stessa Bonaccorti, il brano originariamente si intitolava “Sardegna terra mia” e nasceva dagli stessi sentimenti del suo diario adolescenziale: il distacco, la nostalgia, l’attaccamento viscerale a una terra che ti ha formato. “Amara terra mia” è diventata nel tempo uno dei canti più intensi sull’emigrazione italiana, ripresa da numerosi interpreti anche delle generazioni più giovani.

Le altre canzoni e una vena artistica mai sopita

Il repertorio di Bonaccorti come paroliera non si limitò ai capolavori scritti con Modugno. Nel corso degli anni firmò anche “Nostra dea”, interpretata da Rossella Falk nel 1972, “Rimmel & Cipria” delle Sorelle Bandiera nel 1979, e “Miss Manhattan”, brano dance cantato da Sharon Russell. Scrisse inoltre una canzone per bambini, “Buongiorno a tutte quante le mamme”, che rivelò un lato tenero e giocoso della sua scrittura.

In televisione, il suo legame con la musica continuò attraverso programmi come “Vota la voce”, condotto nel 1992 insieme a Red Ronnie su Canale 5, e “Canzoni spericolate”, in prima serata nel 1993, che raggiunse i sei milioni di telespettatori. Anche quando il suo ruolo principale divenne quello di conduttrice, la musica non smise mai di essere una parte fondamentale della sua identità artistica.

Una scrittura che sopravvive al tempo

Negli ultimi anni, la passione per la scrittura aveva portato Bonaccorti a dedicarsi ai romanzi, confermando una vocazione letteraria che l’aveva accompagnata per tutta la vita. Aveva vinto premi giornalistici come il Flaiano e il Guidarello, e non aveva mai smesso di considerare la parola scritta come il suo strumento espressivo più autentico.

In un’intervista del 2017, parlando de La lontananza, Bonaccorti aveva espresso un desiderio semplice: che quella canzone restasse anche dopo di lei, come qualcosa capace di sopravvivere al tempo. Quel desiderio si è avverato. Le parole che una ragazzina di quattordici anni scrisse su un diario in Sardegna, pensando a un amore che il mare stava per portare via, continuano a risuonare nella memoria collettiva degli italiani.

Con la scomparsa di Enrica Bonaccorti si chiude una storia artistica unica, fatta di televisione, teatro, radio e letteratura. Ma sono forse proprio quelle canzoni — nate da emozioni vere, scritte su carta d’albergo in una notte d’inverno a Cuneo — a rappresentare il suo lascito più prezioso e duraturo.

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Scritto da

Bruno Bellini, giornalista pubblicista e direttore di Lifestyleblog.it. Fondatore della testata online dal 2011, membro della giuria stampa del Festival di Sanremo.

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