Addio a David Riondino: si è spento a 73 anni l’artista più poliedrico della scena italiana

29 Marzo 2026 di 7 min di lettura
Addio a David Riondino: si è spento a 73 anni l'artista più poliedrico della scena italiana

È morto oggi, domenica 29 marzo 2026, David Riondino. Il cantautore, attore, regista e scrittore fiorentino si è spento nella sua casa di Roma dopo una lunga malattia. Aveva 73 anni. A dare l’annuncio è stata l’amica Chiara Rapaccini, artista e illustratrice, con un post su Facebook che è un ricordo commosso di una vita condivisa: “David aveva fondato a Firenze un gruppo rock che si chiamava Victor Jara. Eravamo tutti compagni, allora, di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell’unità. David era il nostro capo visionario.”

I funerali saranno celebrati martedì 31 marzo alle ore 11 nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma. Un luogo simbolico per un uomo che dell’arte, in tutte le sue forme, aveva fatto ragione di vita.

Da Firenze al mondo: una carriera che sfidava ogni etichetta

Nato a Firenze il 10 giugno 1952, figlio di un maestro elementare esponente dell’avanguardia educativa, Riondino è stato una di quelle figure rare della cultura italiana che non si lasciano definire in una sola parola. Cantautore, attore, poeta improvvisatore, scrittore satirico, regista, commediografo: ogni definizione era insieme vera e insufficiente. Come scrisse una volta di sé stesso, la sua vocazione era “trasformare l’esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, senza trasformare il sapere in potere.”

Negli anni Settanta fondò a Firenze il Collettivo Victor Jara, realtà teatrale e musicale ispirata al cantautore cileno assassinato durante il colpo di stato di Pinochet. Da lì partì un percorso che lo portò ad aprire i concerti di Fabrizio De André con la Premiata Forneria Marconi, a scrivere per le riviste di satira più taglienti dell’epoca — TangoIl MaleCuoreLinus — e a costruire una carriera teatrale e televisiva che avrebbe attraversato cinque decenni senza mai perdere autenticità.

Maracaibo: il tormentone che non racconta tutta la storia

Per il grande pubblico, il nome di David Riondino è legato soprattutto a Maracaibo, il brano scritto insieme a Lu Colombo(Maria Luisa Colombo) all’inizio degli anni Ottanta e diventato uno dei tormentoni estivi più iconici di quel decennio. Un successo popolare enorme che, paradossalmente, ha sempre rischiato di oscurare la complessità di un artista che era molto di più di quella canzone.

Riondino era prima di tutto un poeta della parola parlata e cantata. La sua pratica della poesia a braccio — l’improvvisazione in versi della tradizione popolare toscana — era diventata il suo marchio di fabbrica, capace di trasformare ogni esibizione in un evento irripetibile. Una tradizione antica che lui aveva saputo riportare al centro della scena contemporanea, rendendola accessibile anche a chi non l’aveva mai conosciuta.

La televisione: dal Costanzo Show a Quelli che il calcio

Sul piccolo schermo, Riondino ha lasciato un segno indelebile. Le sue apparizioni al Maurizio Costanzo Show, dove era ospite frequente nella parte di alleggerimento comico, lo avevano reso un volto familiare per milioni di italiani. Memorabile il suo personaggio di Joao Mesquinho, lo strampalato cantautore brasiliano che portava sul palco del Costanzo con una comicità surreale e coltissima al tempo stesso. Fu anche il “filosofo” del Lupo Solitario di Antonio Ricci e partecipò a diverse edizioni di Quelli che il calcio.

Ma la televisione, per Riondino, non è mai stata un fine: era un mezzo per portare la propria visione del mondo — ironica, colta, mai compiacente — a un pubblico più ampio. Non ha mai rinunciato alla propria identità per inseguire gli ascolti, e forse è proprio questo a renderlo così amato da chi lo ha conosciuto davvero.

Il teatro, il cinema e le collaborazioni: da Paolo Rossi a Bollani

Sul palcoscenico, Riondino ha costruito collaborazioni che hanno fatto la storia del teatro comico italiano. Con Paolo Rossi mise in scena Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lire. Con Dario Vergassola creò i Cavalieri del Tornio, uno spettacolo che mescolava satira e improvvisazione. Con Sabina Guzzantilavorò a lungo, e con Stefano Bollani esplorò il confine tra musica e parola.

Al cinema ha recitato in film importanti: La notte di San Lorenzodei fratelli Taviani, Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana, Kamikazen di Gabriele Salvatores, Cavalli si nasce di Sergio Staino. Come regista firmò nel 1997 Cuba Libre – Velocipedi ai Tropici e diversi documentari sugli improvvisatori in versi dell’isola di Cuba, una passione che lo accompagnava da sempre.

Come scrittore pubblicò Rombi e Milonghe per Feltrinelli, Sgurzper Nottetempo, Il Trombettiere per Magazzini Salani con cento illustrazioni di Milo Manara, e Sussidiario per Castelvecchi, raccolta dei suoi scritti satirici in versi.

La Scuola dei Giullari: il progetto rimasto incompiuto

Tra le eredità più preziose che Riondino lascia c’è un progetto rimasto incompiuto: la Scuola dei Giullari, un centro di formazione diffuso dedicato alla composizione di canzoni, pensato per unire la tradizione della poesia orale con le eccellenze della musica contemporanea. Un’idea che testimonia il suo impegno costante verso le nuove generazioni e la volontà di trasmettere un sapere che rischiava di andare perduto. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha già dichiarato che “è un’eredità preziosa che la Toscana non disperderà, ma che dovrà continuare a coltivare nel suo nome.”

Il Club Tenco: “Un giullare con una sottile vena di tristezza nel sorriso”

Tra i ricordi più intensi c’è quello del Club Tenco, che con una nota ha salutato un artista legato alla Rassegna della canzone d’autore fin dalla prima ora. Fu Amilcare Rambaldi a chiamarlo in Rassegna nel 1979, e da lì — anno sì anno no — Riondino non se ne andò più, fino all’edizione dell’anno scorso. “Si era assunto, per sé, il ruolo di giullare, un giullare con una sottile vena di tristezza nel sorriso”, scrive il Club nella sua nota. “In realtà era un intellettuale e un artista raffinato, ironico e profondamente libero, che ha attraversato con intelligenza e sensibilità il mondo della canzone d’autore, del teatro, del cinema, della televisione. Insomma, della cultura italiana.”

Il Tenco ricorda in particolare la sua generosità nei momenti informali della Rassegna: saliva sul palco con naturalezza anche durante i cambi scena, accompagnando il pubblico con racconti, improvvisazioni e riflessioni. Indimenticabili le sfide in ottava rima toscana con Benigni e Guccini, momenti di pura magia verbale che chi c’era non ha mai dimenticato.

Il percorso di Riondino si era intrecciato a filo doppio con quello del presidente del Club Tenco Sergio Staino e del direttore artistico Sergio Sacchi: dalla nascita del periodico satirico Tango alla filiale catalana del Tenco “Cose di Amilcare”, fino al festival della canzone satirica “Dallo Shamano allo Showman” in Val Camonica. La nota si chiude con un saluto che è un capolavoro di affetto e leggerezza: “Là dove è andato ora si troverà in buona compagnia. E forse arriveranno anche le ballerine. Ma a noi mancherà, tanto.”

Le reazioni: “Il nostro capo visionario”

La notizia della morte di Riondino ha scatenato un’ondata di ricordi e messaggi sui social. L’amica Chiara Rapaccini ha chiuso il suo post con una domanda che vale più di qualsiasi commemorazione ufficiale: “Ehi David, ma che facciamo senza te? Che facciamo?” Il presidente Giani ha ricordato “un artista capace di raccontare l’identità della Toscana con intelligenza, ironia e profondità”, sottolineando “la sua capacità di unire tradizione e innovazione, parola e musica.”

David Riondino aveva una volta riassunto così la propria filosofia: “Tutta la letteratura nasce dal passare il tempo con gli amici, inventando storie e anche teatralizzandole. All’origine c’è l’immaginarsi diversi, in altre vite.” Oggi quelle altre vite, quelle storie inventate e teatralizzate, restano. Lui no. E la scena italiana è un po’ più povera.

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La redazione di Lifestyleblog.it

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