Ci siamo. Stasera, martedì 24 febbraio, il Teatro Ariston accende le luci per la 76ª edizione del Festival di Sanremo. Carlo Conti torna alla guida per il quinto — e ultimo — anno come direttore artistico e conduttore, e lo fa con un’edizione che ha tutte le carte in regola per essere ricordata. Ma che Sanremo sarà? Proviamo a tracciare una mappa di quello che ci aspetta nelle cinque serate, dal 24 al 28 febbraio.
Il Sanremo dell’addio (fatto bene)
Carlo Conti lo ha detto chiaramente ai microfoni di Rai Radio 2: cinque Festival e poi basta. Questo non è un dettaglio da poco, perché cambia completamente la prospettiva. Chi non ha più niente da dimostrare è libero di rischiare, e Conti sembra averlo fatto: 30 big in gara — quattro in più rispetto al regolamento iniziale che ne prevedeva 26 — con una varietà musicale che lui stesso ha definito senza precedenti. Rock, country, rap puro, sonorità latine, pop d’autore e persino il brano classico senza ritornello. Un caleidoscopio musicale che vuole rappresentare tutta l’Italia che canta, non solo quella che va in tendenza su Spotify.
C’è anche il ritorno delle Nuove Proposte, confermate dopo la reintroduzione dello scorso anno: quattro giovani artisti — Angelica Bove, Nicolò Filippucci, Mazzariello e il trio Blind, El Ma & Soniko — si contenderanno il titolo in una gara parallela che si risolverà tra la seconda e la terza serata.
Laura Pausini padrona di casa: il cerchio si chiude
La scelta di Laura Pausini come co-conduttrice fissa per tutte e cinque le serate è una dichiarazione d’intenti. Non un’ospitata, non un cameo: una presenza costante accanto a Conti. Pausini è nata artisticamente su quel palco nel 1993 con “La solitudine”, vincendo la sezione Novità, ma non ha mai vinto tra i Big — nel 1994, con “Strani amori”, si classificò terza. Conti le restituisce l’Ariston non da concorrente, ma da padrona di casa. È un gesto simbolico potente, che racconta molto di cosa vuole essere questo Sanremo: un omaggio alla storia del Festival.
Ospiti e co-conduttori: il programma serata per serata
Ogni serata avrà il suo volto e i suoi momenti. Stasera, martedì 24, l’attore turco Can Yaman affiancherà Conti e Pausini come co-conduttore, mentre l’ospite musicale più atteso è Tiziano Ferro, che celebra i 25 anni di “Xdono” con un medley dei suoi successi e la presentazione live del nuovo singolo. Mercoledì 25 salgono sul palco Pilar Fogliati, Achille Lauro e Lillo, con Gianluca Gazzoli a guidare la gara delle Nuove Proposte. Giovedì 26, serata da brividi: Eros Ramazzotti e Alicia Keys si esibiranno insieme in “L’Aurora”, e Irina Shayk porterà il glamour internazionale. Venerdì 27, la tradizionale serata delle cover e dei duetti, con Bianca Balti co-conduttrice. Sabato 28, la finale: Nino Frassica e Giorgia Cardinaletti accanto a Conti, con Andrea Bocelli come super ospite.
Da non dimenticare Max Pezzali, presenza fissa sulla nave Costa Toscana per tutte e cinque le serate, e i Pooh che chiuderanno il Festival dal Suzuki Stage di Piazza Colombo nella serata finale.
L’omaggio a Pippo Baudo e il Quirinale: Sanremo è istituzione
Due elementi raccontano l’evoluzione del Festival meglio di qualsiasi analisi. Il primo è l’omaggio annunciato a Pippo Baudo, scomparso nell’agosto scorso: tredici conduzioni, il re indiscusso di Sanremo, che Conti non mancherà di ricordare con la sobrietà e l’eleganza che lo contraddistinguono. Il secondo è una novità assoluta: per la prima volta nella storia, i protagonisti del Festival sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non è un dettaglio cerimoniale: è il riconoscimento definitivo di Sanremo come patrimonio culturale italiano.
Più televisione, meno social: il festival delle canzoni
Se gli anni di Amadeus sono stati il Festival dell’evento — dei casi mediatici, delle polemiche, dei numeri da record — questo Sanremo 2026 si preannuncia come il Festival del ritorno alle canzoni. Conti lo ha ribadito con la semplicità che lo contraddistingue: “Spero che queste canzoni siano trasmesse in radio e diventino parte integrante delle nostre giornate”. È una visione quasi controcorrente nell’era dei reel e dei trend, ma è proprio quello che rende questo Sanremo potenzialmente speciale.
I tempi saranno più contenuti rispetto alle maratone notturne dell’era Amadeus, con la sola eccezione della prima serata — stasera — dove l’esibizione di tutti e 30 i big allungherà inevitabilmente la diretta. Dalla seconda serata in poi, con 15 big a sera, il ritmo dovrebbe essere più sostenibile per chi non vuole andare a dormire alle due di notte.
Il calendario post-Olimpiadi e le novità di quest’anno
Quest’anno il Festival è slittato rispetto al tradizionale appuntamento di inizio febbraio per lasciare spazio alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, in programma dal 6 al 22 febbraio. Una scelta che ha spostato la kermesse a fine mese ma non ne ha raffreddato l’attesa. Tra le novità: la scenografia curata dall’architetto Riccardo Bocchini, il jingle ufficiale “Emigrato (Italiano)” firmato da Welo, e la conferma del DopoFestival affidato a Nicola Savino con Aurora Leone dei The Jackal e Federico Basso — una formula che promette di trasformare il post-serata in un appuntamento imperdibile.
In conclusione: che Sanremo sarà?
Sarà il Sanremo della consapevolezza. Un direttore artistico al suo ultimo giro, una co-conduttrice che torna dove tutto è iniziato, ospiti che rappresentano la storia della musica italiana, e trenta canzoni che vogliono tornare al centro della scena. Se Conti mantiene la promessa di mettere la musica davanti a tutto il resto, potrebbe lasciarci il più bel Festival degli ultimi anni. Non il più discusso, non il più virale, ma il più vero. Stasera alle 20:40 su Rai 1, si alza il sipario. E come sempre, Sanremo è Sanremo