Sanremo 1987: la finale vista da 18 milioni di persone, un record mai battuto

16 Febbraio 2026 di 8 min di lettura
Festival di Sanremo - I Vincitori nella foto : 1987 - Gianni Morandi, Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri con la canzone "Si può dare di più"
Festival di Sanremo - I Vincitori nella foto : 1987 - Gianni Morandi, Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri con la canzone "Si può dare di più"

Lo sapevi che la finale del Festival di Sanremo del 1987 fu vista da oltre 18 milioni di telespettatori? Un numero che ancora oggi, a quasi quarant’anni di distanza, resta il picco più alto mai raggiunto nella storia della kermesse. Nell’era dello streaming, dei social media e della frammentazione televisiva, quel dato appare quasi irreale. Eppure è tutto vero: il 7 febbraio 1987, l’Italia intera si fermò davanti al piccolo schermo per seguire la serata conclusiva di un’edizione che, tra canzoni leggendarie, colpi di scena e un annuncio drammatico in diretta, entrò di diritto nella storia della televisione italiana.

Perché il Festival del 1987 fu così seguito

Per capire l’enormità di quel dato bisogna contestualizzarlo. Nel 1987 non esistevano piattaforme digitali, non c’erano centinaia di canali tematici, non si poteva recuperare una puntata il giorno dopo su RaiPlay. La televisione generalista era l’unico grande palcoscenico collettivo del Paese, e Sanremo ne rappresentava il momento culminante.

Quell’anno, per la prima volta in assoluto, gli ascolti vennero rilevati dal sistema Auditel, entrato in funzione appena due mesi prima, il 7 dicembre 1986. I numeri che emersero furono straordinari e certificarono in modo scientifico ciò che tutti già percepivano: l’Italia era incollata al Festival.

I dati Auditel serata per serata

I numeri parlano da soli e tratteggiano un crescendo impressionante di interesse:

  • Prima serata (4 febbraio): 17.500.000 spettatori, 66,3% di share
  • Seconda serata (5 febbraio): 14.800.000 spettatori, 64,4% di share
  • Terza serata (6 febbraio): 13.200.000 spettatori, 67,5% di share
  • Serata finale (7 febbraio): 18.300.000 spettatori, 77,5% di share

La media dell’intera edizione si attestò sul 68,95% di share, il valore più alto mai registrato per un Festival di Sanremo. La finale raggiunse addirittura il 77,5%: significa che più di tre italiani su quattro, tra quelli che avevano la televisione accesa, stavano guardando l’Ariston.

L’edizione dei record: quattro serate per la prima volta

Il 1987 segnò anche una svolta nel format della manifestazione. Fu la prima edizione a estendersi su quattro serate anziché tre, una decisione voluta dai vertici Rai e sollecitata dalle case discografiche e dai pubblicitari, desiderosi di maggiore visibilità per gli artisti.

Alla conduzione tornava per la quarta volta Pippo Baudo, il presentatore che più di ogni altro ha legato il proprio nome al Festival. Al suo fianco, gli interventi comici del Trio Solenghi-Lopez-Marchesini e di un giovane Giorgio Faletti, all’epoca ancora sconosciuto come scrittore.

La direzione artistica fu affidata a Marco Ravera, figlio di Gianni Ravera, storico organizzatore del Festival scomparso l’anno precedente. Una staffetta generazionale che portò con sé una ventata di novità, a partire dall’allestimento del PalaRock, una tensostruttura nel porto di Sanremo da cui Carlo Massarini presentava le esibizioni degli ospiti internazionali.

Le canzoni che hanno fatto la storia

Se il 1987 detiene il record di ascolti non è solo per una congiuntura televisiva favorevole. Quell’edizione vantava un livello qualitativo delle canzoni raramente eguagliato, con brani destinati a restare nel repertorio della musica italiana per sempre.

Si può dare di più: il trio che vinse tutto

A trionfare fu la formazione inedita composta da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con Si può dare di più. Un brano dal messaggio ottimista e trascinante che divenne uno dei singoli più venduti dell’anno e una sorta di inno collettivo. L’idea di mettere insieme tre artisti così diversi per stile e generazione si rivelò vincente, un colpo di genio che anticipava le collaborazioni tra cantanti che oggi sono la norma.

Gli altri brani indimenticabili

La classifica di quell’anno è un concentrato di capolavori della canzone italiana:

  • Fausto Leali con Io amo, terzo classificato, che divenne un successo enorme
  • Al Bano e Romina Power con Nostalgia canaglia, quarta posizione, ancora oggi tra i brani più amati della coppia
  • Fiorella Mannoia con Quello che le donne non dicono, vincitrice del Premio della critica, diventata un vero e proprio inno femminile
  • Patty Pravo, Raf, Toto Cutugno (presente come autore con ben quattro brani tutti nelle prime sette posizioni)

Curiosità: il regolamento prevedeva che la classifica fosse determinata dalle schedine del Totip, il sistema di scommesse sportive. Il brano vincitore raccolse oltre 5,5 milioni di voti attraverso le ricevitorie di tutta Italia.

Whitney Houston e la standing ovation all’Ariston

Tra gli ospiti internazionali che si esibirono al PalaRock figuravano nomi del calibro di Europe, Paul Simon, The Smiths, Duran Duran e Bob Geldof. Ma la performance che entrò nella leggenda fu quella di Whitney Houston.

La cantante americana si esibì con All at Once prima al PalaRock e poi sul palco dell’Ariston, dove la sua voce straordinaria provocò una standing ovation talmente prolungata e calorosa che la produzione concesse un bis in via del tutto eccezionale, un evento rarissimo nella storia del Festival. Quel momento resta uno degli apici emotivi più intensi mai vissuti nella kermesse.

La morte di Claudio Villa annunciata in diretta

Se la finale del 1987 è rimasta impressa nella memoria collettiva, non è solo per la musica. Durante l’ultima serata, Pippo Baudo interruppe lo svolgimento della gara per dare un annuncio che lasciò l’Italia senza fiato: all’ospedale di Padova era morto Claudio Villa, il “Reuccio” della canzone italiana, recordman di vittorie al Festival insieme a Domenico Modugno con quattro trionfi ciascuno.

Fu un momento di televisione pura, crudo e imprevedibile, che trasformò una serata di festa in un addio collettivo a un pezzo di storia della musica italiana. Baudo gestì l’annuncio con la professionalità che lo contraddistingueva, ma l’emozione fu palpabile. Milioni di italiani appresero la notizia in diretta, e quel momento contribuì a rendere la serata ancora più indimenticabile.

Gli imprevisti che resero leggendaria quell’edizione

Il Festival del 1987 fu anche una collezione di piccoli e grandi imprevisti che alimentarono la curiosità del pubblico e tennero alta l’attenzione mediatica per giorni.

Il direttore di palcoscenico accusò un malore pochi minuti prima dell’inizio della trasmissione e dovette essere ricoverato. Romina Power, in stato di gravidanza avanzata, saltò le prove. Lo stesso Baudo fu colpito da un’influenza fastidiosa. Patty Pravo svenne per l’emozione quando scoprì che la sua canzone Pigramente signora presentava somiglianze con un brano di Dan Fogelberg.

E poi ci fu il celebre episodio della spallina caduta a Patsy Kensit, cantante degli Eighth Wonder e ospite dell’edizione, che durante l’esecuzione di Will You Remember mostrò involontariamente il seno in diretta. Le riviste di gossip parlarono dell’accaduto per settimane.

Il confronto con Amadeus e Carlo Conti: numeri a confronto

Dopo il 1987, nessuna finale del Festival ha più raggiunto i 18,3 milioni di spettatori di quella serata. Ma negli ultimi anni, grazie soprattutto al ciclo di Amadeus e alla prosecuzione con Carlo Conti, Sanremo ha vissuto una seconda giovinezza che merita un paragone diretto con quei numeri leggendari.

L’era Amadeus (2020-2024): il rilancio

Le cinque edizioni consecutive condotte da Amadeus hanno riportato il Festival al centro della conversazione nazionale, conquistando anche il pubblico giovane grazie all’apertura a generi come il rap, l’indie e l’urban e alla potenza amplificatrice dei social media.

Il picco di questa rinascita è arrivato con la finale del 2024, che ha incoronato Angelina Mango davanti a 14.301.000 spettatori e il 74,1% di share. Un risultato straordinario, il migliore dal 2000 in poi, che ha fatto parlare di record moderno. L’anno prima, la finale vinta da Marco Mengoni nel 2023 aveva totalizzato 12.256.000 spettatori con il 66% di share.

Numeri impressionanti per gli standard attuali, ma ancora lontani dai 18,3 milioni dell’87. Va detto che nel 2024 la finale si protrasse oltre le 2 di notte, e l’ultima parte con la proclamazione del vincitore raggiunse un clamoroso 89,6% di share.

Carlo Conti e Sanremo 2025: il Festival della normalizzazione

Con il passaggio di consegne a Carlo Conti, il Festival del 2025 ha mantenuto numeri altissimi. La finale vinta da Olly con Balorda nostalgia è stata seguita da 13.427.000 spettatori con il 73,1% di share in Total Audience — il nuovo sistema Auditel che dal 2025 integra anche le visioni da smartphone, tablet e pc.

Un dato leggermente inferiore alla finale di Amadeus del 2024, ma comunque la seconda finale più vista degli ultimi 25 anni. Il picco della serata arrivò durante la proclamazione del vincitore, con l’87,3% di share generale e addirittura il 97,5% nel target giovani.

Quanto pesa la differenza col 1987

Per capire davvero la distanza tra ieri e oggi, basta mettere i numeri in fila:

  • Sanremo 1987 (Baudo): 18.300.000 spettatori, 77,5% di share
  • Sanremo 2024 (Amadeus): 14.301.000 spettatori, 74,1% di share
  • Sanremo 2025 (Conti): 13.427.000 spettatori, 73,1% di share
  • Sanremo 1995 (Baudo): circa 17.600.000 spettatori, 75,2% di share
  • Sanremo 2008 (Baudo): 9.600.000 spettatori, 44,9% di share — il punto più basso

Lo share delle ultime finali si avvicina a quello del 1987, e questo dimostra che il Festival resta l’evento televisivo più potente del Paese. Ma in valori assoluti, quei 18 milioni restano un traguardo irraggiungibile: nel 1987 l’offerta televisiva era limitata a pochi canali, non esisteva internet, e il Festival era davvero l’unico spettacolo capace di riunire un’intera nazione davanti allo stesso schermo nello stesso momento.

L’eredità del Sanremo 1987

L’edizione del 1987 ha lasciato un’impronta profonda nel modo di concepire il Festival. La formula delle quattro serate (poi diventate cinque) si è consolidata come standard. L’idea di affiancare al palco principale un secondo palco per gli ospiti internazionali è stata ripresa e reinventata più volte, fino alla nave Costa delle edizioni recenti. Il mix di musica, spettacolo, imprevisti e cronaca che rese magica quella settimana di febbraio è diventato il modello ideale a cui ogni edizione successiva ha aspirato.

Si può dare di più non fu solo il titolo della canzone vincitrice. Fu, in un certo senso, il manifesto di un Festival che dimostrò al Paese intero cosa poteva diventare la televisione quando tutto funzionava alla perfezione. O quasi, visto che nulla andò esattamente come previsto. E forse è proprio per questo che 18 milioni di italiani restarono incollati fino all’ultimo minuto.

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Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 nella Giuria Stampa del Festival di Sanremo. Dottore in Comuncazione e Multimedia

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