Sal Da Vinci torna a Sanremo dopo 17 anni: dal terzo posto del 2009 al palco dell’Ariston con “Per sempre sì”

C’è qualcosa di profondamente poetico nel ritorno di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo. Diciassette anni dopo quel terzo posto conquistato con “Non riesco a farti innamorare”, l’artista napoletano torna all’Ariston da protagonista assoluto, forte di una seconda giovinezza artistica che ha sorpreso tutti. Nel mezzo, una carriera fatta di teatro, successi popolari e quel fenomeno chiamato “Rossetto e caffè” che nell’estate 2024 ha riscritto le regole del gioco. Ora, alla 76ª edizione del Festival, Sal Da Vinci si presenta con “Per sempre sì”, un inno all’amore eterno che promette di far cantare l’Italia intera.
Il trionfo del 2009: quando Napoli conquistò il podio
Per comprendere il significato di questo ritorno bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente al febbraio 2009. Il 59º Festival di Sanremo, condotto da Paolo Bonolis con Luca Laurenti, vide tra i protagonisti un artista che portava con sé l’eredità della grande tradizione musicale partenopea. Sal Da Vinci si presentò all’Ariston con “Non riesco a farti innamorare”, una ballad intensa e appassionata scritta insieme a due pesi massimi della canzone napoletana: Vincenzo D’Agostino e Gigi D’Alessio.
La canzone toccò le corde giuste del pubblico italiano. In un’edizione che vide trionfare Marco Carta con “La forza mia” e Povia classificarsi secondo con la controversa “Luca era gay”, Sal Da Vinci conquistò un meritatissimo terzo posto. Un risultato che certificava non solo il talento dell’artista, ma anche la capacità della musica napoletana di parlare a tutto il Paese.
L’album omonimo, trainato dal singolo sanremese, raggiunse la diciannovesima posizione nella classifica FIMI e diede il via a un tour che si protrasse da aprile fino a ottobre, con un’esibizione memorabile all’Arena Flegrea il 5 giugno. Quel Sanremo rappresentò per Sal Da Vinci la consacrazione nazionale, il momento in cui il figlio di Mario Da Vinci usciva definitivamente dall’ombra del padre per brillare di luce propria.
Le radici di un artista: da New York a Napoli
La storia di Salvatore Michael Sorrentino, questo il vero nome di Sal Da Vinci, è una di quelle che sembrano scritte per il cinema. Nato il 7 aprile 1969 a New York durante una tournée americana del padre Mario Da Vinci, leggendario interprete della sceneggiata napoletana, Sal ha respirato musica e teatro fin dalla culla. La doppia cittadinanza italo-americana è solo il primo capitolo di una vita vissuta tra due mondi, due culture, due modi di intendere l’arte.
L’esordio arrivò prestissimo, a soli sei anni, quando nel 1976 incise in duetto con il padre “Miracolo ‘e Natale”. L’anno successivo debuttò in teatro con le prime sceneggiate, dimostrando una naturalezza scenica che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica. Il cinema lo accolse quando non aveva ancora dieci anni, con ruoli in “Figlio mio sono innocente!” di Carlo Caiano e “Napoli storia d’amore e di vendetta” di Mario Bianchi.
Il 1986 segnò un passaggio importante: la partecipazione a “Troppo forte” al fianco di Carlo Verdone e Alberto Sordi, nel ruolo dello scugnizzo Capua. Un’esperienza che gli permise di confrontarsi con due giganti della commedia italiana e di affinare ulteriormente le sue doti attoriali.
Gli anni del teatro: l’Augusteo come seconda casa
Se il grande pubblico televisivo perse di vista Sal Da Vinci dopo Sanremo 2009, chi frequentava i teatri napoletani sapeva bene che l’artista non si era mai fermato. Anzi, proprio negli anni lontani dal Festival, Sal costruì una carriera teatrale straordinaria che lo ha portato a superare il milione di spettatori solo al Teatro Augusteo di Napoli dal 2002 a oggi.
Spettacoli come “Stelle a metà”, musical del 2014 con canzoni scritte in collaborazione con Alessandro Siani, hanno dimostrato la versatilità di un artista capace di passare dalla canzone d’autore al teatro musicale senza perdere autenticità. La collaborazione con Siani proseguì nel 2015 con le musiche del film “Si accettano miracoli”, confermando un sodalizio artistico basato sulla comune appartenenza alla cultura napoletana più genuina.
Il teatro è rimasto il suo habitat naturale, il luogo dove la tradizione della sceneggiata si fonde con la modernità, dove ogni sera diventa un’esperienza unica di condivisione con il pubblico. Una dimensione che Sal Da Vinci non ha mai abbandonato, nemmeno nei momenti di maggiore esposizione mediatica.
“Rossetto e caffè”: il miracolo dell’estate 2024
Nessuno avrebbe potuto prevedere quello che è accaduto nell’estate 2024. “Rossetto e caffè”, pubblicata a giugno, è diventata in pochi mesi un fenomeno virale di proporzioni inaspettate. La canzone, scritta con Luca Barbato e Vincenzo D’Agostino, ha conquistato TikTok con oltre 240mila video in poco più di due mesi, trasformandosi nella colonna sonora di un’intera stagione.
I numeri parlano chiaro: oltre 450 milioni di streaming complessivi, doppio disco di platino, e il video ufficiale con Martina Stella che ha superato i 70 milioni di visualizzazioni su YouTube. Un successo che ha attraversato generazioni, dai giovani che l’hanno scoperta sui social ai loro genitori che hanno ritrovato in quelle melodie l’eco della grande tradizione melodica italiana.
Il brano è entrato anche nella Viral 50 Global di Spotify, un traguardo rarissimo per un artista italiano di musica melodica. Il disco di platino gli fu consegnato dalle mani dell’amico Gigi D’Alessio, a chiudere simbolicamente un cerchio iniziato proprio con la collaborazione per Sanremo 2009.
Stefano De Martino ha contribuito alla diffusione del brano utilizzandolo più volte nel programma “Affari tuoi”, trasformando “Rossetto e caffè” in una presenza fissa nelle case degli italiani. Un passaparola televisivo che si è sommato a quello digitale, creando un effetto valanga inarrestabile.
Sanremo 2025: il ritorno all’Ariston come ospite
Il 14 febbraio 2025, sedici anni dopo la sua ultima apparizione in gara, Sal Da Vinci è tornato sul palco dell’Ariston. Non come concorrente, ma come ospite speciale della serata cover, al fianco dei The Kolors. Insieme hanno proposto una nuova versione di “Rossetto e caffè”, unendo la tradizione melodica napoletana alle sonorità contemporanee della band di Stash.
L’esibizione è stata un trionfo. Sal Da Vinci ha raccontato quei momenti con parole che tradiscono l’emozione: «I primi dieci secondi sono stati drammatici. Sono tornato a Sanremo dopo sedici anni e quello che si prova su quel palco è adrenilansia, un misto di adrenalina e ansia». Una definizione perfetta per descrivere il turbinio di sensazioni che accompagna ogni artista su quel palcoscenico.
Quella serata fu anche l’occasione per rivelare un aneddoto curioso sul rapporto con Stash: «La prima persona che faceva musica popolare famosa sono stato io, perché io andavo con la mia band nella sala prove del papà in provincia di Napoli». Un passaggio di testimone simbolico tra generazioni della musica napoletana.
Sanremo 2026: “Per sempre sì” e la promessa dell’amore eterno
Ora, finalmente, arriva il momento tanto atteso. Sal Da Vinci torna in gara al 76º Festival di Sanremo con “Per sempre sì”, un brano che celebra la promessa più grande che una persona possa fare: quel sì che unisce per sempre due anime.
La canzone, prodotta da Merk & Kremont e Adriano Pennino, è stata scritta dallo stesso Sal Da Vinci insieme al figlio Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Federica Abbate, i produttori Merk & Kremont ed Eugenio Maimone. Una squadra di autori che mescola esperienza e freschezza, tradizione e contemporaneità.
Nel presentare il brano, Sal Da Vinci ha scelto come parola chiave “Prometto”: «Non è sempre facile il percorso tra due persone. C’è una magia che va al di sopra, che unisce delle anime per fare un percorso importante e duraturo, almeno quello che uno spera nella vita».
Chi ha avuto modo di ascoltare il brano in anteprima parla di un instant classic, una canzone destinata a far cantare l’Italia dalle balere ai lidi, dalle radio ai supermercati. Carlo Conti l’ha definita “irresistibile”, con tutte le connotazioni positive che questo termine può avere. I giornalisti presenti all’ascolto anticipato hanno tributato un applauso spontaneo al termine dell’esecuzione, cosa rarissima in quel contesto.
La serata cover: “Cinque giorni” con Michele Zarrillo
Per la serata del venerdì dedicata alle cover, Sal Da Vinci ha scelto di omaggiare un classico della canzone d’autore italiana: “Cinque giorni” di Michele Zarrillo, presentata proprio al Festival di Sanremo 1994. A cantarla insieme a lui sarà lo stesso Zarrillo, in un duetto che promette di essere uno dei momenti più emozionanti dell’intera manifestazione.
“Cinque giorni” è un brano che nel tempo ha ampliato la propria forza narrativa, trasformandosi in un racconto universale della perdita, dell’attesa e della vulnerabilità. A oltre trent’anni dalla sua prima esecuzione, la canzone continua a trovare nuova vita anche sulle piattaforme digitali, intercettando l’interesse di un pubblico sempre più giovane.
L’incontro tra Sal Da Vinci e Michele Zarrillo porterà sul palco del Festival un dialogo musicale tra due sensibilità affini, due artisti che hanno fatto della melodia e dell’emozione il centro della loro arte. Una scelta forse meno sorprendente di altre, ma profondamente coerente con l’identità artistica di Sal Da Vinci.
Una favola contemporanea
Il ritorno di Sal Da Vinci a Sanremo dopo diciassette anni racconta una storia che va oltre la musica. È la dimostrazione che il talento autentico trova sempre la sua strada, anche quando i meccanismi dell’industria discografica sembrano remare contro. È la vittoria della perseveranza su un sistema che spesso premia la novità a scapito della sostanza.
Dal palco dell’Augusteo a quello dell’Ariston, passando per il fenomeno virale di “Rossetto e caffè”, Sal Da Vinci ha scritto una favola contemporanea. La favola di un artista che non ha mai smarrito il cuore, che ha saputo trasformare ogni palco in un universo possibile e ogni canzone in un racconto indimenticabile.
«A Sanremo sarà quel che sarà», ha dichiarato con la serenità di chi non ha più bisogno di rincorrere nulla. «Ma vi prometto una festa popolare, autentica, sentita». In un Festival che spesso dimentica il valore collettivo della musica, questa promessa ha un peso specifico enorme. E conoscendo Sal Da Vinci, sarà una promessa mantenuta.
