Prove generali di Sanremo 2026: cosa è successo all’Ariston davanti alla stampa

Lunedì 23 febbraio, nel pomeriggio che precede l’apertura del 76° Festival, il Teatro Ariston ha aperto le porte per le…

T di martedì 24 febbraio 2026 7 min di lettura
Teatro Ariston di Sanremo (Depositphotos)
Teatro Ariston di Sanremo (Depositphotos)

Lunedì 23 febbraio, nel pomeriggio che precede l’apertura del 76° Festival, il Teatro Ariston ha aperto le porte per le prove generali dei 30 big in gara. Dalle 14.00 alle 19.30, i cantanti si sono esibiti per la prima volta dal vivo con l’orchestra davanti alla platea composta da giornalisti accreditati, uffici stampa, discografici e addetti ai lavori. In prima fila, come spettatore d’eccezione, anche Carlo Conti, alla sua ultima edizione da direttore artistico.

Sono le prove della vigilia, il termometro più attendibile per capire come funzionano davvero le canzoni sul palco. Ed è proprio da queste esibizioni che sono uscite le prime certezze, le sorprese e qualche delusione della kermesse che parte stasera, martedì 24 febbraio.

L’orchestra fa la differenza

La prima impressione unanime tra i giornalisti presenti è che l’orchestra si è confermata l’alleata fondamentale per le grandi voci e le ballad intense. I brani di Arisa, Mara Sattei, Francesco Renga, Levante e Raf hanno acquisito una profondità e un respiro completamente diversi rispetto alle versioni in studio. Lo stesso vale per l’eleganza di Malika Ayane, l’intimismo di Enrico Nigiotti, il manifesto generazionale di Tommaso Paradiso e la semplicità di Fulminacci, tutti esaltati dagli arrangiamenti sinfonici.

Il livello medio delle canzoni, secondo più fonti, è stato definito “carino” — senza guizzi clamorosi, ma con alcune proposte capaci di emergere nettamente dal gruppo.

Standing ovation per Serena Brancale

La performance che ha generato l’emozione più forte è stata quella di Serena Brancale con “Qui con me”, una dedica alla madre scomparsa. Il brano, già potente nella versione studio, con l’orchestra è cresciuto fino a un finale che ha regalato brividi collettivi in sala. L’atmosfera di stelle creata dalle luci dell’Ariston durante la sua esibizione è stata definita una delle più belle mai viste nel teatro. È stata l’unica artista a ricevere una vera standing ovation dalla stampa. Chi l’aveva amata per “Anima e core” la troverà completamente trasformata: via i tamburi e il piano, spazio alla voce pura.

Il delirio per Sal Da Vinci

Se Brancale ha commosso, Sal Da Vinci ha fatto scatenare la platea. Il suo “Per sempre sì” è un pezzo a metà strada tra Ricky Martin e il neomelodico più coinvolgente, con un ritornello e una coreografia delle mani destinati a diventare virali. Il momento più surreale della giornata è arrivato quando un problema tecnico lo ha costretto a ripetere l’esibizione: la sala, anziché spazientirsi, ha esultato per il bis inaspettato. Persino il fonico dell’Ariston è stato sorpreso a intonare il ritornello. L’impressione è che questo brano lo sentiremo ovunque per mesi.

Fedez e Masini emozionano

Il duo formato da Fedez e Marco Masini con “Male necessario” ha confermato dal vivo tutte le aspettative. Entrambi in total black, senza orpelli scenografici, hanno puntato tutto sulla canzone: il rap di Fedez risulta convincente e sentito, la voce di Masini resta una garanzia assoluta. Fedez è apparso visibilmente soddisfatto al termine dell’esecuzione, accolto da applausi entusiasti. Per diverse testate presenti, il duo punta dritto al podio.

Le sorprese

Tra le rivelazioni della giornata, i giornalisti hanno segnalato soprattutto tre nomi.

Sayf con “Tu mi piaci tanto” ha impressionato con un pezzo dance che entra in testa al primo ascolto e un ritornello che sale progressivamente. Per il giovane genovese al debutto, il podio potrebbe non essere così lontano.

Chiello con “Ti penso sempre” è stata la sorpresa inattesa: in molti lo davano come fuori contesto all’Ariston, ma dal vivo il brano ha funzionato molto meglio del previsto, raccontando l’esasperazione di un amore non corrisposto con una scrittura che ha convinto la sala.

Maria Antonietta e Colombre con “La felicità e basta” si sono presentati da sconosciuti al pubblico nazionalpopolare con un brano fresco e intelligente, definito un mix tra le sonorità dei Coma_Cose e la scrittura de La Rappresentante di Lista. Il ritornello è orecchiabile e spiazzante. Molti li indicano già come candidati al Premio della Critica.

Le performance-spettacolo

Non sono mancati i momenti di puro show. J-Ax ha trasformato il palco dell’Ariston in un rodeo: cappello da cowboy, bastone, violinista, banjo e un corpo di ballo di cheerleader tricolori con acrobazie. “Italia starter pack” è un tormentone estivo piazzato a febbraio, e lo spettacolo è garantito.

Ditonellapiaga con “Che fastidio” si è presentata con vestitino nero, calze fucsia e un corpo di ballo: la coreografia le ha valso un’ovazione. Il basso techno della fase iniziale è stato definito da qualcuno come la migliore linea melodica dell’intero Festival, anche se i pareri sul ritornello sono più divisi.

Elettra Lamborghini ha portato sul palco “Voilà” con coreografia ed esplosione di piume. Lo stile è lo stesso del suo Sanremo 2020 — chi si aspettava un’evoluzione è rimasto deluso, ma il pezzo ha il potenziale del guilty pleasure.

LDA e Aka 7even e Samurai Jay hanno proposto performance con ballerini e coreografie, puntando sull’energia.

Le conferme

Arisa con “Magica favola” ha aperto la sessione di prove avvolta nel fumo, immobile al centro del palco. Il brano è autobiografico e fiabesco, con sonorità che ricordano il mondo Disney senza risultare stucchevole. La voce resta la chiave di tutto, e il cambio di tonalità nel brano è un azzardo che solo lei può permettersi.

Malika Ayane con “Animali notturni” ha stupito con percussioni inaspettate e un sound che guarda agli anni Ottanta con un french touch elegante. Scelta scenografica originale: metà performance verrà trasmessa in bianco e nero, e lei canterà con un microfono con il filo. L’arrangiamento è stato definito tra i migliori del Festival.

Ermal Meta con “Stella stellina” ha portato un suono mediterraneo e una melodia onirica, con un falsetto finale che diversi giornalisti hanno definito patrimonio dell’umanità. Sembra già proiettato verso la Notte della Taranta.

Tommaso Paradiso con “I romantici” ha emozionato con una dedica alla figlia appena nata e all’amore per la madre. I tormentoni li sa scrivere e questo pezzo diventerà una delle canzoni più dedicate del 2026.

Enrico Nigiotti con “Ogni volta che non so volare” ha scelto il coraggio: un brano senza ritornello in senso classico, dove gli archi emergono nei passaggi più significativi. Nel finale si è commosso. Più da Premio Tenco che da podio, ma l’intensità è innegabile.

Nayt con “Prima che” ha confermato la sua scrittura raffinata, presentandosi con un brano intimista nel tempio del pop. Un debutto sanremese da coraggiosi.

Michele Bravi con “Prima o poi” ha portato una ballata elegante con un crescendo emotivo dosato. Prova misurata e intensa, anche se senza sorprese particolari.

Chi ha convinto meno

Non tutte le esibizioni hanno entusiasmato la stampa. Eddie Brock con “Avvoltoi” ha ricevuto pareri contrastanti: il brano è stato apprezzato per l’intensità, ma più di un giornalista ha notato che potrebbe confondersi con produzioni simili del panorama pop-rock italiano.

Luchè con “Labirinto” non ha sciolto i dubbi: il rapper si impegna a cantare oltre le barre, ma il brano è apparso intricato e poco memorabile dal vivo.

Dargen D’Amico con “Ai ai” fa ballare e il titolo è costruito per restare in testa, ma il confronto con il suo “Dove si balla” del 2022 è inevitabile e non gli giova.

Le Bambole di Pezza con “Resta con me” hanno cercato di adattare il punk rock al gusto del Festival, ma il risultato è apparso un compromesso che rischia di far perdere la loro cifra stilistica.

Francesco Renga con “Il meglio di me” ha mostrato una prova pulita ma senza guizzi: la voce è sempre bella, ma il brano dal vivo non ha aggiunto molto rispetto alla versione studio.

La top 5 secondo la stampa

Incrociando le pagelle delle principali testate presenti all’Ariston, i nomi che emergono con più insistenza come possibili protagonisti del Festival sono, in ordine sparso: Serena BrancaleSal Da VinciFedez e MasiniDitonellapiagaErmal Meta e, come outsider, Sayf e Malika Ayane. I “panda da proteggere”, come li ha definiti più di una testata, sono Tommaso Paradiso e Raf: veterani con brani solidi che non puntano alla vittoria ma che sul palco dell’Ariston hanno tutto il diritto di stare.

Il dietro le quinte: prove segrete nella notte

Dopo le prove aperte alla stampa, il piano di produzione della giornata prevedeva anche una sessione notturna dedicata allo spettacolo della prima serata. In particolare, le prove di Achille Lauro — co-conduttore del mercoledì — e di Laura Pausini, co-conduttrice di tutte e cinque le serate, si sono svolte a porte chiuse in tarda serata. Nessuna anticipazione è trapelata, ma l’attesa per l’apertura di stasera, con l’omaggio a Pippo Baudo a cui è dedicata questa edizione, è altissima.