Pagelle terza serata Sanremo 2026: Serena Brancale potente (9), Malika Ayane con classe (8,5), Sal Da Vinci piange per la standing ovation (8)
La terza serata del Festival di Sanremo 2026 ha messo in scena gli altri 15 Big, quelli che non si erano esibiti nella seconda serata di mercoledì. Il livello medio è stato buono, con alcune conferme e qualche crescita rispetto alla prima serata. Ecco i nostri voti alle esibizioni di giovedì 26 febbraio.
Serena Brancale – Qui con me: voto 9
Ancora una volta la migliore. Serena Brancale conferma di essere una delle protagoniste assolute di questo Festival con una seconda esibizione che, se possibile, è ancora più intensa della prima. Il suo funk-pop ha un’energia contagiosa, la voce è precisa e potente, e la padronanza del palco è da veterana. Top 5 sia con la Sala Stampa sia con il televoto: è lei la favorita trasversale.
Malika Ayane – Animali notturni: voto 8,5
Una classe rara. Malika è disinvolta, gioca con la voce e con il ritmo, si muove su atmosfere che oscillano tra il tribal e il funk anni Settanta. Il brano è sofisticato ma accessibile, e lei lo interpreta con un’energia che fa venire voglia di rivederla subito. Look perfettamente in linea con il pezzo.
Michele Bravi – Prima o poi: voto 8
La maturità artistica è centrata. Bravi è elegante nelle giravolte vocali, raffinato nell’interpretazione, e la canzone ha quella profondità che premia i riascolti. Forse non è il pezzo da hit immediata, ma è uno di quelli che resteranno alla fine del Festival.
Sal Da Vinci – Per sempre sì: voto 8
Il momento popolare del Festival. Sal Da Vinci apre con un’energia incontenibile e chiude in lacrime, travolto dalla seconda standing ovation consecutiva. La canzone è diventata quella che il pubblico canta a memoria, e bisogna riconoscerlo: Per sempre sì è la hit di Sanremo 2026. Canta da Dio e sa tenere il palco come pochi.
Luchè – Labirinto: voto 7,5
Il rapper napoletano porta il brano più lungo del Festival (3 minuti e 45 secondi) con sicurezza e intensità. Labirinto ha una struttura che cresce, con un ritornello che si apre e ti resta in testa. La sorpresa della serata: era tra i meno quotati alla vigilia, è finito nella top 5.
Arisa – Magica favola: voto 7,5
Arisa è Arisa: la voce c’è, la canzone è costruita con mestiere, e quando parte il ritornello si vola. Ma c’è qualcosa di leggermente troppo costruito, quasi disneyano, che non convince del tutto. Resta comunque una delle più solide in gara, e la top 5 lo conferma.
Tredici Pietro – Uomo che cade: voto 7
Migliora rispetto alla prima serata. Ci mette tutta la forza e l’energia che ha, il brano è complesso ma lo regge bene. Il rap energico si apre a un ritornello pop con guizzi orchestrali. Non è ancora a livello dei migliori ma la crescita è evidente.
Eddie Brock – Avvoltoi: voto 7
Debutto convincente all’Ariston. Il brano ha punti di forza soprattutto sul fronte musicale, con un’energia rock che si fa notare. Non ha la forza delle canzoni di prima fascia, ma è un esordio solido per un artista che può crescere.
Raf – Ora e per sempre: voto 6,5
A 66 anni è in grande forma e la canzone è perfettamente nella sua cifra stilistica. Seconda esibizione più incisiva della prima. Sfacciatamente autobiografica, come lui stesso l’ha definita. Non sorprende ma non delude, e in un Festival dove molti rischiano le stonature, la solidità ha il suo valore.
Sayf – Tu mi piaci tanto: voto 6,5
Il brano gigione funziona, il pubblico balla, gli applausi arrivano. Ma l’incertezza sul testo (ha dimenticato le parole per un istante) pesa sulla valutazione complessiva. Il ragazzo è a suo agio sul palco e la canzone ha appeal commerciale, ma serve più precisione.
Samurai Jay – Ossessione: voto 6,5
Energia latina con sei ballerini sul palco, un’esibizione coreografata nei minimi dettagli. Il pezzo ha il potenziale per diventare il tormentone estivo, ma all’Ariston suona un po’ fuori contesto. L’apparizione a sorpresa di Belén Rodriguez dietro le quinte durante la sua esibizione ha fatto parlare più della canzone.
Leo Gassmann – Naturale: voto 6
Più sciolto rispetto alla prima serata, più naturale (come il titolo). Ma restano alcune imprecisioni e la sensazione che manchi quel qualcosa per fare il salto. Il brano è emotivamente onesto ma non riesce a decollare del tutto.
Francesco Renga – Il meglio di me: voto 6
Lo spessore dell’artista è innegabile, la voce c’è. Ma Il meglio di me non è tra le migliori canzoni che Renga abbia portato a Sanremo. Esibizione corretta, senza sussulti.
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta: voto 5,5
Il brano è leggero e mette allegria, con un’atmosfera che ricorda un mix tra Baustelle e Coma_Cose. Ma manca qualcosa per renderlo una hit sanremese vera. L’omnichord è un tocco di originalità, il pezzo è simpatico, ma in un Festival di 30 canzoni rischia di perdersi.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me: voto 5,5
Canta in modo impeccabile, si presenta con grazia ed eleganza. Ma il brano non ha la forza per emergere dalla massa. Bella voce, canzone anonima.