Malika Ayane a Sanremo 2026 con Animali notturni: il ritorno all’Ariston con Carlo Conti undici anni dopo

8 Febbraio 2026 di 9 min di lettura
Malika Ayane
Foto Attilio Cusani

Sei partecipazioni, due Premi della Critica, un’orchestra che ha stracciato gli spartiti per lei. Eppure Malika Ayane resta una delle voci più sottovalutate della musica italiana. Con Animali notturni torna sul palco che l’ha sempre amata senza mai premiarla davvero.

Ci sono artisti che vincono Sanremo e spariscono nel giro di un’estate. E poi c’è Malika Ayane, che al Festival non ha mai vinto eppure ha lasciato un segno più profondo di tanti trionfatori. Dal 24 al 28 febbraio, la cantautrice milanese torna sul palco dell’Ariston per la sesta volta nella sua carriera con il brano Animali notturni, in quella che si preannuncia come una delle partecipazioni più attese della 76ª edizione del Festival.

A rendere questo ritorno ancora più significativo è la presenza dietro la scrivania del direttore artistico di Carlo Conti, lo stesso che nel 2015 la portò fino alla finale a tre insieme a Il Volo e Nek. Un cerchio che si riapre, undici anni dopo, con una Malika profondamente diversa e allo stesso tempo fedele a se stessa.

Dal coro della Scala al palco dell’Ariston: una storia di talento puro

Per capire chi è davvero Malika Ayane bisogna partire da lontano, dal coro delle Voci Bianche del Teatro alla Scala dove entra a soli undici anni, lavorando sotto la direzione di maestri come Riccardo Muti e Riccardo Chailly. Una formazione classica che le regala una tecnica vocale rara nel panorama pop italiano, capace di passare con naturalezza dal registro lirico al jazz, dal blues all’elettronica.

Dopo gli anni alla Scala, la gavetta è quella vera: cameriera al Trottoir, storico locale con musica dal vivo nella zona della Darsena a Milano, dove di venerdì sera diventa la cantante del locale. È proprio lì che il produttore Ferdinando Arnò la nota e decide di scommettere su di lei. Nel 2007 arriva il contratto con la Sugar Music di Caterina Caselli, una delle poche discografiche italiane con il fiuto per il talento autentico. Da quel momento inizia una carriera costellata di collaborazioni prestigiose: Paolo Conte scrive per lei e con lei duetta, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro le regala perle come Come foglie e E se poi, mentre con Pacifico nasce un sodalizio artistico che dura ancora oggi.

Cinque Festival, nessuna vittoria: la storia di una consacrazione mancata

Il rapporto tra Malika Ayane e il Festival di Sanremo è la fotografia perfetta di un paradosso tutto italiano. In cinque partecipazioni ha collezionato risultati che farebbero invidia a qualsiasi artista, eppure la vittoria non è mai arrivata. E ogni volta che il traguardo sembrava vicino, qualcosa o qualcuno si metteva di mezzo.

L’esordio nel 2009 è fulminante: arriva nella sezione Giovani con Come foglie e si piazza seconda, dietro solo ad Arisa. L’anno successivo il salto tra i Campioni con Ricomincio da qui, un brano che conquista il Premio della Critica Mia Martini e il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla. Ma è quello che succede durante la finale a restare nella memoria collettiva del Festival: relegata al quinto posto dal televoto, Malika diventa protagonista di uno dei momenti più clamorosi nella storia della kermesse. L’orchestra dell’Ariston, in segno di protesta per la sua esclusione dal podio, straccia platealmente gli spartiti sul palco. Un gesto senza precedenti, mai più ripetuto, che dice più di qualsiasi classifica quanto quella voce fosse rispettata da chi la musica la fa per mestiere.

Nel 2013 torna con il doppio brano Niente ed E se poi, chiudendo al quarto posto. Il risultato migliore arriva due anni dopo, nel 2015, proprio sotto la guida di Carlo Conti alla sua prima esperienza da direttore artistico del Festival.

2015: il Festival di Carlo Conti e il podio sfiorato

Malika Ayane: “E’andato tutto bene” -
Malika Ayane a Sanremo 2026 con Animali notturni: il ritorno all'Ariston con Carlo Conti undici anni dopo

La 65ª edizione del Festival resta una delle più riuscite degli ultimi vent’anni, e Carlo Conti aveva costruito un cast di grande qualità. Malika si presenta con Adesso e qui (nostalgico presente), un brano elegante e maturo che la porta dritta nella finale a tre. È il punto più alto della sua avventura sanremese: terzo posto assoluto, secondo Premio della Critica Mia Martini in carriera e, dettaglio non trascurabile, il voto più alto dalla Giuria degli Esperti nella sfida finale.

A vincere quel Festival sono Il Volo con Grande amore, un brano pensato per l’Eurovision più che per la critica. Nek si piazza secondo con Fatti avanti amore. Malika chiude terza, ma con la consapevolezza di essere stata l’artista più apprezzata dai professionisti della musica. L’album Naïf, pubblicato in contemporanea con il Festival, raggiunge il nono posto in classifica FIMI e ottiene prima il disco d’oro e poi il disco di platino. Adesso e qui viene certificata platino come singolo e si posiziona come terzo brano italiano più trasmesso dalle radio secondo EarOne.

Numeri importanti, riconoscimenti di prestigio, eppure quella vittoria che avrebbe potuto cambiare tutto non arriva. E il grande pubblico, quello che guarda Sanremo una volta l’anno e il giorno dopo ricorda solo il vincitore, continua a non darle lo spazio che merita.

L’ultima apparizione nel 2021 e il silenzio che pesa

L’ultima volta che Malika ha calcato il palco dell’Ariston è stato nel 2021, con Ti piaci così. Un brano leggero e ritmato che si piazza al quindicesimo posto nella classifica finale. Un Festival anomalo, quello condotto da Amadeus in piena pandemia, senza pubblico in sala, dove il clima surreale penalizza chi come Malika ha bisogno del contatto con la platea per esprimere al meglio il proprio talento.

Dopo quell’esperienza, cinque anni di assenza dal Festival. Anni in cui Malika non si è certo fermata: ha pubblicato l’album Malifesto, ha esplorato il mondo del teatro con lo spettacolo tratto da Brokeback Mountain, ha scritto il libro Ansia da felicità, è stata giudice di X Factor e ha portato avanti un tour teatrale che ha confermato la sua capacità di reinventarsi senza mai tradire la propria identità artistica.

Animali notturni: il nuovo capitolo con Carosello Records

Il ritorno a Sanremo 2026 segna anche un nuovo inizio dal punto di vista discografico. Dopo anni con la Sugar Music di Caterina Caselli, Malika ha firmato con la storica etichetta Carosello Records in partnership con M.A.S.T. e Believe. Un cambio che racconta la voglia di esplorare territori nuovi senza rinunciare alla qualità che l’ha sempre contraddistinta.

Animali notturni nasce dalla collaborazione con Edwyn Roberts e Stefano Marletta per il testo, mentre la composizione porta anche la firma di Giordano Cremona, Federico Mercuri e Luca Faraone. Il brano racconta la notte e chi la abita: lavoratori notturni, anime inquiete, persone che trovano nella penombra la libertà di essere se stesse. Un tema che parla di desiderio e autodeterminazione con la cifra stilistica inconfondibile di Malika, quel mix di profondità e leggerezza che non appartiene a nessun’altra voce italiana.

La stessa Malika ha descritto il brano come qualcosa che trascende le epoche: una canzone che avrebbe potuto essere scritta in qualsiasi momento della storia, anche nel futuro. E ha parlato del suo ritorno all’Ariston con parole che raccontano una maturità raggiunta: “La cosa più straordinaria di questo ritorno è una sorta di gratitudine euforica mista a serenità. Sanremo è uno dei miei posti preferiti, ci andrò serena e leggera.”

Per la serata delle cover, venerdì 27 febbraio, Malika duetterà con l’attore Claudio Santamaria sulle note di Mi sei scoppiato dentro il cuore, un accostamento che promette intensità e sorpresa.

Un talento che l’Italia non ha saputo consacrare

C’è una domanda che torna ciclicamente nel dibattito sulla musica italiana: perché Malika Ayane non è mai diventata una superstar? Ha la voce, ha il carisma, ha la capacità di scrivere canzoni che restano. Ha vinto due volte il Premio della Critica a Sanremo, un riconoscimento che nella storia del Festival è andato a nomi come Mia Martini, Lucio Dalla e Fabrizio De André. Ha fatto stracciare gli spartiti all’orchestra dell’Ariston, un gesto di ribellione che nessun altro artista ha mai provocato.

La verità è che Malika Ayane rappresenta un tipo di artista che il sistema musicale italiano fatica a valorizzare fino in fondo. Troppo raffinata per il mainstream, troppo popolare per la nicchia. Non ha mai cercato il tormentone estivo, non ha mai costruito la propria immagine sui social con strategie aggressive, non ha mai sacrificato la qualità sull’altare dei numeri. In un’epoca in cui il successo si misura in stream e follower, Malika ha continuato a fare quello che sa fare meglio: musica bella, scritta bene, cantata in modo impeccabile.

È il destino di chi sta sempre un passo avanti rispetto al proprio tempo. Come foglie nel 2009 anticipava un modo di fare pop che sarebbe diventato comune solo anni dopo. Ricomincio da qui era sofisticata quando la sofisticazione non andava di moda. Adesso e qui era matura in un Festival che premiava l’immediatezza.

Il ritorno con Carlo Conti: un segnale di fiducia

Che Carlo Conti abbia voluto nuovamente Malika nel suo Festival non è un caso. Il direttore artistico toscano, al suo quinto Festival dopo le edizioni 2015, 2016, 2017 e 2025, ha sempre dimostrato un occhio attento per la qualità musicale. Nel 2015 le aveva costruito attorno un cast che le permetteva di brillare. Nel 2026 la scelta di includerla tra i trenta Big racconta la stessa filosofia: Sanremo non è solo intrattenimento, è anche il luogo dove la grande musica italiana deve trovare spazio.

Al fianco di Conti per tutte le cinque serate ci sarà Laura Pausini, l’artista italiana più premiata nel mondo, una presenza che alza ulteriormente il livello artistico della kermesse. Tra gli altri nomi in gara spiccano veterani come Patty Pravo, Raf, Arisa e Francesco Renga accanto a nomi più giovani come Fulminacci, Chiello e Ditonellapiaga. Un cast vario che rispecchia lo stato della musica italiana nel 2026 e nel quale Malika Ayane si inserisce con la naturalezza di chi non deve dimostrare più niente a nessuno.

Perché questa potrebbe essere la volta buona

A quarantadue anni, con sei Festival alle spalle e una carriera che spazia dalla musica al teatro, dalla scrittura alla televisione, Malika Ayane arriva a Sanremo 2026 nella condizione ideale: senza l’ansia di dover vincere, ma con la serenità di chi sa esattamente chi è e cosa vuole dire con la propria musica.

È paradossalmente questa libertà interiore a renderla una delle candidate più pericolose per la vittoria finale. Perché Animali notturni non è un brano costruito a tavolino per piacere, è un pezzo che nasce dalla verità di un’artista che ha attraversato quasi due decenni di musica italiana senza mai perdere la bussola.

Se il Festival 2026 saprà premiare la sostanza oltre l’apparenza, Malika Ayane potrebbe finalmente ottenere quella consacrazione che la critica le ha sempre riconosciuto ma che il grande pubblico le ha finora negato. Non sarebbe una vittoria qualsiasi: sarebbe la conferma che in Italia il talento puro, quello vero, quello che non scende a compromessi, prima o poi trova il suo momento.

E se anche questa non fosse la volta buona, poco importa. Malika Ayane ha già vinto la partita più importante: quella con se stessa. Il resto è solo una classifica.

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Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 nella Giuria Stampa del Festival di Sanremo. Dottore in Comuncazione e Multimedia

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