Icardi, perché non è tornato in Italia: dalla telefonata con la Juve al sondaggio del Milan, tutti i retroscena
Juventus, Milan, Roma e Como: l’argentino era stato proposto a quattro club di Serie A, ma solo i bianconeri sono andati vicini al colpo. Il muro del Galatasaray, il rapporto con Spalletti e un futuro che a giugno potrebbe cambiare tutto.
Una telefonata, una stretta di mano virtuale e poi il muro della realpolitik calcistica. La trattativa che avrebbe riportato Mauro Icardi in Serie A dopo sei anni si è consumata in poche ore frenetiche nell’ultimo giorno di calciomercato, lasciando dietro di sé uno dei retroscena più affascinanti di questa sessione invernale. Una storia che intreccia ambizioni sportive, vecchie ruggini, calcoli economici e il fantasma di un playoff di Champions League.
Come è nato tutto: le parole di Spalletti
L’innesco è arrivato, come spesso accade, da una conferenza stampa. Alla vigilia di Parma-Juventus, Luciano Spalletti ha risposto a una domanda sul prossimo avversario in Champions League — il Galatasaray, appunto — con un elogio pubblico dell’argentino che nessuno si aspettava: “Se si parla di Osimhen, mi piace fare lo stesso con Icardi. Entrambi, in maniera differente, hanno il numero 9 come gruppo sanguigno. Con loro hai il piano A, il piano B o il piano C. Quando torni a casa devi solo scegliere se citofonare o buttare giù la porta”.
Parole non casuali. La Juventus cercava disperatamente un centravanti per la seconda parte di stagione: Vlahovic è fuori per un infortunio importante, la pista Kolo Muani era bloccata dal Tottenham che non voleva cedere il francese senza un sostituto, Mateta era finito nelle mani del Milan (prima di saltare per le visite mediche) e Sorloth restava un miraggio con l’Atletico Madrid che non apriva al prestito.
La telefonata e l’accordo lampo
Secondo i retroscena raccolti nell’ultimo giorno di mercato, la trattativa è decollata con una telefonata tra la dirigenza bianconera e gli agenti di Icardi. L’argentino, consapevole di essere in scadenza con il Galatasaray il 30 giugno 2026, voleva tornare in Italia e aveva individuato nella Juventus la destinazione perfetta.
La proposta di Icardi ai dirigenti bianconeri è stata disarmante nella sua semplicità: “Fatemi un contratto di sei mesi. Io da qui a maggio segno dieci gol e poi ne riparliamo per l’anno prossimo”. La Juventus ha accettato: un accordo a breve termine, senza impegno a lungo termine, perfettamente in linea con la filosofia di un club che quest’anno ha puntato su prestiti e scommesse controllate (Boga, Holm). La quadratura del cerchio, sulla carta.
Ma c’era un ostacolo tecnico: Icardi non poteva arrivare in prestito, perché il suo contratto con il Galatasaray scade a giugno. L’unica formula possibile era il trasferimento definitivo con rescissione anticipata del contratto turco.
Il muro di Özbek: 15 milioni o niente
Ed è qui che la trattativa è naufragata. Il presidente del Galatasaray, Dursun Özbek, ha chiesto 15 milioni di euro per liberare Icardi. Una cifra apparentemente spropositata per un trentatreenne a cinque mesi dalla scadenza del contratto (l’argentino guadagna circa 10 milioni netti a stagione e ne avrebbe chiesti 5 per il semestre alla Juventus).
Ma la logica di Özbek aveva una sua razionalità spietata: il Galatasaray affronterà proprio la Juventus nel playoff di Champions League per accedere agli ottavi di finale. Cedere il proprio bomber alla squadra che dovrà eliminare sarebbe stato un suicidio sportivo. I 15 milioni richiesti corrispondono più o meno al valore economico della qualificazione agli ottavi tra premio UEFA e incassi al botteghino. In pratica, Özbek ha detto: “Se me lo portate via, pagatemi quanto vale il danno che mi fate”.
A quella cifra, la Juventus ha detto no. E la porta si è chiusa.
Non solo Juventus: il sondaggio del Milan e le proposte a Roma e Como
La Juventus non è stata l’unica big italiana coinvolta nella vicenda Icardi. Già a dicembre 2025, quando l’argentino ha manifestato la volontà di lasciare Istanbul con il contratto in scadenza e nessun rinnovo all’orizzonte, il suo entourage ha sondato il terreno con Milan, Roma e Como.
Per i rossoneri il profilo era intrigante: Allegri avrebbe gradito un centravanti con la sua esperienza e la sua cattiveria sotto porta, un profilo diverso rispetto a Fullkrug. Icardi era tra le suggestioni per l’attacco del Milan insieme a nomi come Mateta, Zirkzee e Nunez. Ma a Milanello la priorità è stata data a Mateta (poi saltato per il problema al ginocchio) e il discorso Icardi non è mai decollato concretamente. A pesare, oltre alle valutazioni tecniche, c’era il fattore San Siro: portare l’ex capitano dell’Inter sulla sponda rossonera avrebbe rappresentato un terremoto emotivo nel derby d’Italia, con tutto il carico di polemiche che ne sarebbe derivato.
La Roma era un’altra destinazione possibile — Gasperini cerca rinforzi offensivi e il profilo di Icardi si sarebbe adattato bene — mentre il Como avrebbe rappresentato il colpo mediatico della sessione. Ma alla fine nessuno dei tre club ha affondato il colpo, e la trattativa concreta si è sviluppata solo con la Juventus nelle ultime 48 ore di mercato.
Il doppio dietrofront: Chiellini e Spalletti
A rendere definitiva la rottura sono state le dichiarazioni pubbliche dei vertici bianconeri. Giorgio Chiellini, intervenuto a DAZN prima di Parma-Juventus, ha gelato le aspettative: “Icardi è stata una suggestione post conferenza del mister, ma non c’è niente di più e mi sento di escludere questa cosa qui”.
Lo stesso Spalletti, nel post partita, ha completato il dietrofront con parole che tradiscono un rapporto mai del tutto ricucito: “Noi non si vuole Icardi. Vorremo un calciatore con determinate caratteristiche, ma se non lo troviamo va bene così. Altrimenti c’è McKennie: l’avete visto dentro l’area? Un bomber di quelli veri, giocatore incredibile”.
Il fantasma del 2019: Spalletti, Icardi e Wanda Nara
Dietro le parole di circostanza, resta un rapporto personale che non si è mai davvero ricomposto. L’ultimo capitolo di Spalletti e Icardi insieme risale alla stagione 2018/19 all’Inter, la seconda del tecnico toscano in nerazzurro e l’ultima per entrambi. Icardi era in trattativa per il rinnovo e Wanda Nara, allora moglie e procuratrice, rilasciò una serie di dichiarazioni che mandarono in cortocircuito l’intero ambiente: da un lato confessava che il marito era cercato dai top club europei, dall’altro sosteneva che in squadra non ci fossero giocatori all’altezza per esaltarne le qualità.
La rottura fu clamorosa: Icardi fu privato della fascia di capitano, visse settimane di gelo, e alla fine la separazione divenne inevitabile. Sette anni dopo, i due avrebbero potuto ritrovarsi a Torino — “con una Wanda Nara in meno”, come ha scritto qualcuno — ma le cicatrici evidentemente pesano ancora.
Secondo il giornalista Matteo Moretto, la trattativa non è mai realmente decollata: “Non ci risulta che sia mai realmente partito il discorso Icardi. È stato proposto alla Juventus come opzione last minute, ma di fatto i bianconeri non hanno mai fatto offerte né sono andati in profondità con il Galatasaray”.
La stagione di Icardi: numeri da bomber vero
Eppure, a guardare i numeri, Icardi avrebbe potuto fare la differenza. A 32 anni, l’argentino sta vivendo una stagione di buon livello al Galatasaray: 10 gol in stagione tra Süper Lig e Champions League (9 in campionato in 16 presenze), con una media di un gol ogni 78 minuti circa. Proprio nell’ultimo turno di campionato, mentre la trattativa si consumava, Icardi ha segnato su rigore nel 4-0 contro il Kayserispor, come a ricordare a tutti che il fiuto del gol non si perde.
In Champions League il suo contributo è stato più limitato — 7 presenze per soli 186 minuti totali — ma la sua presenza in area di rigore resta un fattore che poche punte al mondo possono garantire.
E adesso? Lo Zenit in pole, ma a giugno l’Italia è possibile
Secondo quanto riportato da Moretto, nelle ultime ore di mercato Icardi si è avvicinato allo Zenit San Pietroburgo. Il mercato russo chiude il 19 febbraio e la pista potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane. Tuttavia, come confermato da Sky Sport, resta forte la volontà di Icardi di tornare in Italia. A giugno, quando il contratto con il Galatasaray sarà scaduto, l’argentino sarà libero di firmare a parametro zero con qualsiasi club.
Un ritorno in Serie A tra sei mesi resta lo scenario più probabile. La domanda è: quale squadra sarà disposta a scommettere su un Maurito trentatreenne ma ancora affamato? La Juventus, dopo il giro di valzer di gennaio, potrebbe tornare alla carica — stavolta senza dover trattare con Özbek. O forse sarà un’altra big a farsi avanti, magari quella Roma di Gasperini che in estate dovrà ridisegnare l’attacco.
Una cosa è certa: la storia tra Mauro Icardi e il calcio italiano non è ancora finita. È solo stata rimandata.