Ermal Meta torna a Sanremo: può bissare il trionfo del 2018?

A cinque anni dall’ultima partecipazione, Ermal Meta torna sul palco dell’Ariston con Stella stellina, un brano che racconta il dramma dei bambini in guerra attraverso lo sguardo di una ninna nanna. È la settima volta che il cantautore italo-albanese si presenta al Festival di Sanremo, contando anche le esperienze con Ameba 4 e La Fame di Camilla. Un dato rende questo ritorno particolarmente interessante: nelle quattro partecipazioni da solista tra i Big, Meta non è mai sceso dal podio. Terzo nel 2017, primo nel 2018, terzo nel 2021. Un record condiviso con pochissimi artisti nella storia della kermesse.
Ma può davvero vincere di nuovo? E soprattutto: quanti ci sono riusciti prima di lui? Per rispondere serve guardare i numeri, la storia del Festival e il percorso che ha portato Ermal Meta da chitarrista sconosciuto di una band pugliese a uno dei cantautori più premiati dell’Ariston.
Da Bari all’Ariston: la gavetta in tre atti
La storia di Ermal Meta al Festival inizia molto prima della vittoria del 2018 e molto prima della carriera solista. Nato a Fier, in Albania, nel 1981, Meta si trasferisce a Bari a tredici anni con la madre, violinista professionista. Inizia a suonare chitarra e pianoforte a sedici anni e dopo varie esperienze in gruppi locali entra negli Ameba 4, band pugliese prodotta dalla Sugar Music di Caterina Caselli.
Nel 2006 gli Ameba 4 approdano a Sanremo nella sezione Giovani con Rido… forse mi sbaglio. Vengono eliminati alla prima serata. Dopo lo scioglimento del gruppo, nel 2007 Meta fonda La Fame di Camilla, con cui pubblica tre album e partecipa nuovamente a Sanremo Giovani nel 2010 con Buio e luce: anche questa volta eliminato. Due tentativi, due eliminazioni. Il Festival sembrava non volerne sapere.
Il terzo atto inizia dietro le quinte. Dopo lo scioglimento de La Fame di Camilla nel 2013, Meta si reinventa come autore per altri artisti: scrive per Marco Mengoni (Pronto a correre), Emma (Arriverà l’amore, Occhi profondi), Annalisa (Non so ballare, portata a Sanremo 2013), Francesca Michielin, Giusy Ferreri e Patty Pravo. Diventa uno degli autori più richiesti della musica italiana, costruendo un credito artistico enorme prima di tornare sotto i riflettori.

2016-2021: quattro Sanremo, quattro podi
Il ritorno al Festival da solista segna un cambio di passo netto. Nel 2016 Meta si presenta tra le Nuove Proposte con Odio le favole e si piazza terzo. L’anno dopo, promosso tra i Big, porta Vietato morire, canzone autobiografica dedicata alla madre e alla violenza domestica subita dal padre: arriva ancora terzo, ma conquista il Premio della Critica “Mia Martini” e vince la serata cover con un’interpretazione memorabile di Amara terra mia di Domenico Modugno, con la seconda strofa cantata in falsetto che commuove la vedova di Modugno al punto da telefonargli dopo l’esibizione.
Nel 2018 arriva la consacrazione. In coppia con Fabrizio Moro, Meta vince la 68esima edizione con Non mi avete fatto niente, brano scritto dopo l’attentato di Manchester al concerto di Ariana Grande. La vittoria non è priva di polemiche: la canzone viene momentaneamente sospesa per presunte somiglianze con un brano presentato l’anno precedente, ma dopo le verifiche viene riammessa in gara e trionfa. Meta e Moro rappresentano l’Italia all’Eurovision Song Contest 2018 a Lisbona, classificandosi quinti.
Tre anni dopo, nel 2021, Meta torna all’Ariston in un’edizione segnata dalla pandemia, con il pubblico assente e la sala vuota. Porta Un milione di cose da dirti e arriva ancora una volta terzo, vincendo il Premio Bigazzi per la migliore composizione musicale e la serata cover con Caruso di Lucio Dalla. Con due vittorie nella serata delle cover, Meta detiene tuttora il record assoluto in questa speciale classifica.
La tabella completa: tutte le partecipazioni di Ermal Meta a Sanremo
| Anno | Progetto | Canzone | Sezione | Risultato | Premi |
|---|---|---|---|---|---|
| 2006 | Ameba 4 (chitarrista) | Rido… forse mi sbaglio | Giovani | Eliminato 1ª serata | – |
| 2010 | La Fame di Camilla | Buio e luce | Giovani | Eliminato | – |
| 2016 | Solista | Odio le favole | Nuove Proposte | 3° posto | – |
| 2017 | Solista | Vietato morire | Big | 3° posto | Premio Critica “Mia Martini”, vittoria serata cover (Amara terra mia) |
| 2018 | Con Fabrizio Moro | Non mi avete fatto niente | Big | 1° posto 🏆 | Eurovision 2018 Lisbona (5° posto) |
| 2021 | Solista | Un milione di cose da dirti | Big | 3° posto | Premio Bigazzi, vittoria serata cover (Caruso) |
| 2026 | Solista | Stella stellina | Big | In gara | Cover: Golden Hour (JVKE) con Dardust |
I numeri del record
- 4 partecipazioni da solista tra i Big, tutte concluse sul podio (3°, 1°, 3°, in attesa del 2026)
- 2 vittorie nella serata cover: record assoluto nella storia del Festival
- 7 partecipazioni totali al Festival contando anche Ameba 4 e La Fame di Camilla
- Unico artista ad aver sempre conquistato il podio in ogni partecipazione da solista, record condiviso con Marco Mengoni, Elisa e pochissimi altri
Stella stellina: il brano di Sanremo 2026
La canzone con cui Meta si presenta alla 76esima edizione del Festival, condotta da Carlo Conti e Laura Pausini dal 24 al 28 febbraio, nasce da un momento intimo e improvviso. Una sera, mentre strimpellava la chitarra inventando filastrocche per la figlia Fortuna Marie (nata a giugno 2024), Meta aveva visto poco prima un video su Instagram con lo sguardo di una bambina di Gaza. La melodia della ninna nanna e quell’immagine si sono fuse in Stella stellina, un brano che racconta una bambina senza nome, deliberatamente universale.
La produzione è firmata da Dardust (Dario Faini), coautore del brano insieme a Meta e Gianni Pollex. È lo stesso Dardust che affiancherà Meta nella serata cover con una versione riarrangiata di Golden Hour di JVKE, brano da oltre un miliardo di streaming. Il brano contiene nel finale una citazione di Fabrizio De André: Meta l’ha definita un omaggio alla sua umanità, più che all’artista.
Stella stellina anticipa il sesto album di inediti, Funzioni Vitali, in uscita il 27 febbraio per Columbia Records/Sony Music Italy. Il disco è un mosaico che attraversa la nostalgia dell’adolescenza (Levi’s 501, DeLorean), la semplicità della vita quotidiana (Spaghetti in bianco) e la resilienza (Avanti, Il coraggio non manca).
Può vincere di nuovo? Cosa dice la storia del Festival
Per capire le possibilità di Meta bisogna guardare chi è riuscito a vincere Sanremo più di una volta. I vincitori multipli nella storia del Festival sono un club esclusivo.
| Artista | Vittorie | Edizioni |
|---|---|---|
| Claudio Villa | 4 | 1955, 1957, 1962, 1967 |
| Domenico Modugno | 4 | 1958, 1959, 1962, 1966 |
| Iva Zanicchi | 3 | 1967, 1969, 1974 |
| Nilla Pizzi | 2 | 1951, 1952 |
| Johnny Dorelli | 2 | 1958, 1959 |
| Bobby Solo | 2 | 1965, 1969 |
| Gigliola Cinquetti | 2 | 1964, 1966 |
| Nicola Di Bari | 2 | 1971, 1972 |
| Peppino Di Capri | 2 | 1973, 1976 |
| Matia Bazar | 2 | 1978, 2002 |
| Enrico Ruggeri | 2 | 1987, 1993 |
| Anna Oxa | 2 | 1989, 1999 |
| Marco Mengoni | 2 | 2013, 2023 |
| Mahmood | 2 | 2019, 2022 |
Il caso più recente e più simile a quello di Meta è quello di Marco Mengoni, che ha vinto per la seconda volta nel 2023 a dieci anni dalla prima vittoria. Mahmood ha bissato nel 2022, tre anni dopo il primo trionfo. Entrambi dimostrano che vincere due volte è possibile, soprattutto per artisti che mantengono una forte rilevanza artistica tra una partecipazione e l’altra.
C’è un dettaglio importante: la vittoria del 2018 è stata in coppia con Fabrizio Moro. Se Meta vincesse nel 2026, sarebbe il primo artista nella storia recente del Festival a vincere sia in duo che da solista. Un’impresa che aggiungerebbe un ulteriore primato a una carriera sanremese già ricca di record.
I fattori a favore e contro
A favore di Meta gioca il peso specifico del brano: Stella stellina è l’unica canzone dichiaratamente impegnata tra le trenta in gara, un elemento che storicamente ha premiato al Festival. Brani come Non mi avete fatto niente (terrorismo), Fai rumore (solitudine), Zitti e buoni (ribellione generazionale) hanno vinto proprio perché portavano un messaggio forte in un contesto altrimenti dominato da canzoni d’amore.
C’è poi il fattore credibilità accumulata: Meta è uno dei pochi artisti che il pubblico, la critica e la sala stampa hanno sempre premiato in modo trasversale. Il Premio della Critica nel 2017, il Premio Bigazzi nel 2021, due vittorie nelle serate cover: sono segnali di un consenso che va oltre il singolo televoto.
Sul fronte opposto, la concorrenza del 2026 è agguerrita e molto varia, e il tema del brano potrebbe generare dibattito. Lo stesso Meta ha dichiarato che se dovesse vincere, andrebbe all’Eurovision proprio per portare quel messaggio, una posizione che ha già creato discussione.
Dopo Sanremo: tour e Notte della Taranta
Indipendentemente dal risultato, il 2026 sarà un anno intenso per Meta. Dopo il Festival partirà il Live 2026 – Club, un tour nei principali club italiani con data zero a Perugia il 29 aprile, poi Firenze, Bologna, Milano, Roma e Napoli tra le tappe principali. In estate proseguirà con date all’aperto.
L’impegno più significativo oltre la musica è la nomina a Maestro Concertatore della Notte della Taranta 2026, il festival di musica popolare salentina che è tra i più grandi d’Europa. Il tema dell’edizione sarà il Mediterraneo, un filo che si ricollega idealmente al messaggio di Stella stellina e alle origini albanesi di Meta. Un cerchio che si chiude tra Puglia, Albania e il palco dell’Ariston.
