Graziella Saverino: la mia vita a “Quattro ruote” sospinta dalla Musica

28 Gennaio 2026 di 7 min di lettura
Graziella Saverino

Graziella Saverino è una cantautrice, moglie, madre di due splendidi bambini e tra le altre cose, anche disabile, vive sulla sedia a rotelle a causa di una paralisi cerebrale infantile. Questo non l’ha mai fermata, la sua è una vita piena, nella quale trova tempo oltre che per la musica, per gli altri.  EntusiasmAbili, l’Associazione, nata da una sua idea, vuole dare voce e aiuto concreto alle persone fragili. Oggi si racconta per noi, senza nascondere anche il suo essere ribelle, fragile e forte allo stesso tempo. Ci mostra, senza filtri o luoghi comuni, come si vede il mondo dalla “quattro ruote”, con la grinta di chi si è davvero conquistata ogni metro del suo percorso come donna e come artista.

Graziella, quali sono stati i momenti più difficili da bambina nel realizzare che la tua dis- abilità ti rendeva diversa agli occhi degli altri, nella vita…

Credo di essere stata fortunata, che detta così sembra una contraddizione, ma la mia fortuna è stato avere dei genitori che mi hanno sempre spinta a fare tutto quello che facevano gli altri. La parola disabilità, l’ho scoperta in realtà da grande all’università, quando mi sono scontrata con ogni genere di ostacolo. Da bambina, dopo il primo intervento, ho potuto, anche se con difficoltà, camminare quindi a scuola ci andavo sulle mie gambe, mentre prima di quel momento, ricordo mio papà che mi teneva sempre in braccio. Ovvio che guardavo gli altri correre, fare educazione fisica, magari anche controvoglia, mentre io avrei dato qualsiasi cosa per poter fare altrettanto! 

Graziella Saverino: la mia vita a “Quattro ruote” sospinta dalla Musica
Graziella Saverino: la mia vita a “Quattro ruote” sospinta dalla Musica

Che cosa ha generato in te? Un senso di debolezza, di fragilità o di rabbia nei confronti di chi poteva fare qualcosa che a te era negato?

Diciamo che lì per lì ero triste, però poi mi caricavo, come succede ancora adesso nella vita. E’ normale che una bambina nel vedere i compagni di classe correre, saltare, possa sentirsi esclusa e frustrata. Ma il mio carattere, probabilmente si è forgiato proprio in quelle situazioni e grazie all’educazione che i mei mi hanno dato, non esonerandomi mai dal fare niente, mi ha aiutata molto. Io dovevo farlo, dovevo farlo a modo mio, però farlo comunque. A casa, se volevo un bicchiere d’acqua, anche se mi muovevo con difficoltà, dovevo prenderlo da sola. Mi monitoravano, mi seguivano con lo sguardo, ma mi spingevano a fare con i miei tempi, anche se a fatica, senza mai limitarmi. E’ un allenamento, una spinta fondamentale a superare le difficoltà. Non solo per chi come me, ha una disabilità, ma in genere per ogni bambino, per chiunque. La pappa sempre pronta, non ti fa crescere, non ti fa scoprire fino a dove puoi spingerti, quanto puoi migliorare. Chiaro che da bambina, ovviamente un po’ di tristezza c’era e anche un po’ di rabbia, che però, non durava a lungo perché il mio istinto, la mia volontà mi spingeva oltre. Non ci stavo a rimanere bloccata, era una molla che mi faceva scattare qualcosa dentro che mi spingeva a superare i miei limiti. 

Un’autonomia voluta, cercata e conquistata. Quanto è stato difficile emanciparti anche dalla tua famiglia?

A tratti mia mamma, l’ho  anche “odiata” per la sua “durezza” quando, al pari delle mie sorelle più piccole, lasciava che mi vestissi da sola. Allora a volte non la capivo, ma oggi so che devo esserle grata, immensamente. Lasciare la mia famiglia a diciannove anni per venire a Roma, da sola, è stato difficile, ma necessario per me che volevo a tutti costi conquistare la mia indipendenza, a qualunque costo. Sola, significa senza assistenza alcuna, senza un compagno. Mia madre, mi disse – quindici giorni e torni- non sono tornata mai più. Credo che la mia sia stata una rivalsa, anche nei suoi confronti. Oggi, invece, capisco che devo essere grata, perché la mia vita è piena e comprendo anche tutte le difficoltà che i miei genitori hanno affrontato. Oggi che sono mamma, capisco davvero che essere genitori è il mestiere più difficile del mondo a cui non si è preparati. Si impara sul campo.

Sei moglie, madre, cantautrice ma anche impegnata con la tua Associazione, Entusiasmabili. Come nasce e perché?

Nasce da un’idea mia nel 2019, è nata come una community, poi è diventata, nel 2021, un’Associazione. Se guardo indietro e mi vedo che arrivo a Roma, da un paesino di mare calabrese, mi sembra impossibile. Roma ha significato indipendenza, studi universitari – sono laureata in scienze della comunicazione alla Sapienza – ma soprattutto Vita. Quella vita che avevo sognato e rincorso da sempre. Ma un’esperienza così, se non si traduce in qualcosa di utile, di fecondo per gli altri, che senso ha? Ricordo bene le difficoltà  che ho affrontato nella capitale che è caotica e difficile per chiunque arrivi dalla provincia. Per me c’erano ostacoli insormontabili, dal trovare una casa accessibile, a portare a casa la spesa. Quante volte ho chiesto aiuto, quante volte persone gentili mi hanno dato aiuto prima che lo chiedessi. Tantissime. Se ci fosse stata una rete come quella di EntusiasmAbili, certamente mi sarei sentita meno sola, avrei avuto qualcuno con chi confrontarmi che mi avrebbe spiegato come muovermi. Ecco l’Associazione, nasce per questo: per essere un punto di riferimento per le famiglie. Abbiamo uno sportello d’ascolto che gestisco personalmente, abbiamo una psicologa, un avvocato e abbiamo un servizio di trasporto che gestisce mio marito, che porta in braccio le persone dove ci sono barriere, tante e visibili solo a chi non può superarle. 

Il tuo impegno passa anche attraverso la musica, che è la tua passione ma anche il tuo speciale mantello. Chiunque ti conosca ti dipinge fondamentalmente come forte e coraggiosa, ma lo sei veramente?

Fare i conti con la propria fragilità è fondamentale, nel senso che devi alzarti la mattina e affrontare la vita. Nessuno può fare al posto tuo, non si può dare la colpa agli altri, alla sfiga, ma cercare di risolvere. Questo ti rende libera. La musica mi aiuta a rendere migliori le mie giornate, mi dà l’opportunità di dire la mia, di raccontarmi, di far sì che il mio messaggio arrivi. Ogni fatica, ogni ostacolo superato, se diventa crescita e motivo di spinta, di incoraggiamento per l’altro, si giustifica e si riabilita.

Hai pubblicato di recente Se combatto vinco io e L’Amore che Disarma che sono un inno alla vita e la tua “carta d’identità” come donna e come artista. Qual è il tuo messaggio?

Sono messaggi di positività, quindi Entusiasmabili, perché noi crediamo che cambiando il punto di vista, le difficoltà si possano trasformare in opportunità. Occorre avere uno sguardo non pietoso, ma propositivo. La mia vita, è il messaggio; tutto quello che faccio, attraverso la musica e la comunicazione sono per dire che la vita è bellissima e va vissuta. Perché le cose si può provare a cambiarle, accettando i limiti e reinventandoci. 

Se potessi esprimere un desiderio?

Vorrei arrivare a calcare qualche palco importante, per scaramanzia non dico quale,  per poter amplificare il mio messaggio, affidando alla musica il compito di portarlo il più lontano possibile moltiplicandone la forza. Perché credo nelle persone, nella loro bontà. Ci sono tante persone generose, in grado di dare. Siamo abituati a vedere sempre il lato oscuro, che è quello gossipparo che attira la curiosità. Eppure, intorno a noi, c’è tanta bellezza. Se solo sapessimo guardare bene, col cuore, potremmo cogliere tanti segnali, di speranza. Scintille che se ne avessimo cura, potrebbero generare grandi cose. 

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Caporedattore di Lifestyleblog.it. Adoro il mondo del Lifestyle

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