Moise Kean (depositphotos)
Moise Kean (depositphotos)

Fiorentina, il disastro è totale: lo spettro del 1993 torna a Firenze

di 2 Dicembre 2025

L’incubo viola non conosce fine. La stagione 2025-2026 della Fiorentina si sta trasformando in un déjà-vu doloroso che riporta alla mente il fantasma più temuto dai tifosi gigliati: la retrocessione del 1993. Il ko per 2-0 subito a Bergamo contro l’Atalanta ha rappresentato l’ennesimo capitolo di una storia che nessun fiorentino vorrebbe mai rivivere, proprio nell’anno del centenario del club.

I numeri impietosi della crisi

La situazione in classifica è drammatica. La Fiorentina occupa l’ultima posizione in Serie A insieme al Verona, con appena 6 punti conquistati in 13 giornate. Il bilancio è impietoso: zero vittorie, sei pareggi e sette sconfitte.

Ma i numeri raccontano solo una parte della tragedia sportiva. I viola hanno realizzato appena 10 gol, mentre ne hanno incassati ben 21, facendo registrare la peggior difesa del campionato. Un anno fa, con Raffaele Palladino in panchina, alla stessa giornata la squadra era seconda in classifica con 22 punti in più, 17 gol segnati in più e 11 subiti in meno.

Il fantasma del 1993: analogie inquietanti

Chi ha vissuto la stagione 1992-1993 non può fare a meno di notare le somiglianze impressionanti tra quella squadra e l’attuale. Trentadue anni fa la Fiorentina retrocesse in Serie B dopo 54 anni, con una rosa stellare che comprendeva campioni del calibro di Gabriel Omar Batistuta, Stefan Effenberg, Brian Laudrup e Francesco Baiano.

Una rosa da Europa, un destino da incubo

Allora come oggi, la squadra viola era stata costruita per competere ai massimi livelli. Nel 1992 erano arrivati investimenti importanti, proprio come nell’estate 2025 quando la società ha speso oltre 90 milioni di euro sul mercato. Eppure, in entrambi i casi, i risultati sul campo hanno tradito ogni aspettativa.

L’Atalanta come punto di non ritorno

La coincidenza più inquietante riguarda proprio la Dea. Il 3 gennaio 1993, la sconfitta casalinga per 0-1 contro l’Atalanta di Marcello Lippi segnò l’inizio della fine per quella Fiorentina. Da quel momento, la squadra entrò in una spirale negativa che la portò dritta in Serie B.

Oggi la storia si ripete con sfumature sinistre: la sconfitta per 2-0 a Bergamo contro l’Atalanta di Raffaele Palladino rischia di rappresentare lo stesso spartiacque psicologico. E Palladino, ironia della sorte, è proprio l’ex allenatore viola che ha lasciato Firenze in estate.

Il valzer degli allenatori: un copione già visto

Nel 1992-1993 la Fiorentina cambiò ben quattro allenatori: da Radice ad Agroppi, poi la disperata coppia Chiarugi-Antognoni per le ultime cinque partite. Un balletto che frantumò lo spogliatoio e le certezze della squadra.

Oggi il copione si ripete: Stefano Pioli, chiamato in estate per raccogliere l’eredità di Palladino, è stato esonerato poco prima della sosta. Al suo posto è arrivato Paolo Vanoli, ma i risultati non sono ancora cambiati. E c’è un dettaglio che fa rabbrividire i più superstiziosi: Pioli era in campo come centrocampista in quella maledetta stagione 1992-1993, collezionando 31 presenze. Trentadue anni dopo, è protagonista dello stesso psicodramma dalla panchina.

Atalanta-Fiorentina: cronaca di un’altra disfatta

La trasferta di Bergamo ha confermato tutte le difficoltà dei gigliati. L’Atalanta di Palladino ha superato la Fiorentina con un gol per tempo:

  • 41′: Kossounou sblocca il risultato con una rete fortunosa
  • 51′: Lookman raddoppia sfruttando la disattenzione difensiva su calcio d’angolo

La reazione viola è stata troppo timida. L’unica vera occasione è arrivata al 76′, quando Moise Kean ha colpito il palo di testa. La differenza principale tra le due squadre, al di là del divario tecnico, è apparsa soprattutto psicologica: l’Atalanta ha mostrato sicurezza, la Fiorentina è parsa fragile e impaurita.

Il caso Dzeko e il confronto con la curva

A peggiorare il clima già teso ci ha pensato Edin Dzeko. L’attaccante bosniaco, dopo la sconfitta in Conference League contro l’AEK Atene, aveva rilasciato dichiarazioni molto forti, ammettendo che la squadra gioca male ma chiedendo comunque il supporto dei tifosi.

Al termine della partita di Bergamo, i giocatori sono stati chiamati sotto il settore ospiti per un confronto. Dzeko ha preso addirittura il megafono per un dialogo diretto con gli ultras durato circa dieci minuti. Un gesto che ricorda i momenti più drammatici del passato viola.

L’anno del centenario rischia di trasformarsi in tragedia

La Fiorentina compie cento anni e invece di festeggiare si ritrova a lottare per non retrocedere. Nel 1993, dopo 54 anni di Serie A ininterrotta, nessuno avrebbe immaginato la caduta. Oggi, con una rosa che sulla carta avrebbe dovuto puntare all’Europa, la storia rischia di ripetersi.

Rocco Commisso non è presente a Firenze e questo pesa sulle spalle di una squadra che avrebbe bisogno di una figura forte al proprio fianco. Si parla già di un possibile ritiro lontano dal Viola Park per scuotere il gruppo, proprio come accadeva nei momenti più bui del passato.

C’è ancora speranza? I precedenti dicono di sì, ma il tempo stringe

La buona notizia è che dalla retrocessione del 1993 la Fiorentina imparò la lezione. Claudio Ranieri guidò la squadra al ritorno immediato in Serie A, con Batistuta ed Effenberg che scelsero di restare nonostante la categoria inferiore.

Da quando esistono i tre punti per vittoria, solo in rarissime occasioni una squadra è riuscita a salvarsi partendo così male. Ma il calcio è fatto anche di miracoli sportivi. Dicembre sarà il mese della verità: o la squadra reagisce con l’orgoglio di chi porta una maglia gloriosa, o il rischio Serie B diventerà sempre più concreto.

I tifosi viola, nonostante tutto, continuano a sostenere la squadra. Ma la memoria del 6 giugno 1993, quando Firenze pianse nonostante il 6-2 rifilato al Foggia, è ancora viva. E nessuno vuole rivivere quel dolore.

Marco Mattei

Marco Mattei

Dalla Puglia con furore. Appassionato di calcio e sport, ma anche di tutto il mondo del Lifestyle.

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