Scegliere auto nuova - di lovro77 da Getty Images Signature via. canva.com
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Automotive 2025: un anno tra crisi industriale, invasione cinese e rivoluzione in Formula 1

di 31 Dicembre 2025

Il 2025 si chiude come un anno di profonde trasformazioni per il settore automotive italiano ed europeo. Tra la crisi strutturale di Stellantis, l’avanzata inarrestabile dei costruttori cinesi, un mercato delle immatricolazioni che fatica a riprendersi e una stagione di Formula 1 che ha visto trionfare Lando Norris mentre Lewis Hamilton deludeva in Ferrari, ripercorriamo i momenti chiave di questi dodici mesi che hanno ridisegnato gli equilibri del settore.

Il mercato auto italiano: un paziente in convalescenza

Il 2025 conferma la tendenza negativa del mercato automobilistico italiano, che non riesce a tornare ai livelli pre-pandemia. Nei primi undici mesi dell’anno sono state immatricolate 1.417.621 autovetture, con un calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le previsioni per l’intero anno parlano di circa 1,52 milioni di unità, ben lontane dal 2019.

Il divario con il pre-Covid

Il dato più preoccupante riguarda il confronto con il 2019, ultimo anno “normale” prima della pandemia: mancano all’appello circa 400.000 auto, pari a una flessione del 20,2%. Un gap che testimonia come il settore non sia ancora riuscito a recuperare terreno, nonostante la fine delle criticità legate alla carenza di semiconduttori.

Il parco circolante italiano ha raggiunto quota 40,5 milioni di autovetture, quasi 3 milioni in più rispetto al 2019. L’età media è salita a 13 anni, con il 58% delle vetture (23,7 milioni) che ha superato i dieci anni di vita. Oltre 8,6 milioni di auto circolanti sono ancora ante Euro 4, rappresentando oltre un quinto del totale.

Le alimentazioni: dominio ibrido, diesel al tramonto

Il 2025 segna un cambiamento strutturale nelle preferenze degli automobilisti italiani. Le auto ibride (full e mild hybrid) dominano il mercato con una quota del 44,5%, trainate soprattutto dalle mild hybrid che rappresentano il 31,5% del totale. Le full hybrid si attestano al 14%.

Le motorizzazioni tradizionali arretrano significativamente: il benzina scende al 24,7% delle immatricolazioni, mentre il diesel crolla a livelli mai visti prima con appena il 9,4% complessivo (solo il 5,6% tra i privati). Il GPL mantiene una quota stabile intorno al 9%.

Elettriche: l’effetto incentivi

Le auto elettriche pure (BEV) si attestano al 5,8% nel cumulato annuo, ancora molto lontane dalla media europea superiore al 21%. Tuttavia, novembre 2025 ha mostrato cosa possono fare gli incentivi: con il rifinanziamento del fondo MASE, le elettriche sono balzate al 12,2% delle immatricolazioni mensili, con 15.304 unità vendute. I circa 55.700 voucher disponibili sono stati esauriti in poche ore, confermando che il problema non è la domanda ma il prezzo.

Le ibride plug-in (PHEV) raggiungono il 6,2% del mercato, portando la quota complessiva delle vetture ricaricabili al 12%.

Stellantis: l’anno del terremoto

Il 2025 sarà ricordato come l’anno della crisi più profonda per il gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA. L’evento simbolo è arrivato a fine 2024 con le dimissioni di Carlos Tavares, l’amministratore delegato portoghese che aveva guidato il gruppo dalla nascita.

L’eredità di Tavares

La gestione Tavares, inizialmente elogiata per la sua oculatezza finanziaria, si è rivelata devastante per gli stabilimenti italiani. Il “metodo Tavares” basato sulla razionalizzazione estrema dei costi ha portato a una desertificazione industriale senza precedenti: stabilimenti in cassa integrazione da mesi, produzione crollata e vendite in picchiata.

I numeri parlano chiaro: nei primi undici mesi del 2025, Stellantis ha registrato un calo delle vendite del 9,4% in Italia. A novembre, il gruppo ha perso oltre 30.000 immatricolazioni rispetto all’anno precedente. A livello produttivo, nei primi nove mesi dell’anno sono state assemblate in Italia solo 273.000 automobili (387.600 includendo i veicoli commerciali), in calo del 40% rispetto al 2021.

Gli stabilimenti in agonia

La situazione degli impianti italiani è drammatica:

  • Mirafiori: la fabbrica simbolo della Fiat è rimasta ferma per mesi a causa del flop della 500 elettrica. La produzione della 500 ibrida, chiamata Fiat 500 Torino, è attesa solo per fine 2025
  • Melfi: nel primo semestre la produzione è crollata del 57%, con linee attive solo due giorni a settimana
  • Pomigliano: stop produzione a singhiozzo, fino a 12 giorni di cassa integrazione al mese
  • Cassino: cancelli chiusi per mancanza di ordini, 150 lavoratori dell’indotto a rischio

La buonuscita d’oro e il nuovo corso

Tavares lascia con una buonuscita stimata tra i 100 e i 160 milioni di euro, cifra che ha scatenato polemiche considerando lo stato di crisi del gruppo. La guida è passata a un comitato esecutivo presieduto da John Elkann, con la nomina del nuovo CEO attesa entro la prima metà del 2026.

Il tavolo automotive convocato al MIMIT il 17 dicembre ha visto la firma del “Piano Italia”, ma restano forti perplessità sulla capacità del gruppo di tornare a produrre un milione di veicoli all’anno nel nostro Paese, come promesso ma mai realizzato.

L’invasione cinese: BYD e gli altri all’assalto

Mentre Stellantis arrancava, i costruttori cinesi hanno accelerato la loro penetrazione nel mercato italiano ed europeo. La quota dei brand cinesi in Italia ha raggiunto il 9,2% delle immatricolazioni nei primi undici mesi, con un picco del 13% nel solo mese di novembre.

BYD: il gigante che avanza

BYD (Build Your Dreams) si è affermato come protagonista assoluto della crescita cinese. In Italia ha immatricolato 20.275 unità nel 2025, con una crescita del +276% su base annua e una quota di mercato dell’1,43%. A novembre, il marchio cinese ha superato Kia e si è avvicinato a Ford, vendendo 3.526 auto in un solo mese.

A livello europeo, BYD ha venduto quasi 160.000 veicoli nei primi undici mesi, presente in 33 Paesi con circa 1.000 punti vendita. Il gruppo punta a esportare un milione di auto nel 2025, quasi raddoppiando il risultato del 2024.

Gli altri protagonisti cinesi

La crescita non riguarda solo BYD:

  • MG (SAIC Motor): leader tra i brand cinesi in Europa con oltre 250.000 unità vendute, ha superato Fiat in diversi mercati
  • Omoda & Jaecoo (Gruppo Chery): 13.286 immatricolazioni in Italia, +386% a novembre
  • Leapmotor (distribuita da Stellantis): 5.075 unità vendute, crescita del +2.887%
  • DR Automobiles: l’azienda molisana che importa e rimarchia auto cinesi ha raggiunto 24.499 unità
  • EMC Auto: la società bresciana ha più che raddoppiato le vendite (+115%)

La strategia vincente

Il successo cinese si basa su tre pilastri: prezzi aggressivi (la BYD Dolphin Surf costa meno di 19.000 euro), tecnologia elettrica avanzata frutto di vent’anni di sviluppo, e una capacità di adattamento alle esigenze dei mercati locali. Entro il 2030, gli analisti prevedono che i brand cinesi possano conquistare il 13% del mercato europeo complessivo.

Le auto più vendute e i nuovi modelli

La classifica 2025

La Fiat Panda (Pandina) si conferma regina del mercato italiano con 96.262 immatricolazioni, mantenendo un distacco importante dalla concorrenza. Seguono:

  1. Fiat Panda: 96.262 unità
  2. Dacia Sandero: seconda a livello europeo, prima in Italia nel segmento B
  3. Jeep Avenger: il SUV compatto si conferma sul podio
  4. Toyota Yaris Cross: exploit nel segmento dei SUV compatti

Le novità dell’anno

Il 2025 ha portato diversi debutti importanti:

  • Fiat Grande Panda: arrivata nelle concessionarie a marzo, disponibile ibrida (da 16.950€) ed elettrica (da 22.950€), ha accumulato 15.000 ordini in poche settimane
  • Alfa Romeo Junior: il crossover compatto del Biscione, anche in versione Q4 a trazione integrale
  • Lancia Ypsilon HF: il ritorno delle sportive Lancia
  • Abarth 600e: la più potente Abarth stradale di sempre con 280 CV elettrici
  • Renault 5 E-Tech: il ritorno elettrico dell’icona francese

In arrivo per fine anno la Fiat 500 Torino (ibrida), cruciale per rilanciare Mirafiori, mentre il 2026 vedrà il debutto della nuova Alfa Romeo Stelvio elettrica.

Formula 1: Norris campione, Ferrari delude

Lando Norris (depositphotos)
Lando Norris (depositphotos)

La stagione 2025 di Formula 1 resterà nella storia per il primo titolo mondiale di Lando Norris e per la stagione deludente di Lewis Hamilton in Ferrari.

McLaren regina assoluta

La McLaren ha dominato il campionato costruttori con 833 punti, quasi il doppio della Mercedes seconda classificata (469 punti). Una supremazia costruita sulla costanza e sulla competitività della MCL60, che ha permesso a Norris e Piastri di lottare per il titolo fino all’ultima gara.

Il britannico ha conquistato il mondiale con appena 2 punti di vantaggio su Max Verstappen (423 contro 421), in quello che è stato uno dei finali più combattuti della storia recente. Oscar Piastri ha chiuso terzo a quota 410.

Hamilton: l’anno nero in Ferrari

L’arrivo di Lewis Hamilton in Ferrari, annunciato come il colpo del secolo, si è trasformato in una stagione da dimenticare. Il sette volte campione del mondo ha chiuso solo sesto nella classifica piloti, superato dal compagno Charles Leclerc (quinto) e dal debuttante Andrea Kimi Antonelli in Mercedes.

La stagione della Rossa è stata segnata da:

  • Doppia squalifica in Cina per vetture non conformi
  • Doppio ritiro a Interlagos
  • Problemi ai freni a Singapore
  • Prestazioni altalenanti che hanno relegato la SF-25 a quarta forza del campionato

L’unico acuto di Hamilton è stata la vittoria nella Sprint Race di Shanghai, primo successo con la Ferrari ma di scarso valore statistico.

Antonelli: la sorpresa italiana

Il 2025 ha segnato il debutto di Kimi Antonelli, il diciottenne bolognese che ha preso il posto di Hamilton in Mercedes. Nonostante l’inesperienza, l’italiano ha tenuto testa a George Russell e ha chiuso settimo nel mondiale, dimostrando un talento cristallino che lascia ben sperare per il futuro.

Il futuro: regole nuove nel 2026

Il 2026 porterà una rivoluzione regolamentare con nuove power unit alimentate al 100% da carburanti sintetici e senza la componente MGU-H. La sfida si rinnova, con Verstappen che resta in Red Bull (contratto fino al 2028) e Ferrari che dovrà ricostruire attorno a Leclerc.

Gli scenari futuri

Cosa aspettarsi dal 2026

Il settore automotive si prepara a un 2026 di grandi cambiamenti:

  • Stellantis: atteso il nuovo CEO e un piano industriale credibile per gli stabilimenti italiani
  • Elettrificazione: l’Europa conferma lo stop ai motori termici nel 2035, ma i costruttori chiedono flessibilità
  • Cinesi: l’avanzata continuerà, con nuovi marchi pronti a debuttare (Xiaomi, Xpeng)
  • Incentivi: necessaria una politica strutturale, non a singhiozzo, per sostenere la transizione

Le sfide per l’Italia

Il nostro Paese si trova a un bivio: può diventare un partner strategico per i costruttori cinesi nel design e nella componentistica, come suggerito da BYD, oppure rischia di perdere definitivamente la sua tradizione industriale nel settore automotive.

La “Motor Valley” emiliana, con Ferrari, Lamborghini, Maserati e Ducati, resta un’eccellenza mondiale. Ma la produzione di massa è in crisi strutturale, e senza interventi decisi la situazione rischia di diventare irreversibile.

Conclusione: l’anno della resa dei conti

Il 2025 passerà alla storia come l’anno in cui l’automotive europeo ha dovuto fare i conti con la propria vulnerabilità. La crisi di Stellantis, l’avanzata cinese e le difficoltà della transizione elettrica hanno messo a nudo ritardi strategici e errori industriali accumulati in anni di scelte miopi.

In questo scenario, l’Italia paga il prezzo più alto: stabilimenti in cassa integrazione, indotto in sofferenza e un futuro incerto. La speranza è che il 2026 porti una svolta, con un nuovo corso per Stellantis e politiche industriali all’altezza della sfida. Nel frattempo, BYD e gli altri costruttori cinesi continuano a crescere, mentre in Formula 1 la McLaren ha dimostrato che anche i giganti possono tornare a vincere.

Il motore del cambiamento è acceso. Resta da capire chi saprà guidarlo.

Bruno Bellini

Bruno Bellini

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari)
Dal 2015 nella Giuria Stampa del Festival di Sanremo. Dottore in Comuncazione e Multimedia

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