Una serata da dimenticare per la Nazionale italiana, che nell’ultima partita del girone di qualificazione ai Mondiali 2026 è crollata in casa sotto i colpi di una Norvegia dominante. Il 4-1 finale dello stadio San Siro rappresenta molto più di una semplice sconfitta: è il manifesto di una squadra fragile, incapace di reggere la pressione nei momenti cruciali e destinata ancora una volta agli spareggi.
Un primo tempo ingannevole: il gol di Esposito illude San Siro
La partita era iniziata nel migliore dei modi per gli azzurri. All’11° minuto, Pio Esposito ha sbloccato il risultato con una splendida girata in area, raccogliendo l’assist perfetto di Dimarco e fulminando il portiere norvegese. Il giovane attaccante, alla terza rete in quattro presenze con la maglia della Nazionale, aveva fatto sognare i 70.000 spettatori presenti sugli spalti di San Siro.
Nel primo tempo l’Italia di Gennaro Gattuso aveva mostrato organizzazione, compattezza e voglia di combattere. La squadra aveva tenuto bene il campo, limitando gli spazi ai temibili norvegesi e sfiorando in un paio di occasioni il raddoppio sempre con Esposito. Ma quella solidità difensiva e quel controllo del match sarebbero durati solo 45 minuti.
La rimonta norvegese: quando la paura paralizza
Nella ripresa è andata in scena una squadra completamente diversa. La Norvegia è salita di intensità, ha alzato il ritmo e ha iniziato a palleggiare con qualità nello stretto, mettendo in seria difficoltà il centrocampo italiano. Locatelli e compagni sono stati progressivamente schiacciati, perdendo metri preziosi e lasciando campo agli avversari.
Al 63° minuto è arrivato il pareggio: Antonio Nusa ha firmato l’1-1 con un mancino velenoso, deviato da Politano, che non ha lasciato scampo a Donnarumma. Da quel momento l’Italia si è letteralmente sciolta. La paura è emersa in tutta la sua evidenza, con i giocatori azzurri che hanno iniziato a giocare “con il braccino”, come ammesso successivamente dallo stesso Gattuso.
L’uragano Haaland spazza via gli azzurri

Il fenomeno norvegese Erling Haaland, praticamente invisibile nel primo tempo, si è risvegliato nel momento decisivo. In appena due minuti, tra il 78° e il 79°, l’attaccante del Manchester City ha messo a segno una devastante doppietta che ha chiuso definitivamente i conti. Prima con una volée su cross dalla sinistra, poi finalizzando con facilità un servizio dalla destra.
Due gol che portano Haaland a quota 16 reti in 8 partite di qualificazione, numeri da fenomeno assoluto. Nel recupero è arrivato anche il poker di Strand Larsen, che ha superato Mancini nell’uno contro uno e ha siglato il definitivo 4-1.
Le scuse di Gattuso e il futuro incerto
Nel post-partita, un Gattuso visibilmente provato ha chiesto scusa ai tifosi: “Dobbiamo chiedere scusa per il 4-1, è un risultato pesante. Peccato dopo un primo tempo molto buono, da squadra vera”. Il tecnico calabrese ha poi ammesso le responsabilità: “Nel secondo tempo abbiamo sbagliato tutto, sono venuti fuori tutti i nostri difetti. Quando subiamo un po’ andiamo in affanno”.
Il commissario tecnico ha sottolineato come la partita sia cambiata al primo tiro in porta della Norvegia: “Abbiamo cominciato ad avere paura e su questo dobbiamo migliorare”. Una fragilità mentale che rappresenta il problema principale degli azzurri, destinati per la terza volta consecutiva agli spareggi mondiali.
Playoff a marzo: l’ultima chance
La Norvegia chiude il Gruppo I con un percorso perfetto: 24 punti in 8 partite, sette vittorie consecutive, 33 gol segnati e solo 4 subiti per una differenza reti impressionante di +29. Gli scandinavi tornano ai Mondiali per la prima volta dal 1998, quando furono proprio gli azzurri a eliminarli agli ottavi di finale in Francia.
L’Italia, invece, si ferma al secondo posto con 18 punti e una differenza reti di +12. Il sorteggio del 20 novembre svelerà l’avversaria della semifinale playoff, che si giocherà il 26 marzo 2026. Tra le possibili rivali ci sono Romania, Svezia, Irlanda del Nord, Galles o Macedonia del Nord. In caso di vittoria, la finale è prevista per il 31 marzo.
I numeri di una disfatta
Questa sconfitta casalinga lascia dati impietosi: l’Italia ha subito quattro gol in casa per la settima volta nella sua storia, la prima dal 4-0 contro la Yugoslavia del 1955. Dopo aver vinto 10 dei 17 precedenti contro la Norvegia, gli azzurri hanno perso due partite consecutive contro gli scandinavi per la prima volta di sempre.
La prestazione di San Siro solleva interrogativi preoccupanti in vista degli spareggi. La facilità con cui la squadra ha perso la bussola quando l’avversario ha alzato i ritmi non lascia tranquilli. Gattuso avrà tre mesi di tempo per lavorare sulle fragilità emerse, ma il tempo è poco e il margine d’errore inesistente: un altro fallimento significherebbe la terza assenza consecutiva da un Mondiale.