La Serie A 2025/2026 mostra una realtà che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: i portieri stranieri dominano il campionato italiano. Una trasformazione radicale che rappresenta un vero e proprio capovolgimento storico per il calcio nostrano.
La situazione attuale: stranieri protagonisti tra i pali
Nel massimo campionato italiano della stagione 2025/2026, la maggioranza delle squadre si affida a portieri non italiani per difendere la propria porta. Tra le big, troviamo:
- Mike Maignan (Francia) al Milan
- Yann Sommer (Svizzera) all’Inter
- Michele Di Gregorio all’Juventus (uno dei pochi italiani titolari)
- Mile Svilar (Serbia) alla Roma
- Marco Carnesecchi all’Atalanta (italiano)
Questa tendenza si estende anche alle squadre di medio-bassa classifica, dove portieri provenienti da Francia, Germania, Spagna, Olanda e altri paesi europei hanno conquistato un ruolo da protagonisti.
Il declino della scuola italiana dei portieri
L’epoca d’oro: anni ’90 e 2000
Fino agli anni ’90 e primi 2000, l’Italia era considerata la patria dei portieri. La scuola italiana produceva estremi difensori di livello mondiale che facevano invidia a tutto il panorama calcistico internazionale.
In quegli anni dorati, i portieri azzurri dominavano non solo in Serie A, ma anche nelle competizioni internazionali:
- Gianluigi Buffon: leggenda assoluta, considerato uno dei migliori portieri di tutti i tempi
- Francesco Toldo: protagonista agli Europei 2000 con parate memorabili
- Gianluca Pagliuca: titolare nella finale mondiale del 1994
- Angelo Peruzzi: pilastro della Juventus e della Nazionale
- Walter Zenga: soprannominato “l’Uomo Ragno”, eletto tre volte miglior portiere al mondo
- Luca Marchegiani: recordman con 145 partite senza subire gol
I numeri della grandezza italiana
La tradizione italiana tra i pali vantava numeri impressionanti:
- Dino Zoff: 565 presenze in Serie A con 276 gare senza subire gol
- Enrico Albertosi: protagonista dell’Europeo 1968 vinto dall’Italia
- Giovanni Galli: storico portiere del Milan degli anni ’80
- Giuliano Sarti: baluardo della Grande Inter di Herrera
Questi portieri non erano solo tecnicamente eccellenti, ma rappresentavano una filosofia di gioco che privilegiava l’attenzione difensiva e la precisione negli interventi.
Le cause del cambiamento
Investimenti esteri e globalizzazione
Il calcio moderno ha visto un’accelerazione degli investimenti internazionali che ha portato le società italiane a guardare oltre confine per rinforzare le proprie rose. I portieri stranieri spesso arrivano con:
- Esperienza internazionale già consolidata
- Costi di cartellino talvolta più contenuti
- Adattamento rapido ai sistemi di gioco moderni
Carenza di investimenti nei settori giovanili
Un altro fattore cruciale è la diminuzione degli investimenti nei settori giovanili italiani. Molte società hanno preferito acquistare portieri già formati piuttosto che investire nella crescita di giovani talenti nostrani.
Evoluzione tattica del ruolo
Il ruolo del portiere moderno è profondamente cambiato. Oggi si richiede:
- Abilità con i piedi per impostare l’azione
- Velocità di uscita per anticipare gli avversari
- Resistenza fisica per coprire spazi più ampi
- Mentalità internazionale per affrontare competizioni europee
I pochi italiani rimasti

Tra i portieri italiani ancora protagonisti in Serie A 2025/2026 troviamo:
- Michele Di Gregorio (Juventus): considerato il migliore italiano in circolazione
- Marco Carnesecchi (Atalanta): giovane promessa del calcio azzurro
- Alex Meret (Napoli): ancora titolare ma con concorrenza straniera
- Ivan Provedel (Lazio): veterano affidabile
- Simone Scuffet (Cagliari): una delle poche certezze italiane
La Nazionale in difficoltà
Questa carenza di portieri italiani di alto livello si riflette inevitabilmente sulla Nazionale azzurra. Se negli anni ’90 e 2000 il CT aveva l’imbarazzo della scelta, oggi deve fare i conti con opzioni limitate per il ruolo di estremo difensore.
Confronto con il passato glorioso
Gli anni ’90: un’Italia da sogno
Negli anni ’90, la Serie A poteva vantare una lista impressionante di portieri italiani:
- Quasi ogni squadra aveva un portiere italiano titolare
- Le riserve erano spesso nazionali di altri paesi
- La concorrenza interna era feroce e stimolante
- L’esportazione di portieri italiani all’estero era frequente
Oggi: una realtà capovolta
Nel 2025/2026, la situazione si è completamente ribaltata:
- La maggioranza dei titolari è straniera
- I portieri italiani faticano a trovare spazio nelle big
- Molti giovani promettenti emigrano all’estero
- La qualità media si è abbassata considerevolmente
Le conseguenze a lungo termine
Impatto sulla formazione
La scarsità di modelli italiani nelle squadre di Serie A ha conseguenze dirette sulla formazione dei giovani portieri:
- Minori esempi da seguire nel campionato domestico
- Perdita di identità tecnico-tattica italiana
- Difficoltà nell’apprendimento delle caratteristiche tipiche della scuola nostrana
- Emigrazione precoce dei talenti verso campionati esteri
Ripercussioni economiche
Il fenomeno ha anche implicazioni economiche significative:
- Costi maggiori per l’acquisto di portieri stranieri
- Perdita di valore del “brand” portieri italiani
- Minori ricavi dalle cessioni all’estero
- Dipendenza dal mercato internazionale
Possibili soluzioni per il futuro
Rilancio dei settori giovanili
Per invertire questa tendenza, le società italiane dovrebbero:
- Investire maggiormente nella formazione dei giovani portieri
- Creare partnership con le scuole calcio territoriali
- Assumere preparatori specializzati nella formazione degli estremi difensori
- Garantire percorsi di crescita graduali e strutturati
Valorizzazione dei talenti nostrani
È fondamentale:
- Dare fiducia ai portieri italiani emergenti
- Creare opportunità di crescita nelle squadre professionistiche
- Mantenere viva la tradizione tecnica italiana
- Studiare i modelli formativi di successo del passato
Conclusioni: una sfida per il futuro
La predominanza straniera tra i portieri di Serie A rappresenta uno dei cambiamenti più significativi del calcio italiano contemporaneo. Mentre la scuola italiana degli anni ’90 e 2000 era considerata un’eccellenza mondiale, oggi ci troviamo di fronte a una realtà completamente diversa.
Questo fenomeno non è necessariamente negativo se visto nell’ottica della globalizzazione del calcio, ma pone interrogativi importanti sul futuro della tradizione calcistica italiana. La sfida per i prossimi anni sarà quella di trovare un equilibrio tra l’apertura internazionale e la valorizzazione del talento nostrano.
Solo attraverso investimenti mirati, formazione di qualità e fiducia nei giovani sarà possibile riportare i portieri italiani ai vertici del calcio mondiale, ricreando quella tradizione di eccellenza che ha reso grande il nostro calcio.


