Il calcio italiano vive un nuovo capitolo della sua storia migratoria con i recenti trasferimenti di Giacomo Raspadori all’Atletico Madrid e l’imminente passaggio di Giovanni Leoni al Liverpool. Due movimenti che aprono uno scenario perfetto per analizzare l’evoluzione del fenomeno degli italiani all’estero, dalle gloriose epopee degli anni ’90 fino ai giorni nostri.
L’epopea del Valencia: quando la Spagna parlava italiano
E’ senza dubbio doveroso ripercorrere una delle pagine più affascinanti della migrazione calcistica italiana: l’amore tra i giocatori azzurri e Valencia.
La colonia italiana al Mestalla
A Valencia il primo italiano è stato Amedeo Carboni nel 1997, e successivamente, lo hanno seguito Cristiano Lucarelli nel 1998 e addirittura in quattro nel 2004: al Mestalla vennero acquistati in una campagna di trasferimenti Stefano Fiore, Marco Di Vaio, Emiliano Moretti e Bernardo Corradi.
Quella stagione 2004/2005 rappresentò un momento storico: cinque italiani in rosa, più il tecnico Claudio Ranieri. Inizia bene, con la vittoria della Supercoppa Europea, ma finirà malissimo, con Ranieri esonerato prima dell’arrivo della primavera.
I protagonisti dell’era d’oro valenciana
Amedeo Carboni rimane la bandiera italiana del Valencia: al Valencia è rimasto addirittura per nove stagioni dopo il trasferimento dalla Roma, vincendo due volte la Liga, oltre che Coppa del Re, Coppa Uefa, Supercoppa di Spagna e Supercoppa spagnola.
Emiliano Moretti rappresentò il professionista esemplare: Per lui cinque anni in bianconero, dal 2004 al 2009. E il difensore, in un certo senso, prende l’eredità di Carboni, visto che riesce a imporsi nell’undici titolare e nella stagione 2007/08 è protagonista della cavalcata della squadra di Koeman, che riesce a vincere la Copa del Rey.
Gli anni d’oro della Premier League: i pionieri italiani
Andrea Silenzi: il primo della storia
Andrea Silenzi, però, detiene due record importanti: dopo aver sfiorato anche una convocazione in nazionale ai Mondiali USA 1994, Silenzi diventa il primo italiano nella storia ad approdare in Premier League, precisamente al Nottingham Forest.
L’esodo del 1996: da campioni d’Europa a pionieri inglesi
Nella stagione 1996/1997, il Chelsea si ritrova due italiani in squadra. Fabrizio Ravanelli e Gianluca Vialli sono fra i primi italiani a raggiungere la Premier League nel 1996. Quello che sorprende, un mese prima del loro passaggio, si erano laureati campioni d’Europa con la Juventus.
Nel 1998 si completa la colonia italiana del Chelsea con l’arrivo di Pierluigi Casiraghi per £5.4 milioni dalla Lazio. L’attaccante ritrova i suoi ex compagni Vialli (nella doppia veste di giocatore-allenatore) e Di Matteo, formando un quartetto azzurro insieme a Zola che sembrava destinato a dominare la Premier League.
Fabrizio Ravanelli al Middlesbrough divenne una vera leggenda: Nel Middlesbrough diventerà il calciatore più pagato d’Inghilterra, sfiorando l’impresa in due coppe nazionali (perse entrambe in finale). 31 gol tra campionato e coppe nella sua prima stagione.
Gianfranco Zola: “Magic Box” e leggenda eterna
Con 58 reti realizzate in Premier League, risulta inoltre essere il quarto calciatore italiano ad avere segnato più gol in uno dei quattro principali campionati europei. Con 229 presenze tra il 1996 e il 2003, “Magic Box” diventa l’italiano con più apparizioni in Premier League.
Nel 1996 passa alla squadra londinese del Chelsea per 12,5 miliardi di lire, dove trova un altro italiano, Gianluca Vialli. La sua esperienza in Inghilterra sarà di assoluto rilievo e gli varrà l’apprezzamento di stampa e tifosi – che lo ribattezzeranno Magic Box.
Il momento più iconico della sua carriera: su un’azione di calcio d’angolo il pallone arriva verso Zola a mezz’altezza, che lascia scendere leggermente la palla e la colpisce col tacco destro, facendola passare sotto la gamba sinistra e infilandola in rete. Questa rete è annoverata tra i gol più belli della storia del calcio.
Paolo Di Canio: genio e sregolatezza
67 gol in Premier: l’italiano più prolifico di sempre in terra d’Albione. Ad oggi, con 67 gol segnati nella sua avventura inglese, Paolo Di Canio rimane il calciatore italiano più prolifico nella storia della Premier League.
L’episodio che lo consacrò nell’olimpo del fair play: quello che accadde il 18 dicembre 2000. In un Everton-West Ham il portiere degli avversari, Paul Gerrard, perde palla in uscita dopo il cedimento del ginocchio destro. Di Canio si renderà protagonista di un bellissimo gesto di fair play afferrando il pallone con le mani sul cross del compagno di squadra (la porta era vuota).
Gianluca Vialli: il player-manager vincente
La storia degli allenatori italiani in Premier League comincia a fine anni Novanta, e per la precisione nel 1998, quando Gianluca Vialli viene nominato player-manager del Chelsea. Subentrato a Gullit, e ancora in corsa per Coppa di Lega e Coppa delle Coppe, Vialli le vincerà entrambe.
L’era moderna: nuove sfide e opportunitÃ
La Premier League contemporanea
Oggi la Premier League ospita una nuova generazione di italiani:
Sandro Tonali (Newcastle United): Secondo Transfermarkt, oggi Tonali vale 60 milioni di euro, risultando il calciatore italiano più costoso tra quelli che giocano all’estero. Tonali (45 Mio. €. +7), totalmente reintegrato dal Newcastle dopo la squalifica.
Riccardo Calafiori (Arsenal): Dopo l’infortunio di metà gennaio, in più occasioni Calafiori si è visto chiudere l’accesso al campo dal giovanissimo Myles Lewis-Skelly. Il taglio di 5 milioni di euro, inoltre, lo mette alle spalle di Dean Huijsen.
Federico Chiesa (Liverpool): Federico Chiesa e Arne Slot, un amore mai sbocciato con alcune “frecciate” del tecnico olandese sulla condizione dell’azzurro. In campionato ha collezionato solo 115′, impiegato 3 volte da Arne Slot in Premier League.
Le altre destinazioni europee
Gianluigi Donnarumma vive un momento difficile al PSG: L’ingaggio nel team parigino di Lucas Chevalier, prelevato dal Lilla per 53 milioni, aumenta infatti le possibilità che Donnarumma, ad un anno dalla scadenza del contratto e soprattutto a dieci mesi dal Mondiale, trovi un’altra destinazione lontano da Parigi.
I numeri dell’emigrazione italiana
Le statistiche attuali
L’Italia, invece, è ferma a 158 calciatori expat. Le nazioni stranieri in cui ci sono più giocatori italiani sono Malta e Slovenia, entrambe con 14; seguono Inghilterra (13), Svizzera (13) e Stati Uniti (nove).
Un dato che evidenzia come i calciatori italiani che vengono richiesti/vanno all’estero sono pochi, e anche poco riconoscibili rispetto ad altre potenze calcistiche.
Il confronto internazionale
La Francia ha 93 calciatori in Italia, 65 in Spagna, 62 in Inghilterra; il Brasile ne ha 41 in Inghilterra, la Spagna ne ha 45 in Italia e 34 in Inghilterra; la stessa Inghilterra, i cui giocatori storicamente faticano a emigrare, in questo momento ha 20 giocatori in Italia e 16 in Germania.
La nuova generazione: talenti in crescita
I giovani che guardano oltre confine
Una categoria a parte è rappresentata dai giocatori italiani giovani che hanno fatto la scelta di continuare la loro avventura calcistica fuori dall’Italia. Recentemente è balzato agli onori delle cronache il nome di Andrea Natali, difensore centrale figlio d’arte che a 12 anni passò dalle giovanili del Milan a quelle del Barcellona.
Cher Ndour rappresenta un altro esempio: Nato a Brescia da madre italiana e padre senegalese, ha lasciato l’Italia appena 16enne per giocare nel Benfica e oggi vanta già un centinaio di presenze da professionista.
L’evoluzione del fenomeno: dalle motivazioni economiche alle ambizioni sportive
Gli anni ’90: l’avventura e la scoperta
A metà degli anni ’90, complice la famosa “Sentenza Bosman”, mentre i calciatori stranieri facevano letteralmente a cazzotti per venire a giocare nel nostro paese, i nostri alfieri provarono ad esportare il Made In Italy all’ombra della Regina.
Oggi: il divario strutturale
Il futuro dipenderà dalla capacità delle società italiane di bilanciare la necessità di competere economicamente con l’estero e la volontà di preservare l’identità del calcio italiano, investendo sia sui giovani talenti nazionali che su scommesse straniere di qualità .
I valori di mercato: la classifica attuale
La top 5 degli italiani all’estero
Secondo le ultime valutazioni, i giocatori più preziosi sono:
- Sandro Tonali (Newcastle) – 60 milioni €
- Riccardo Calafiori (Arsenal) – 42 milioni €
- Federico Chiesa (Liverpool) – 40 milioni €
- Giovanni Leoni (in trattativa Liverpool) – 40 milioni €
- Gianluigi Donnarumma (PSG) – valore in calo per la situazione contrattuale
L’eredità degli allenatori italiani
I maestri tattici
Nella lista degli allenatori italiani vincenti in Inghilterra non può mancare nemmeno Maurizio Sarri, che alla guida del Chelsea ha conquistato a Baku l’Europa League 2019 contro l’Arsenal. Carlo Ancelotti a Stamford Bridge conquisterà una Premier League, un Community Shield e una FA Cup.
Roberto Mancini e Antonio Conte hanno portato innovazioni tattiche che hanno cambiato il volto della Premier League, dimostrando come l’Italia non esporti solo giocatori, ma anche una cultura calcistica vincente.
Prospettive future
La sfida della competitivitÃ
Mentre i talenti italiani emigrano, la Serie A si arricchisce di giocatori stranieri spesso sconosciuti al grande pubblico. Sono oltre 2.500 i giocatori italiani registrati all’estero, mentre il campionato italiano accoglie sempre più volti nuovi provenienti da ogni angolo del mondo.
Il fenomeno in crescita
L’esempio di chi ha avuto successo all’estero spinge sempre più giovani a guardare oltre confine: Maggiore mobilità : I talenti emergenti considerano subito l’opzione estera.
Conclusioni
Dai pionieri come Andrea Silenzi alle leggende come Zola, Vialli e Di Canio, fino ai protagonisti contemporanei come Raspadori e Leoni, l’emigrazione calcistica italiana ha attraversato diverse fasi.
Se negli anni ’90 era spinta dalla voglia di avventura e dalla Sentenza Bosman, oggi è dettata principalmente da fattori economici e dalla ricerca di maggiore competitività . Il Valencia degli anni 2000 e il Chelsea della fine anni ’90 rappresentano due capitoli storici fondamentali, mentre la Premier League attuale continua ad essere la destinazione più ambita.
La sfida per il calcio italiano rimane quella di creare un sistema capace di trattenere i propri talenti, imparando dall’esperienza di chi è riuscito a brillare all’estero per poi applicare quelle competenze al movimento nazionale. L’eredità di Zola e dei suoi connazionali continua a vivere nei sogni di una nuova generazione di italiani pronti a conquistare l’Europa.