Il tennis italiano deve fare i conti con il ritiro dalle scene di uno dei suoi interpreti più geniali e controversi. Fabio Fognini ha annunciato il ritiro dal tennis professionistico a 38 anni con una conferenza stampa a Wimbledon, chiudendo una carriera durata due decenni che ha segnato profondamente la storia dello sport azzurro.
L’annuncio shock: “È il modo migliore per dire addio”
Con solo mezz’ora di preavviso, Fognini ha convocato una conferenza stampa nel Media Theatre di Wimbledon per comunicare la sua decisione. “Questo è il modo migliore per dire addio”, ha esordito il tennista ligure con la voce rotta dall’emozione.
Le parole dell’addio
“Gli ultimi anni della carriera sono stati difficili, è arrivato il momento di essere onesto con me stesso”, ha spiegato Fognini durante la conferenza. “Non parteciperò ad altri tornei, lascio oggi”, ha aggiunto, rendendo immediato il suo ritiro.
Il tennista di Sanremo aveva inizialmente pianificato un addio diverso: “L’obiettivo era ritirarmi a Monte-Carlo l’anno prossimo, ma la vita è così. Sono felice di dire addio in questo momento”.
L’ultima battaglia: Fognini vs Alcaraz
La decisione finale è maturata dopo l’incredibile match disputato contro Carlos Alcaraz sul Centre Court di Wimbledon. Una partita durata 4 ore e 27 minuti, persa 7-5, 6-7, 7-5, 2-6, 6-1 contro il campione spagnolo, ma che ha mostrato al mondo intero tutto il talento cristallino del ligure.
Un duello generazionale
Anche nella sua ultima partita, contro un avversario di 16 anni più giovane, Fognini ha dimostrato di avere una tecnica al livello dei giocatori più forti degli ultimi decenni. Lo stesso Alcaraz ha dichiarato: “Potrebbe giocare fino a 50 anni”, riconoscendo la classe immutata dell’italiano.
Una carriera tra genio e sregolatezza
Fabio Fognini lascia il tennis con un palmares di tutto rispetto: 9 titoli ATP in singolare, con il best ranking di numero 9 mondiale raggiunto nel luglio 2019. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia del “braccio d’oro” di Arma di Taggia.
I momenti più alti
I successi più importanti della carriera di Fognini:
- Masters 1000 di Monte Carlo 2019: l’unico successo italiano nel Principato nell’era Open, battendo in semifinale Rafael Nadal
- Top 10 mondiale: unico tennista italiano presente nella top 10 sia in singolare che in doppio dall’introduzione della classifica computerizzata
- Record di longevità: presente nella top 100 per 822 settimane, di cui 708 consecutive, per 17 stagioni
- Numero 1 italiano per 292 settimane: detiene il record di settimane al numero 1 tra i tennisti italiani
I duelli con i Big Three
“Ho giocato nell’era di Djokovic, Nadal e Federer. I migliori giocatori. Sono stato fortunato a vivere questa era”, ha ricordato Fognini. È stato uno dei pochissimi tennisti a battere più di una volta Rafael Nadal sulla terra rossa, superficie che gli ha regalato le soddisfazioni maggiori.
La vita privata: Flavia Pennetta e i tre figli
Dal 2016 Fognini condivide la sua vita con Flavia Pennetta, ex campionessa e vincitrice degli US Open 2015. Insieme hanno costruito una famiglia con tre figli: Federico (nato nel 2017), Farah (2019) e Flaminia (2021).
Il messaggio della moglie
Con un post su Instagram, Flavia Pennetta ha salutato l’addio al tennis del marito: “Non potrei essere più fiera di te. Grazie per avermi portata con te in questo viaggio”.
Il primogenito Federico, grande fan di Alcaraz, ha assistito all’ultima partita del papà ricevendo in regalo la maglia dello spagnolo: “Con Federico abbiamo fatto un bel pianto insieme. È stato un momento che non dimenticherò mai”.
L’eredità di un carattere unico
Fognini è stato un personaggio divisivo. I suoi scatti d’ira, le squalifiche, i gesti eccessivi hanno spesso oscurato la qualità immensa del suo tennis. Ma proprio questa umanità lo ha reso speciale agli occhi dei tifosi.
Un ponte tra generazioni
Fabio ha fatto da ponte tra le generazioni passate e quella emergente, oggi rappresentata da Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini. Per anni ha tenuto alto il nome del tennis italiano in un periodo di transizione.
Il rammarico della Davis
Il capitolo più amaro resta la Coppa Davis vinta nel 2023 da Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego. Fabio non c’era, non convocato da Volandri. Una ferita che brucia ancora, considerando i suoi contributi storici in azzurro.
I riconoscimenti istituzionali
Nel giorno del ritiro, l’assessore allo Sport della Liguria Simona Ferro ha dichiarato: “Fabio Fognini è stato per anni non solo il principale interprete del tennis italiano, ma uno dei migliori giocatori del mondo”.
La Regione Liguria lo aveva insignito del titolo di “Sportivo ligure dell’anno” nel 2018, riconoscendo il profondo legame tra Fognini e la sua terra.
Gli infortuni e le difficoltà degli ultimi anni
“Ho sofferto tanto a causa degli infortuni degli ultimi anni. Dopo grandi infortuni, alla mia età, diventa sempre più difficile”, ha spiegato Fognini durante la conferenza d’addio.
Il tennista ha chiuso la stagione con un record negativo: una striscia di 10 sconfitte consecutive a livello tour, incluso un record di 0-7 nel 2025.
Cosa resterà di Fabio Fognini
Fognini ha reso il tennis un po’ più umano, un po’ più alla portata di tutti. La sua imprevedibilità, i colpi impossibili, le emozioni a fior di pelle hanno regalato spettacolo per vent’anni.
L’artista del tennis
“Il braccio d’oro” lascia il tennis professionale, ma la sua eredità artistica resterà per sempre. Fognini non ha sempre vinto, ma ha fatto sognare. E in fondo, nello sport, è questo che conta davvero.
Conclusioni
L’addio di Fabio Fognini segna la fine di un’epoca per il tennis italiano. Un protagonista che ha saputo sfidare i Big Three senza mai perdere la propria identità, che ha portato l’Italia sul tetto del mondo a Monte Carlo e che ha ispirato una nuova generazione di tennisti azzurri.
“Sono entrato in punta di piedi ed esco a testa alta”, le sue ultime parole da giocatore professionista. Un saluto che racchiude una carriera vissuta senza compromessi, tra luci e ombre, ma sempre con quella passione che lo ha reso unico nel panorama tennistico mondiale.
