La traslazione della salma di Papa Francesco nella Basilica Vaticana per l’omaggio dei fedeli potrebbe avvenire mercoledì mattina, 23 aprile, secondo quanto riferito dal direttore della sala stampa Matteo Bruni. Le modalità precise verranno stabilite e comunicate domani, a seguito della prima Congregazione dei Cardinali. La notizia che sta facendo il giro del mondo, però, riguarda un’altra importante decisione: il Pontefice verrà seppellito nella Basilica di Santa Maria Maggiore, rompendo con una tradizione secolare.
Una riforma voluta dallo stesso Pontefice
Un funerale semplificato nelle procedure e una sepoltura fuori dalle mura Vaticane. È stato lo stesso Papa Francesco, lo scorso 29 aprile 2024, a introdurre le modifiche al rituale funebre pontificio, definendole necessarie per i nostri tempi. Con la consueta ironia che lo ha sempre contraddistinto, il Santo Padre aveva aggiunto parlando del nuovo rito: “Sarò il primo a sperimentarlo“. Parole che oggi assumono un significato profetico e toccante.
Questa decisione si inserisce perfettamente nel percorso di rinnovamento che Bergoglio ha portato avanti durante tutto il suo pontificato, cercando di rendere la Chiesa più vicina ai fedeli e meno vincolata a tradizioni che, per quanto suggestive, potrebbero apparire lontane dallo spirito evangelico originario.
Come cambia il rito funebre pontificio
Le modifiche introdotte da Papa Francesco al rituale funebre pontificio riflettono la sua visione di una Chiesa più semplice e autentica:
- Linguaggio semplificato: i titoli ufficiali e pomposi lasceranno spazio a espressioni più semplici come “Papa”
- Una sola bara: dopo la constatazione del decesso nella cappella personale del Pontefice, il corpo sarà esposto in una sola bara di legno e zinco, non più nelle tradizionali tre casse
- Preghiere più comprensibili: migliorata la traduzione delle preghiere per renderle più accessibili a tutti i fedeli
- Celebrazioni più concise: le nove messe in suffragio del Papa defunto saranno più brevi ed essenziali
Queste modifiche non sono semplici dettagli protocollari, ma rappresentano una riforma profonda che sottolinea come anche nel momento del commiato, la Chiesa debba testimoniare la semplicità evangelica.
La scelta rivoluzionaria della sepoltura
Forse la decisione più sorprendente riguarda il luogo di sepoltura. Bergoglio ha scelto di rompere con una tradizione plurisecolare e di essere seppellito non sotto la Basilica di San Pietro, dove riposano la maggior parte dei suoi predecessori, ma nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
Questa scelta ha un profondo significato spirituale: è in questa basilica che, poco dopo l’elezione al soglio pontificio, si recò a pregare davanti all’icona della Madonna Salus Populi Romani. È sempre qui che è tornato a pregare dopo ogni viaggio apostolico, stabilendo un legame speciale con questo luogo sacro.
La Basilica di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali di Roma, è particolarmente cara alla devozione popolare e mariana, elementi centrali nella spiritualità di Francesco. La scelta di questo luogo di sepoltura rappresenta un gesto simbolico che unisce la devozione personale del Pontefice alla sua volontà di rimanere vicino al popolo anche dopo la morte.
La semplicità come testimonianza finale
L’arcivescovo Diego Ravelli, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche dei Pontefici, ha spiegato che i funerali, secondo la visione di Francesco, devono sottolineare che si tratta di un pastore e discepolo di Cristo, non di un uomo potente di questo mondo.
Questa visione è perfettamente in linea con lo stile pastorale che ha caratterizzato l’intero pontificato di Bergoglio: parroco, vescovo e papa della povera gente, voce di chi non ha voce, che ha portato la sua umiltà anche in Vaticano.
Un’eredità che continua
Le modifiche al rituale funebre non sono una questione meramente liturgica, ma rappresentano un’ulteriore tappa nel cammino di riforma che Papa Francesco ha intrapreso sin dall’inizio del suo pontificato. Un cammino caratterizzato dalla volontà di tornare all’essenzialità del messaggio evangelico, liberandolo da sovrastrutture che rischiano di offuscarne la forza dirompente.
Con queste decisioni, Francesco lascia un’eredità spirituale che continuerà a influenzare la Chiesa anche dopo la sua dipartita. La semplicità delle esequie e la scelta di un luogo di sepoltura legato alla devozione popolare sottolineano ancora una volta la sua visione di una Chiesa che deve essere prima di tutto serva degli ultimi e testimone credibile del Vangelo.
Nelle prossime ore, mentre il mondo cattolico si prepara a dare l’ultimo saluto al Pontefice, emerge con chiarezza come Papa Francesco abbia voluto essere coerente fino all’ultimo con il messaggio che ha caratterizzato il suo pontificato: una Chiesa che si spoglia delle pompe mondane per riscoprire l’autenticità del messaggio cristiano.
La rivoluzione gentile di Bergoglio continua così anche nel momento del commiato, lasciando un’impronta indelebile nella storia della Chiesa e un esempio di umiltà che resterà come monito per i suoi successori.


