Esonerato Juric: la Roma cerca il terzo allenatore, con Allegri e Rudi Garcia sullo sfondo

L’inevitabile si è materializzato trentanove minuti dopo il triplice fischio, quando un comunicato tanto frettoloso da non contenere nemmeno la parola “esonero” ha sancito la fine dell’avventura di Ivan Juric sulla panchina della Roma. Una storia durata appena 53 giorni, mai veramente iniziata e conclusa in una serata umida all’Olimpico, già svuotato dalla contestazione dei tifosi.
Il tecnico croato, in cuor suo, forse aveva già intuito che sarebbe stata un’impresa ardua, se non impossibile, raccogliere l’eredità di De Rossi. Non a caso, nel suo breve soggiorno romano, non ha mai cercato una sistemazione definitiva, preferendo dividersi tra un albergo dell’Eur e il centro sportivo di Trigoria. Come un viaggiatore consapevole che la sua permanenza sarebbe stata breve, ha vissuto con le valigie sempre pronte per tornare nella sua Verona, dove lo attendono famiglia, amici e quell’heavy metal che gli ha fatto compagnia anche nelle notti romane.
Le ultime settimane sono state un pattinare su ghiaccio sottile senza l’attrezzatura adatta. Ha provato a scuotere la squadra, alternando bastone e carota, inclusioni ed esclusioni. Persino nell’ultima sfida contro il Bologna, orfano di Dybala e Pellegrini, ha tentato aggiustamenti tattici inserendo il doppio centravanti. Ma è stato tradito dalla solita superficialità dei suoi e da quella legge di Murphy che sembra perseguitare la Roma: se qualcosa può andare storto, andrà storto.
Florent Ghisolfi, ultimo dirigente rimasto a gestire una situazione esplosiva, ha ammesso in una mesta conferenza stampa che già dopo il tracollo di Firenze si era pensato al cambio: “I Friedkin hanno ritenuto che non fosse quello il momento di esonerare Juric”. Una decisione che ha solo prolungato l’agonia, con altri sei punti persi in campionato e una qualificazione europea ora in bilico.
La Roma si trova ora in una situazione paradossale: senza CEO, senza direttore generale e senza allenatore. I Friedkin, che sabato mattina hanno evitato di atterrare nella Capitale presagendo la tempesta in arrivo, devono ora scegliere il terzo allenatore della stagione. E le opzioni sul tavolo sono diverse quanto intriganti.
Il nome che fa sognare i tifosi è quello di Massimiliano Allegri, presente ieri sera a San Siro per Inter-Napoli. Una suggestione che potrebbe trasformarsi in realtà, anche se al momento non ci sono stati contatti diretti. L’ex juventino potrebbe essere intrigato dalla sfida, come lo fu Mourinho a suo tempo, e non ne farebbe una questione economica.
Ma la sorpresa dell’ultima ora porta a un clamoroso ritorno: Rudi Garcia. Il tecnico francese, che ha già guidato la Roma dal 2013 al 2016, non ha mai fatto mistero di considerare incompiuto il suo lavoro nella Capitale. “Mai dire mai”, aveva risposto qualche settimana fa a chi gli chiedeva di un possibile ritorno. E ora quella porta sembra spalancarsi, con i soliti ben informati che lo danno già in partenza da Nizza.
Non mancano le alternative: da Roberto Mancini, che ha già studiato pregi e difetti della rosa, a Frank Lampard, che garantirebbe quella dimensione internazionale tanto cara ai Friedkin. Senza dimenticare l’ipotesi di un traghettatore, soluzione che Ghisolfi non ha escluso a priori.
La scelta dovrà essere ponderata ma rapida: dopo la sosta ci sono Napoli e Atalanta, due sfide che potrebbero definitivamente compromettere una stagione già complicata. L’ambiente è incandescente, lo spogliatoio necessita di una scossa emotiva, e il dodicesimo posto in classifica è uno scenario che la Roma non può permettersi di accettare.
