Minimalismo giapponese: dagli albori alla nuova frontiera tracciata da Nendo

minimalismo giapponese

Il design di interni giapponese è conosciuto da oltre due secoli per il suo aspetto minimalista. A caratterizzare questa scuola vi sono la semplicità delle rifiniture e l’assenza di grandi quantità di oggetti. Molti studiosi hanno preso in esame le motivazioni che hanno dato origine a questa corrente, soffermandosi in particolar modo sull’esistenza di una possibile correlazione tra il minimalismo degli interni e l’estetica basata sulla filosofia Zen, celebrata di recente in una ricca mostra negli spazi dell’ADI Design Museum. Un altro aspetto che è stato studiato è la correlazione tra il territorio giapponese e il minimalismo. 

Il Giappone è infatti notoriamente un territorio soggetto a frequenti terremoti e ciò ha portato con il tempo a costruire abitazioni sempre più piccole e con pochi e funzionali mobili che contribuiscono alla creazione di uno spazio armonico. Altra caratteristica di questa corrente è l’utilizzo di pannelli scorrevoli, invece che di porte, in modo da enfatizzare l’apertura e la dispersione dello spazio. Per lo stesso motivo, in un salotto in stile moderno giapponese si è soliti trovare delle finestre molto ampie. Lo scopo è favorire l’entrata della luce naturale. Per le sue caratteristiche, il minimalismo giapponese si contrappone al consumismo americano ed europeo.

L’influenza giapponese in Italia

Nel corso degli anni, il design giapponese ha sempre più influito quello italiano, soprattutto nella scelta dei colori e della gestione degli spazi. Il design italiano, infatti, si caratterizza per l’utilizzo di colori neutri come il bianco, beige o marrone chiaro per creare uno sfondo dalle tonalità morbide ed essenziali. Il nero è invece utilizzato per definire meglio le forme e dare un accento armonico agli altri colori. Per quel che riguarda i colori più vividi (come ad esempio il rosso, il viola o il blu) vengono utilizzati molto meno e solo per sottolinearne il valore simbolico. Ciò significa che, ad esempio, in una casa di campagna, il verde o il blu possono essere utilizzati per sottolineare la natura o l’acqua, ma in una casa situata in città questa scelta di colori è molto meno frequente.

Altro aspetto a cui il design italiano si è ispirato è la costruzione delle cucine. Negli ultimi anni l’attenzione per questa parte della casa è stato oggetto di fiere ed esposizioni. A Milano, ad esempio, è ormai da tempo che si svolge la Milano Design Week. Qui a partire dal 2015 ha preso forma il progetto Irori, con la costruzione di una cucina che coniugava il living italiano con quello nipponico. Si tratta di uno stile che prende spunto dall’antico focolare domestico giapponese. Il design è pulito e rigoroso e vi è un’attenzione particolare per assecondare le differenti esigenze che si susseguono nel corso della giornata. Per questo, ad esempio, la cucina è caratterizzata da tavoli a ruote che si prestano a diversi utilizzi al suo interno, ma anche a spazi come soluzioni di contenitori e librerie per la zona living che possono adattarsi ad esigenze diverse durante il pranzo o la cena.

Il gruppo Nendo e la sua influenza nel Belpaese

Nendo è un gruppo di lavoro fondato nel 2002 dall’architetto giapponese Oki Sato. Scopo di Nendo è quello di esprimere attraverso il Design, attimi di piacere e soddisfazione estetica. Il suo metodo di lavoro è innovativo. Ogni progetto nasce dagli schizzi astratti di Sato e segue poi un percorso che va di pari passo con la qualità d’esecuzione. Attualmente il gruppo Nendo è il più influente rappresentante del minimalismo giapponese in Italia. Lo studio infatti progetta strutture dalle forme avveniristiche e con la preferenza per i colori bianco e nero. La mescolanza di cultura nipponica e stile europeo rendono i progetti all’avanguardia. Attraverso il suo studio delle forme Nendo ha rivoluzionato i canoni del minimalismo giapponese, esaltandone le peculiarità della perfezione nella tradizione architettonica delle case giapponesi, senza dimenticare la sua visione futuristica. Lo studio, formato da un team di circa quaranta giovani designer e architetti, è impegnato a sviluppare oltre duecento progetti l’anno.

In Italia vanno ricordate diverse collaborazioni che hanno fatto la storia del design. Tra queste è bene sottolineare la sinergia con Minotti Italia, azienda artigiana di origine classica situata nel cuore della Brianza. Da questa collaborazione è nata la collezione Tape. Si tratta di una serie di sedute caratterizzate da un design leggero e declinate in poltrone con e senza braccioli, poltroncine lounge e divani a due e tre posti. Il nome della collezione è un omaggio dichiarato di Nendo all’esperienza sartoriale di Minotti. Le sedute sono personalizzabili in una serie di rivestimenti in pelle e tessuto, e presentano due possibili combinazioni di abbinamenti

Altra collaborazione significativa è quella tra Nendo e Cappellini, la nota azienda fondata a Carugo nel 1946 da Enrico Cappellini e operante nel settore dell’arredamento. In questo caso la partnership ha generato, tra le altre, le librerie Drop. Si tratta di librerie bifacciali a colonna, disponibili in 3 varianti di altezza. Particolarità di questo tipo di arredamento è che tutte le librerie sono realizzate in lamiera di metallo tagliata al laser e laccate opaco in una palette composta dai colori bianco, fango e nero. Esiste anche una versione più bassa che può essere usata da comodino.

Infine, è giusto ricordare la collaborazione tra Nendo e Moroso, azienda fondata nel 1952 da Agostino Moroso e dalla moglie Diana con l’intento di produrre e realizzare divani, poltrone e complementi d’arredo. In quest’ottica rientra la collezione Dew di pouf. Si tratta di un pouf rotondo disegnato con un un intreccio di strisce di pelle. Le forme geometriche che caratterizzano il puf sono organizzate secondo un preciso approccio matematico e generano un effetto ottico notevole che dona all’opera una visione tridimensionale.

Nendo si presenta come la nuova frontiera del minimalismo giapponese, portando questa corrente in una dimensione sempre più futuristica.

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