Musica

Eugenia Tamburri la pianista di Scordato: la mia vita tra musica e recitazione

Eugenia Tamburri

Eugenia Tamburri è una delle pianiste più apprezzate ed acclamate da appassionati e addetti ai lavori. Innamorata dell’arte tutta, ha realizzato il sogno di coniugare musica e recitazione, interpretando la pianista di Scordato nel film di e con Rocco Papaleo.

Nata in Molise a Isernia nell’82, è una bambina ribelle molto sicura di sé, attratta dalla musica e dal canto; a cinque anni comincia a studiare il pianoforte, grazie ad un’intuizione del padre che ne intuisce il talento e la predisposizione istintiva. Una bella donna, bionda, esile ma dotata di una “forza” comunicativa davvero speciale: Eugenia, infatti, è una musicista raffinata, plurilaureata, conduttrice di programmi radiofonici, autrice di spettacoli sempre in movimento creativo.

Nel 2022 ha pubblicato ChiaroScuro per la Digital Records, il primo disco da solista dedicato al padre. Con il cast ha partecipato alla presentazione di Scordato al BIFEST (Bari International Film e Tv Festival) e dall’8 al 13 agosto è stata invitata al Molise Cinema Film Festival per la proiezione del film. Ospite al festival internazionale del film per ragazzi Val di Chiana Senese 2023, ha ricevuto un premio per la sua magnifica interpretazione in Micol e Micol, per la regia di Fernando Popoli (che ha ricevuto il Premio alla carriera).

Eugenia, ormai per tutti sei la pianista di Scordato?

Insieme a Rocco Papaleo - credits Luca Caputo
Insieme a Rocco Papaleo – credits Luca Caputo

Questo mi rende davvero felice! Mi piace essere riconosciuta per questo ruolo, che devo dire mi calza a pennello. Battute a parte, il film mi ha davvero coinvolta. Una scrittura molto intensa che Papaleo tratteggia con una delicatezza ed un’intensità speciali. Una tematica profonda e intima, alleggerita da un pizzico di ironia, come solo lui sa fare che mi ha costretta a fare un “viaggio” interiore. Orlando (il protagonista, interpretato da Rocco) racconta con una vena poetica e malinconica, il ritorno in Basilicata, la sua terra natia. Un viaggio nel ritrovare sé stesso, dialogando con il suo alter ego, bambino e giovane ragazzo pieno di speranze. Sono molisana e anch’io, ad un certo punto, ho sentito il bisogno di andare via. La bellissima riflessione che il film propone, sul come sia necessario “accordarsi” col proprio passato, l’ho sentita anche mia. 

Questa “adesione” alla tematica di Scordato, potrebbe essere stato uno dei motivi per cui Papaleo ti ha scelta?

Non lo escludo, anche perché il Molise e molto simile alla Basilicata e le motivazioni per cui si lascia spesso il sud, per chi desidera orizzonti più ampi, si somigliano. Ho amato da subito questo viaggio nei ricordi che vede Orlando, bambino e ragazzo dialogare con l’uomo che è diventato. Probabilmente anch’io, prima o poi, accorderò presente e passato, facendo ritorno in Molise. Un’assunzione di responsabilità verso me stessa, un passo importante che mi riporta là dove sono le mie radici. 

Perché hai lasciato il Molise?

Ho lasciato la mia terra dove il dialetto, le tradizioni, sembrano limitare quell’orizzonte “aperto” e senza confini che, lo studio delle lingue e la passione per la musica, mi regalavano, spingendomi a una ricerca continua fuori e dentro di me verso una libertà e un’indipendenza che avevo sacrificato all’impegno e allo studio da quando ero bambina.

Scordato cosa ti ha lasciato?

Tantissimo. Il merito è in primis di Rocco che ha saputo instaurare con tutto il cast un bellissimo rapporto. Abbiamo capito come ci abbia scelti con cura meticolosa e per niente casuale: un incastro perfetto tra noi che credo si percepisca anche sullo schermo. Una bellissima sensazione! Quando ci ha portati tutti a Lauria, nella sua casa natale, sembrava una gita scolastica; persino Giorgia, che è una grande artista, ha interagito con tutti noi, assolutamente alla pari. Solare, alla mano, una persona con cui mi sono sentita a mio agio, stabilendo con lei un rapporto che non potrò e non voglio dimenticare. 

La Pianista di Scordato, ma non solo: hai girato diversi cortometraggi con Fernando Popoli con cui sei stata ospite del Festival per ragazzi Bulli ed Eroi in Val di Chiana Senese.

Ho interpretato sotto la sua regia, Micol e Micol, Dolci baci e languide carezze, Lo sballo. Una bella collaborazione su tematiche importanti. Mi ha anche invitato nei licei del frusinate per “Cinema e Legalità”, per vedere alcuni docufilm partendo dalla critica cinematografica per poi discuterne con i ragazzi. Mi piace tantissimo e fa parte di me, un’attività attoriale che mi attira molto e alla quale vorrei dedicarmi di più. Sono appassionata di cinema e di rapporti educativi con i ragazzi, inoltre insegno al Conservatorio di Foggia. 

Sei sempre molto impegnata: cosa bolle in pentola?

Sempre tante cose: ho girato, da poco, un corto ad Agnone, alto Molise, grazie ad un provino fatto tempo fa, dal titolo Pungoli e Manette di Andrea Cacciavillani e anche in questo caso, sono una pianista; sto scrivendo uno spettacolo e tornerò in tournée con Ornella Muti, voce recitante, su musiche di Satie; inoltre ho appena terminato di registrare una colonna sonora per Sky, tutto su musiche di Chopin. Ovviamente, prima di queste registrazioni studio moltissimo e mi appassiona suonare in studio, viaggio con la fantasia, tenendo gli occhi sul monitor dove seguo le scene del film ed è un po’ come entrare e potermi avventurare in un altro mondo. Devo ammettere che anche suonare in presa diretta, nel film con Rocco, è stato davvero intenso e magico. Insomma, recitare suonando è davvero speciale per me!

Perché consiglieresti di vedere Scordato?

Perché è un film delicato e forte al tempo stesso. Un modo per guardare la vita dal punto di vista di Orlando ma anche riflettere sul nostro. Un’atmosfera speciale che è racchiusa, come in un fermo immagine nella scena finale, per la quale Rocco ci ha convocati tutti a Lagonegro, senza anticiparci niente. Un film, dal quale è difficile separarsi e che rimane un po’ dentro, per sempre.