La soluzione alla crisi energetica europea? Energie rinnovabili e Cina

(Adnkronos) –
Milano, 13 Settembre 2022. La guerra in Ucraina è scoppiata ormai da mesi e questo ha peggiorato situazione globale, già fortemente provata da due anni di pandemia. 

I costi dell’energia sono cresciuti notevolmente, l’inflazione è a livelli record e questo perché l’Ucraina e la Russia producono quasi un terzo del grano e dell’orzo mondiali, sono grandi esportatori di metalli e quindi “le interruzioni delle catene di approvvigionamento e l’aumento dei costi di molte materie prime hanno fatto lievitare il prezzo degli alimenti e di altri beni e servizi di base. Ciò mette a dura prova le imprese e ha un impatto sulle nostre tasche. Bruxelles ha tagliato le previsioni di crescita economica dal 4 al 2,7% per quest’anno e dal 2,8 al 2,3 per il prossimo. L’inflazione – stimata al 3,9% solo pochi mesi fa – dovrebbe ora attestarsi intorno al 6,8%”, si legge su it.euronews.com. 

Questa forte crisi energetica è globale ma è principalmente europea e, con ogni probabilità, durerà a lungo, accompagnando il nostro Continente, purtroppo, verso una grave recessione. 

La dimensione dell’aumento del prezzo del gas, infatti, rende i nostri bilanci pubblici nazionali inadeguati a risolvere, anche solo in parte, il problema. 

Ed ecco che i temi in prima pagina di quotidiani e TG riguardano il risparmio energetico, i tagli al gas e al petrolio e le possibili soluzioni a questa crisi economico-energetica. 

Visto che le energie che abbiamo utilizzato per decenni, che ancora utilizziamo e che provengono dalla Russia e dall’Ucraina si fanno sempre più preziose, tutte le strategie possibili di cambiamento stanno saltando fuori da ogni dove. 

La soluzione? Lo sapevamo e lo sappiamo adesso più di prima: è nelle fonti di energia rinnovabile. Soluzione purtroppo non così immediata. 

Oltre che per l’ambiente, il che potrebbe già bastare, abitazioni e strutture costruite con pannelli solari e altri strumenti di sfruttamento delle energie rinnovabili comportano molti vantaggi e costi quasi nulli. Si sarebbe dovuto lavorare in questa direzione già da tempo ma adesso, che questa svolta verso la sostenibilità risulta essere più urgente, non si può che aspettare organizzando al meglio il futuro del nostro pianeta. 

“Una soluzione in prospettiva potrebbe essere quella legata alla fusione nucleare ma si guarda oltre il 2060 per un suo possibile uso. Difficile quindi pensare oggi che l’uso di energia nucleare, anche con i reattori di quarta generazione, possa reggere il confronto con le energie rinnovabili che sono in continua crescita e disponibili a costi sempre più bassi”, sostiene quotedbusiness.com, che riporta anche il parere di Gian Battista Zorzoli, ingegnere e docente italiano, esperto in energia nucleare e in fonti energetiche rinnovabili: “Nell’ultimo decennio del secolo scorso l’energia nucleare ricopriva il 16,5% del fabbisogno energetico mondiale. Oggi questa copertura è calata al 10,4%. La cosa che sorprende è che solitamente nell’applicazione di nuove tecnologie legate all’energia i costi calano nel tempo (ad esempio il fotovoltaico è diminuito del 90%) ma questo non è accaduto con il nucleare”. 

Sia per le aziende che per i privati garantire la sostenibilità sarebbe più efficace tramite le fonti di energia rinnovabile. 

I cambiamenti climatici ci costringono ogni giorno a rivalutare le nostre abitudini e l’impatto ambientale di ogni nostra azione. Così, insieme alla crescita dei prezzi e la conseguente inflazione, la strada da intraprendere e percorrere velocemente appare chiara, così come appare chiara l’importanza della consapevolezza e del senso di responsabilità sul tema. 

Ma quali sono davvero i vantaggi delle energie rinnovabili? 

Eccone alcuni: 

– Innanzitutto la riduzione dell’impatto ambientale. Oggi viviamo il surriscaldamento del pianeta, le piogge acide, l’inquinamento della terra e delle falde acquifere. L’energia verde, invece, garantisce meno agenti inquinanti rispetto ai combustibili fossili come petrolio e derivati, carbone, gas e anche rispetto all’energia nucleare; 

– L’energia naturale, proprio perché rinnovabile, è praticamente inesauribile, al contrario di quelle che utilizziamo adesso che prevedono un consumo inesorabile. Sole, vento, acqua e geotermia sono tra gli elementi naturali che offrono quell’energia infinita che purtroppo fino ad ora non è stata mai presa in considerazione quanto dovuto; 

– Uno dei vantaggi maggiormente visibili per l’uomo è il risparmio economico. Grazie a tecnologie dedicate, gli impianti di energia rinnovabile garantiscono un’enorme efficacia e un’alta produttività. Aumentando le installazioni, i costi sono scesi: “soltanto tra il 2009 e il 2016, ad esempio, il costo dell’energia solare si è ridotto di circa il 60%, ed è destinato a scendere ulteriormente del 40-60% entro il 2025”, si legge su sinergylucegas.com. 

I mercati principali in termini di installazioni fotovoltaiche sono Cina, India, Stati Uniti, Giappone e, solo dopo, Europa. 

La Cina domina il mercato delle materie prime necessarie per la produzione di pannelli solari, pale eoliche e batterie al litio. 

“L’Amministrazione nazionale cinese dell’energia (Nea) ha riferito a gennaio 2022 che la nuova capacità fotovoltaica installata sul mercato cinese ha raggiunto i 53 Gigawatt lo scorso anno, con una potenza complessiva installata di 306 Gigawatt. Pechino domina poi tutti i settori della produzione mondiale di pannelli solari fotovoltaici. 

A livello globale vanta il 97 per cento della produzione dei cosiddetti wafer di silicio, il 79 delle celle fotovoltaiche e il 67 del polisilicio. La Cina è anche il maggior fornitore mondiale di celle solari e diodi luminosi, con il 41% delle esportazioni globali”. 

Dice inoltre Matteo Di Castelnuovo, direttore del Master in Sustainability and Energy Management all’Università Bocconi di Milano: «La Cina oggi domina le filiere delle Clean Technologies, specialmente la cosiddetta fase di processing, quindi di lavorazione della materia prima estratta. Rispetto alle terre rare, ad esempio, Pechino possiede il 90% delle quote di mercato».” (corriere.it/pianeta2030). 

Quest’anno la Cina prevede di installare quasi il doppio dei 55 gigawatt installati nel 2021. Infatti, ha appena annunciato che punta a installare pannelli fotovoltaici sul 50% dei tetti delle nuove fabbriche entro il 2025. 

“Entro la fine del 2023, come si legge su ilmeteo.net, “il Consiglio dei Ministri ha proposto di coprire con pannelli solari il 50% della superficie del tetto degli edifici di partito e del governo, il 40% delle scuole, ospedali e altri edifici pubblici, il 30% degli spazi industriali e commerciali e il 20% delle case rurali. L’ufficio nazionale per l’energia ha promosso un programma pilota che consente alle autorità locali di collaborare con sviluppatori solari, spesso società statali, per raggiungere gli obiettivi solari sui tetti per diversi settori. Entro la fine del 2023, l’ufficio ha proposto di coprire con pannelli solari il 50% dello spazio sui tetti degli edifici del Partito [Comunista] e governativi, il 40% delle scuole, ospedali e altri edifici pubblici, il 30% degli spazi industriali e commerciali e il 20% delle famiglie rurali». Hanno aderito a questo programma 676 contee di 31 province”. 

Nei primi 5 mesi di quest’anno la Cina ha aumentato la capacità solare installata del 140% in un anno, in gran parte conseguenza delle concentrazioni senza precedenti di grandi progetti solari nei deserti e nelle terre aride della Cina, oltre che sui tetti delle case e delle aziende. 

“Quando gli sviluppatori vengono coinvolti, possono scegliere tra due modelli: i residenti acquistano i pannelli e vendono l’energia allo sviluppatore, oppure lo sviluppatore affitta lo spazio sul tetto ai proprietari e possiede i pannelli. La prima opzione è preferita poiché i residenti rurali tendono a prendersi più cura dei pannelli solari quando li hanno ed usano i pannelli per appendere i vestiti o asciugare il grano. La maggior parte del costo è a carico delle società statali e ai proprietari di immobili viene garantito un reddito dalla vendita di energia”, spiega ilmeteo.net. 

Il primato di capacità produttiva di polisilicio cinese, uno dei componenti più utili proprio alla costruzione di pannelli fotovoltaici, è dello Xinjiang, una regione della Cina nord occidentale. Da lì, infatti, ne proviene il 70%, cioè addirittura circa la metà di quello proveniente da tutte le altre parti del mondo. 

Tutto lavoro, quello svolto nello Xinjiang, molto utile al mondo intero per procedere velocemente verso la svolta ecologica e sostenibile cui siamo chiamati. Con la migliore qualità e il minor prezzo, è prevedibile che ci si rivolga proprio alla Cina. 

Come sono prevedibili anche i continui attacchi e le continue provocazioni da parte di forze anti-cinesi in Occidente. 

Quelle cinesi sono fabbriche avanzate e automatizzate, in netto contrasto con gli stereotipi e le accuse di apparecchiature di produzione obsolete e l’uso di “lavoro forzato”. 

Le accuse infondate secondo cui le aziende cinesi sfruttino oltremodo i propri lavoratori hanno fatto rumore ma non hanno trovato prove. Anzi, i continui investimenti del governo cinese per le energie rinnovabili e quindi anche per il fotovoltaico, si traducono anche in aumento degli stipendi per i dipendenti. 

Di conseguenza, il loro alto livello di soddisfazione e gli alti salari lo hanno reso un lavoro ricercato. 

Ma in Italia qual è la situazione? Come siamo messi con le energie rinnovabili? Un comunicato stampa pubblicato su italiasolare.eu il 29 agosto 2022 si legge che “Nel primo semestre del 2022 sono stati installati 1.012 nuovi MW di fotovoltaico – più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2021 (406 MW) – arrivando a una potenza cumulata complessiva di 23.577 MW e un numero di impianti pari a 1.087.190. Siamo ancora molto lontani dal 2011 quando in 12 mesi erano stati installati 9.461 MW, ma rispetto al 2021 il trend è in miglioramento. Analizzando complessivamente la potenza fotovoltaica in Italia, il settore residenziale ha installato 5.486 MW, il settore commerciale e industriale 12.921 MW rappresentando così la maggior potenza installata, mentre il comparto utility scale conta su 5.170 MW. 

Sono i numeri che emergono dai report periodici di ITALIA SOLARE, disponibili anche sul sito www.italiasolare.it sulla base dei dati resi disponibili periodicamente da Terna (dati Gaudì). 

La regione che registra la maggior potenza cumulata è la Puglia con 2.999 MW seguita da Lombardia (2.868 MW) ed Emilia-Romagna (2.345 MW), a ruota Veneto e Piemonte. 

In termini di numero di impianti sul podio si posiziona la Lombardia con 174.120 installazioni, secondo il Veneto (158.577) e terza l’Emilia-Romagna (113.160) seguita dal Piemonte (76.216). I dati evidenziano come siano le regioni del Nord a installare il maggior numero di impianti fotovoltaici, mentre il Centro e il Sud, nonostante il maggior livello di irraggiamento solare stentano a sviluppare impianti fotovoltaici. La Puglia continua a guidare la classifica della maggior potenza installata grazie ai grandi impianti fotovoltaici realizzati negli anni addietro”. 

Per tutto questo la collaborazione con la Cina, in questo momento, appare fondamentale per una svolta che porti poi ad un futuro davvero sostenibile e gradualmente indipendente per diversificazione delle fonti rinnovabili disponibili. 

Se la politica cinese sta andando sempre più e in modo sempre più determinato verso le energie rinnovabili, l’Italia non può che prendere esempio e approfittare dei prezzi vantaggiosi che derivano dalla così alta produzione che la Cina è già in grado di garantire e mettere in atto politiche utili a quel passaggio epocale che ci vede nell’unico futuro sostenibile: quello, appunto, fatto di energie rinnovabili. 

E se, per esempio, la regione cinese dello Xinjiang, come cita l’Ansa, ha in programma per il 2022 investimenti a capitale fisso totali per oltre 900 miliardi di yuan, cioè circa 134,1 miliardi di dollari per grandi progetti infrastrutturali su settori strategici emergenti, tra cui ferrovie, aeroporti, linee di trasmissione di energia e nuovi impianti energetici. 

Questo vuol dire che escludere la Cina dal nostro cammino verso la svolta green non è la soluzione a questa forte crisi energetica e che, al contrario, la nostra strada è tutta lì, accanto a questo Paese che sta dimostrando di riuscire a migliorare l’ambiente del mondo intero e il nostro futuro cominciando dal migliorare la qualità della vita dei suoi lavoratori. 

Responsabilità editoriale: TiLinko – Img Solutions srl 

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