Abbiamo una soluzione al VAR? -

Abbiamo una soluzione al VAR?

(Adnkronos) –
Milano, 13/09/2022 – L’introduzione della moviola in campo rappresenta ancora adesso un momento rivoluzionario nella storia del calcio: ignorare questa realtà non è più possibile, così come non è possibile dimenticare tutte le polemiche che l’introduzione di un simile mezzo ha suscitato. 

Le attese e le speranze di tifosi, dirigenti e arbitri sono state in parte soddisfatte e in parte deluse: le polemiche continuano ad accendere il mondo del calcio, dentro e fuori il campo da gioco. Certo è che, come testimoniano le news e i pronostici registrati su portali come supercalcioextra.com, gli effetti della rivoluzione VAR sono ancora in corso e difficilmente la galassia del pallone potrà lasciarseli alle spalle. 

Un calcio con gli immancabili e certamente involontari falli, ma senza errori arbitrali nel giudicarne l’entità o sviste che la facciano passare liscia al giocatore di turno: il VAR avrebbe reso possibile tutto questo, limitando o annullando definitivamente tutti quegli errori di arbitraggio che fino all’introduzione della moviola in campo avevano segnato in maniera anche decisiva match calcistici di qualsiasi livello. Obiettività e giustizia erano i concetti invocati a gran voce da chiunque desiderasse la moviola, sognando partite pulite e coerenti, capaci di condurre a un mondo del calcio migliore. 

La realtà dei fatti si è rivelata molto diversa, proprio perché umana. Il ricorso al VAR, infatti, per quanto possa permettere di vedere meglio certi episodi di un match, non garantisce affatto l’obiettività nelle interpretazioni di ciò che si vede. Facendo degli esempi molto semplici e intuitivi, il VAR non permette di interpretare l’entità di un fallo, così come l’intenzionalità di un eventuale tocco di mano, così come non permette di valutare il grado di pericolosità di un’azione interrotta. Si tratta di dati che non possono essere forniti dalla moviola, ma che è compito dell’arbitro estrapolare e interpretare: ecco che l’elemento umano si riconferma prepotentemente. 

Questa prima lettura, inoltre, non tiene conto di un altro elemento, che spesso e volentieri suscita violente polemiche tra i tifosi: il ricorso al VAR non è automatico ma avviene sempre a discrezione dell’arbitro; quest’ultimo, come di fatto è accaduto, può scegliere di ricorrere alla moviola in casi evidenti di fallo di un giocatore, così come decidere di non affidarsi al VAR e giudicare dunque da sé. In questo, l’arbitro in gioco si rivela nuovamente centrale nelle decisioni da prendere, confermandosi però umano e, come tutti gli arbitri che hanno preceduto l’introduzione dell’On field review, soggetto a errori. 

Il calcio ama distinguersi: sarà per l’estro dei suoi giocatori migliori o per lo spirito appassionato dei suoi tifosi, ma l’elemento umano risulta estremamente forte e irriducibile, animando qualsiasi partita, dalle più umili alle più importanti. Questo stesso elemento, tuttavia, rende particolarmente difficile l’applicazione di fredde tecnologie nell’analisi degli incontri, soprattutto se a finire sotto analisi sono quelle performance, più o meno lecite, che possono segnare in un senso o nell’altro l’esito di una partita. 

In fondo, è già difficile tollerare l’idea di un controllo arbitrale di qualsiasi tipo: la polemica e la lamentela contro gli arbitri caratterizzano da sempre il mondo del calcio; fornire a questa figura uno strumento ad altissimo potenziale come il VAR, visti gli errori cui si è andati incontro anche in tempi più recenti, non ne ha aiutato le sorti. I problemi restano sempre quelli della discrezionalità nella chiamata della moviola in campo e nella sua interpretazione. 

In risposta, si potrebbe responsabilizzare ulteriormente la figura dell’allenatore, assegnandogli un totale di chiamate al VAR per ogni tempo di gioco: un totale massimo che ovviamente non deve essere troppo elevato, e che forse andrebbe anche ridotto al limito, per garantire il rispetto dei ritmi di gioco. Allo stesso tempo, vanno responsabilizzati proprio gli stessi arbitri, che devono avere la consapevolezza necessaria a padroneggiare la rivoluzione VAR, soprattutto se sono chiamati in causa elementi umani e imprevedibili: non si parla dunque di fuorigioco o di falli entro l’area di rigore, poiché questi dati sono facilmente riscontrabili, ma di altri elementi in cui subentra l’interpretazione umana, e che possono fare la differenza per una partita o un intero campionato. 

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