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L’ascesa dei professionisti del gaming online

In principio era l’home gaming: erano gli anni ’80 e condividere con gli amici una partita a Super Mario Bros e Picchiaduro o sfidarsi in rompicapo e giochi sportivi era il passatempo preferito dagli adolescenti di tutto il mondo. Quello era anche il momento d’oro di console e computer domestici, il futuro, ancora tutto da scrivere, è arrivato con la diffusione sempre più capillare della Rete. Dagli anni 2000 in poi la connettività ha mostrato tutto il suo potenziale, contribuendo alla nascita di numerosissime piattaforme dedicate al gaming online: tablet, smartphone qualsiasi device di ultima generazione rappresentano oggi l’accesso diretto a gare e tornei virtuali che coinvolgono giocatori sparsi in tutto il mondo. E come ogni competizione che si rispetti, anche il mondo del gaming ha i suoi campioni: si tratta di giocatori che hanno trasformato la loro passione in una vera e propria professione. Andiamo a osservare da vicino queste figure.

Questione di… “disciplina”

I professionisti del gaming online nascono in un contesto ludico fortemente improntato alla competizione, si tratta di figure che dedicano molto tempo all’allenamento e, non a caso, i cosiddetti eSport, letteralmente “sport elettronici”, sono stati riconosciuti ufficialmente come attività sportive dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale. La decisione è stata presa nel 2017 in virtù della crescita esponenziale a cui è andato incontro il settore soprattutto tra i giovani e si è tradotta nell’assimilazione delle prestazioni dei giocatori professionisti a quelle degli atleti impegnati negli sport tradizionali. Come è ovvio, una volta ottenuto il riconoscimento, per gli eSport sono scattate le stesse norme che regolamentano le altre discipline, in quest’ottica i contenuti degli sport elettronici non devono infrangere i valori olimpici. Altra regola fondamentale è  l’istituzione di associazioni in grado di far osservare le regole dettate dal CIO. Certo il percorso per rientrare a pieno titolo tra le discipline olimpiche è ancora lungo, ma qualche spiraglio all’orizzonte inizia a vedersi: gli eSport hanno fatto il proprio debutto a titolo dimostrativo nei Giochi del Sud-est asiatico di Jakarta del 2019 e l’anno dopo sono entrati nel medagliere dell’edizione ospitata dalle Filippine.

Di certo l’industria degli sport elettronici è in forte ascesa con un volume d’affari che, secondo i dati riportati da Newzoo, nel 2020 è stato valutato in oltre 950 milioni di dollari con un pubblico che, nello stesso anno, ha sfiorato i 500 milioni di utenti. D’altra parte la galassia degli eSport contempla un indotto in cui figurano sviluppatori ed editori di videogiochi, sponsor, organizzatori di tornei e investitori: al centro, naturalmente, ci sono i giocatori professionisti, vere e proprie stelle che rifulgono nel firmamento del gaming online. 

Come nasce un campione

Nati nella dimensione privata della propria casa, o della propria cameretta, vista la giovane età di molti di loro, gli eSport gamer professionisti godono della stessa considerazione attribuita ai campioni di calcio o alle stelle dell’NBA. Chi è esterno al settore, forse, non riesce a immaginarlo, ma al di là e al di qua dello schermo, durante i tornei più ambiti, si crea la stessa adrenalina che caratterizza i grandi eventi sportivi: per competere, naturalmente, è necessario un allenamento in piena regola. Lo sa bene Riccardo “Reynor” Romiti, campione del mondo di StarCraft II: la sua ascesa, iniziata all’età di 11 anni, è stata scandita da ore e ore di esercizio. Fondamentali, poi, lungo il suo percorso sono state la costanza e l’osservazione della tecnica di altri grandi campioni, elementi che gli sono valsi il raggiungimento del grado di Master, l’ingresso nell’organizzazione svizzera mYinsanity e l’agognato titolo mondiale.

Un pò gamer, un pò influencer

Agonismo a parte, le giovani stelle degli sport elettronici sono al centro di un vero e proprio showbusiness: non dimentichiamo, infatti, che gare e tornei catalizzano l’attenzione di un pubblico di appassionati che segue l’evento da ogni parte del mondo. Gli stessi gamer, poi, hanno un enorme seguito sui principali social network, da Instagram a TikTok e sono soliti trasmettere in streaming le proprie sessioni di gioco. Tutto questo, naturalmente, alimenta il mercato collaterale legato a sponsor e investitori e contribuisce a corroborare una vera e propria filiera stabilmente legata a tutti i settori connessi agli eSport.

Naturalmente il panorama degli sport elettronici è molto variegato e contempla anche i classici giochi da casinò: è molto frequente seguire in streaming i gamer mentre disputano un match sulle varie piattaforme dedicate al casinò. Tornei di Poker, Black Jack e baccarat riscuotono l’interesse non solo di chi gioca a livello professionale, ma anche del pubblico che, numeroso, segue gli eventi virtuali.

Il volto umano degli eSport

Come dimostrano i numeri, l’universo degli sport elettronici non è che all’inizio della sua ascesa e, nonostante il settore sia già molto affermato, complice un’industria del gaming in continua espansione, la sensazione è che il potenziale di crescita di questa disciplina sia ancora parzialmente inespresso. Ne è una prova il fatto che il CIO abbia accordato agli eSport lo status di attività sportiva in piena regola, cosa che nell’immediato ne ha facilitato l’inserimento, con finalità dimostrativa, in alcune recenti edizioni dei Giochi del Sud-est asiatico. Ma ciò che davvero traghetterà gli eSport nel futuro è il grande seguito di cui godono i gamer professionisti: il loro volto, le loro abitudini, le loro caratteristiche personali, note a un pubblico più vasto grazie ai social network, rappresentano l’elemento chiave in grado di diffondere una pratica che, al pari degli sport tradizionali, prevede rigore, allenamento e dedizione. Per i nuovi eGamer il futuro è alle porte e parla la lingua della Generazione Z, quella dei nativi digitali.

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