Raffaella Deamici: «Supermodel dei Måneskin, manifesto di una generazione al bivio tra immagine ideale di sè e profonde fragilità interiori» 2

Raffaella Deamici: «Supermodel dei Måneskin, manifesto di una generazione al bivio tra immagine ideale di sè e profonde fragilità interiori»

(Adnkronos) – In una società che ci vuole sempre perfetti, i nostri ragazzi si piegano sotto il peso delle aspettative. I Måneskin, nel loro brano, descrivono questo disagio e lanciano un monito agli adolescenti. 

Milano, 14 luglio 2022. «I Måneskin, con le loro canzoni che raccontano difficoltà e disagi che attanagliano una generazione di adolescenti fragili, sono uno strumento di prevenzione e aiuto e nel contempo rappresentano un afflato di speranza per i giovani in crisi», esordisce Raffaella Deamici, psicologa psicoterapeuta milanese che da più di 10 anni nel proprio studio privato e in collaborazione con Ats, Università e 4 sedi di scuole superiori a Milano ascolta il disagio e le problematiche dei giovani racchiusi in un mondo sempre più complesso. Secondo la Dott.ssa Deamici “Supermodel”, recente brano della rock band, assurge a importante mezzo attraverso cui parlare agli adulti, ai giovani, alla nostra società e a noi stessi. Una sorta di manifesto della Generazione Z. 

«Per i Måneskin – spiega la dott.ssa Deamici – Supermodel è “una ragazza fantastica, brillante, che in realtà è piena di problemi e nasconde tristezza e dipendenza. In un certo senso la adori perché ti dà l’idea di sapere come ci si diverte, ma allo stesso tempo la eviti perché sai che potrebbe trascinarti nei guai”. Bene, la figura di Supermodel è la rappresentazione dei modelli che circolano in rete, sui social e più in generale nella nostra società. Ideali spesso legati a bellezza e ricchezza e incarnati da personaggi ossessionati dall’apparenza, da una perfezione artefatta presentata però come la normalità, raggiungibile da tutti senza alcuno sforzo. Questa nostra epoca narcisista, in cui il divario tra l’immagine ideale di sè e quella reale è sempre più marcato e che ci richiede di essere sempre al passo, provoca nei nostri giovani sentimenti di umiliazione e mortificazione, il timore o la certezza di non essere riconosciuti socialmente, di essere visti come incapaci, non all’altezza delle aspettative proprie e altrui. Aspettative che generano, sul palcoscenico della vita, insicurezza e timidezza di fronte agli spettatori presenti in sala: compagni, professori, genitori… Le conseguenti ferite narcisistiche aggiunte al sentimento doloroso della vergogna rischiano di far cadere gli adolescenti in quella bolla nera nella quale vorrebbero scomparire senza più uscirne». 

Uno scenario che la dott.ssa Deamici tocca con mano nella sua pratica quotidiana: «Durante quest’ultimo anno scolastico ho raccolto il malessere di quasi 160 adolescenti, tra le mura scolastiche, e di più di 10 nel mio studio. Molte delle loro ferite nascono e prolificano proprio sull’arso terreno delle aspettative e in una condizione interna di inadeguatezza e di insicurezza, tra l’altro potenziata dalle prevedibili conseguenze della pandemia che ha obbligato i giovani a fermarsi non solo a livello didattico, ma anche in ambito sociale… è venuta meno la socializzazione, uno dei più importanti compiti evolutivi che consente all’adolescente di crescere e maturare. Sono aumentati il rischio suicidario e la messa in atto del piano, così come i disturbi alimentari, l’autolesionismo, gli attacchi di panico e altri sintomi». 

Ecco, quindi, l’importanza di questi 4 giovani che raccontano all’adulto chi è l’adolescente e il suo mondo interiore così fragile, complesso, denso di sfumature e contraddizioni: «I Måneskin ci aiutano con la musica a far risuonare le corde dell’adolescenza, quelle corde rimaste troppo tese per troppo tempo e che ora possono risuonare. Ognuno di noi dovrebbe fare i conti con questa pesante problematica delle aspettative. Noi adulti possiamo iniziare a rallentare il ritmo, a ritrovare dentro di noi le nostre parti più vere e autentiche, e mostrarle senza timori. Ricordiamoci che è importante lasciare ai ragazzi quello spazio psichico libero da noi, dalle “nostre” aspettative, e pensare che se la caveranno e che potranno farcela. La speranza, teniamola viva, innanzitutto dentro di noi. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti degli adolescenti, dobbiamo esserci, ed essere davvero portatori di speranza». 

Contatti: https://www.psicoterapeutaraffaella.it/
 

 

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