Gender Gap: una storia lunga ancora 136 anni

(Adnkronos) –
Rossana Berardi, Presidente di Women for Oncology Italy: “Come se non bastasse, a livello di partecipazione economica l’Italia è al 110esimo posto su 146 Paesi – ho fatto fatica a trovarla -, in contrasto con il 59esimo posto per il livello di istruzione ed è 111esima per il political empowerment”.
 

29 luglio 2022 – Le disuguaglianze nell’accesso al mercato del lavoro non consentono ancora il raggiungimento di un equilibrio armonico tra carriera e vita privata. La parità di retribuzione è spesso prevista dalle leggi, ma non si applica nei casi concreti. La rappresentanza femminile in importanti posizioni aziendali e manageriali è ancora uno slogan, più che una realtà. Il gender gap in Europa è un problema che si sta tentando di arginare. Ma, come evidenziato dal Global Gender Gap Report 2022, si stima che di questo passo ci vorranno ancora 136 anni per raggiungere una reale parità di genere (erano 100 nel 2020).
 

“Mentre la media di chiusura del gap è di 60 anni per l’Europa, grazie ai Paesi nordici, l’Italia sconta un ritardo di un paio di decenni”, denuncia Rossana Berardi, Presidente di Women for Oncology Italy. “Ho ridotto la stima per ottimismo, dal momento che siamo messi peggio di Zambia e Uganda e non abbiamo realizzato nessun miglioramento dal 2021. Come se non bastasse, a livello di partecipazione economica la nostra Penisola è al 110esimo posto su 146 Paesi – ho fatto fatica a trovarla -, in contrasto con il 59esimo posto per il livello di istruzione ed è 111esima per il political empowerment”. 

Tornando all’Unione europea, attualmente le donne guadagnano in media il 16% in meno rispetto agli uomini, con differenze significative tra i vari Stati membri. Bruxelles fa opera di sensibilizzazione sulla situazione con la Giornata europea della parità retributiva, che si celebra il 4 novembre, e adotta varie leggi, come quella sul diritto nell’Ue all’equilibrio tra vita professionale e vita privata. Senza contare che le donne europee sono meno rappresentate nelle posizioni direttive in diversi settori: politica, economia, scienza e ricerca. Solo il 7,5% dei presidenti dei consigli di amministrazione e il 7,7% degli amministratori delegati sono donne. Le disuguaglianze di genere nell’istruzione persistono, ad esempio, in termini di preferenze di studio. Le donne hanno maggiori probabilità di avere un diploma di istruzione superiore, ma continuano a essere sovrarappresentate in settori di studio legati a ruoli femminili tradizionali, come quelli connessi all’assistenza, e sottorappresentate in quelli della scienza e dell’ingegneria. Per questo, l’Ue ha istituito il premio per le donne innovatrici e sostiene la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Quello del genere è anche un tema trasversale nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di finanziamento dell’Ue per la ricerca e l’innovazione. La prima donna presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è impegnata in prima linea su questi fronti. 

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