Medicina, Di Cianni (Amd): “Il 30% italiani con diabete ha retinopatia diabetica”

(Adnkronos) – “La retinopatia diabetica è una grave complicanza a carico degli occhi che interessa la popolazione diabetica, sia il diabete di tipo 1 che diabete tipo 2. E’ una delle cause principali di cecità nel mondo occidentale. La complicanza invalidante subdola perché non dà segni nei primi anni di sviluppo e che quindi deve essere prevenuta. Negli anni abbiamo assistito a una diminuzione della incidenza di retinopatia diabetica perché si è capito che il controllo glicemico negli anni e nel tempo è capace in maniera preponderante di agire sullo sviluppo di questa grave complicanza, complicanza che può portare al distacco di retina, alla maculopatia eccetera. Quindi controllando la glicemia sin dall’inizio noi preveniamo la retinopatia diabetica. In Italia è difficile dire con precisione quante sono le persone affette da rete diabetica perché non abbiamo studi di popolazione. Dagli studi degli annali AMD dimostriamo che circa il 30-40% della popolazione diabetica ha segni di compromissione della retina e quindi di retinopatia diabetica. ‘Limportanza, e ne parleremo nel corso del convegno di fondazione AMD con la sessione apposta, l’importanza è la prevenzione e quindi controllare eertamente la glicemia e quindi l’emoglobina glicata e controllo metabolico ottimale, ma poi sottoporsi a screening del fondo dell’occhio e screening della retinopatia diabetica con l’esame semplice che andrebbe fatto almeno ogni 1 o 2 anni. Se la popolazione diabetica si sottoponesse a uno screening efficace come prescritto da tutte linee guida l’incidenza della retinopatia diabetica approverebbe perché si può intervenire quando compaiono le prime lesioni. Tutti i pazienti sono a rischio perché lo sviluppo della retinopatia diabetica è correlata al controllo della glicemia e alla durata della malattia: quindi sottoponendo a un’azione di screening precoce ogni anno o al massimo ogni due anni noi riusciamo intercettare le minime lesioni e quindi intervenire sui fattori di rischio, poi naturalmente questo nasce da una collaborazione che deve esserci con l’oculista perché la diagnosi finale e la tipologia di intervento poi spetta ai colleghi oculisti”.  

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