Eleonora Pariante: l’intervista

Eleonora Pariante: l’intervista a Lifestyleblog.it

Non solo attrice di successo ma anche regista. Cosa l’affascina di questo nuovo mondo?

Posso rispondere che mi affascina, tutto?  Nel senso che un buon regista deve avere molto chiaro il senso di quello che sta costruendo e da bravo artigiano, non può tralasciare alcun dettaglio. I mobili più belli sono quelli curati fin nei minimi dettagli! Posso dire certamente che durante il lavoro di messa in scena o di preparazione di un film, i momenti più emozionanti sono quelli nei quali ti si apre inaspettatamente una finestra ed improvvisamente (si fa per dire, non c’è nulla di improvvisato, se non che a volte è improvvisa la manifestazione del nuovo che è con certezza, essere arrivati sino a  quel punto con idee, studio, professionalità, esperienze etc.) trovi la soluzione a lungo cercata e ti viene una gag esilarante o una svolta drammatica risolutiva.

Ritiene sia più “semplice” il ruolo di attore o quello di regista?

Arrivata a questa età posso dire che l’idea di mettere in scena o realizzare un progetto, mi dà meno ansia di recitare una scena o uno spettacolo intero, anche se effettivamente il carico di responsabilità è maggiore.

C’è un’artista al quale si ispira?

In realtà più che ad un singolo artista, direi che traggo ispirazione da una certa attitudine. Gli anglosassoni mi piacciono molto. Loro trattano questo mestiere esattamente per quello che è. Senza moralismi o esaltazione. Una professione. Un lavoro da affrontare con tanta serietà e voglia di fare bene con impegno. Per loro non c’è un comparto da affrontare con più leggerezza. La scrittura di un testo, sceneggiatura o testo teatrale che sia, per esempio è fondamentale. E per avere un buon prodotto si parte sempre dallo scritto. Persino le trasmissioni televisive, quelle che funzionano sono preparate e scritte con cura, mai affidare solo al presunto talento di chi conduce. In Italia ancora si chiede a che scrive di fare i salti mortali senza quasi mai, riconoscere effettivamente un valore adeguato all’impegno e al tempo che ci vuole per scrivere bene una bella storia. Una attrice italiana che mi piace è la Magnani, e poi Kate Blanchet, Kate Winslet, Charlize Theron un regista e attore su tutti Alan Rickman e poi Kennet Branagh.

Negli ultimi anni la sua vita ha avuto un nuovo risvolto: la ricerca del benessere. Può raccontarci di cosa si tratta e come è nata questa “esigenza”?

Ho una attitudine, che viene dall’insegnamento, dalla docenza, da una crescita personale.  Come attrice ho imparato a tirare su una compagnia come capocomico, come si diceva una volta, condurla in porto, come regista ugualmente. Mi sono resa conto che questo aspetto, del coaching individuale, della crescita personale, della crescita nostra, ha un rilievo importante. Cioè sapere anche come affrontare la vita, in prevenzione, costruendo tutto quello che per il nostro lavoro è assolutamente necessario cioè una salute per così dire Inox! Sono stata poi naturalmente incentivata anche da quello che e successo in questi ultimi anni da capelli dritti in testa, ovviamente non entro nel merito che abbiamo tutti abbastanza chiaro. Mai come ora il nostro sistema immunitario è stato protagonista, quindi sulla scia di tutto questo ho incominciato veramente a vedere che i benefici che avevo e traggo in maniera personale, non erano esclusivi miei ma potevo condividere le me verifiche e le mie esperienze con altri. Allora introdurre tutto questo, nella nostra routine quotidiana professionale, insieme all’allenamento che noi attori facciamo ogni giorno, è stato qualche cosa che mi si è come dire, stagliato davanti attirando la mia attenzione. Ed ho deciso di farmi pioniera, almeno qui in Italia, di questo aspetto. Probabilmente sarà venuto in mente anche ad altre persone ma forse poi per mille motivi non hanno sentito poi l’urgenza di dedicarsi a questo aspetto specifico. Non mi ritengo pioniera in assoluto ma lo sono certamente per il tipo di operatività, ho promosso già delle azioni in questo senso, con un team di professionisti che sono stati contenti di affiancarmi, per tutto il 2020 abbiamo organizzato cicli di brevi incontri sulla nutrizione, cose semplici da poter facilmente mettere in pratica.  Così ho deciso di portare avanti un programma assolutamente pertinente specifico, calibratissimo, per quanto riguarda le esigenze della nostra professione. Che sono sia nei termini di tanta, tanta salute, altrimenti al leggio, quando ti chiamano per i turni, la voce bella e cristallina, non ce l’hai. Tanta, tanta salute perché altrimenti sul set non solo, sei a disagio e muori di dolori, freddo caldo ma non riesci nemmeno a fare in agio quello che ti richiede il regista e il personaggio. Dedicandosi anche alla bellezza, con programmi mirati, prima di intervenire con la chirurgia estetica, che non sempre riesce nell’intento di renderci più belli.

Se oggi le chiedessero di scegliere tra cinema e televisione, cosa sceglierebbe?

Un buon progetto direi, ma forse il cinema mi permetterebbe di esprimermi più liberamente.

Negli ultimi anni le soap opera spagnole sembrano aver preso il sopravvento in Italia. A cosa è dovuto, secondo lei, questo?

Non saprei dire con esattezza, sebbene la soap ha sempre avuto un grandissimo seguito. Ci sono soap che hanno segnato l’adolescenza di molti di noi. Ho scoperto persone di cui non avrei detto che le seguono da anni. Probabilmente gli spagnoli in questo momento puntano molto su quel tipo di prodotto e lo realizzano bene.

C’è un attore/attrice con la quale sogna di lavorare?

Maggie Smith, Judi Dench, peccato che Alan Rickman non ci sia più, e ncora molti meravigliosi attori inglesi della mia generazione. E poi confesso qui, che non si sappia in giro, che sono segretamente innamorata di Hugh Jackman.

Cosa deve avere un progetto per essere sposato totalmente da lei?

Deve colpire il mio senso etico. Essere un progetto onesto, senza moralismi o buonismi o essere politically correct.

Progetti futuri?

La realizzazione di un film tratto da un’opera teatrale di uno dei nostri maggiori registi italiani, che ora non c’è più. Non dò alti indizi perché sono ancora agli inizi. Ma ne parleremo più avanti.

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