Roberto Chevalier, una vita dedicata al doppiaggio

Roberto Chevalier, una vita dedicata al doppiaggio. Gli inizi addirittura a soli 5 e 9 anni. Cosa ricorda di quell’esperienza?

È cominciato tutto insieme. Dal cinema alla televisione passando per il doppiaggio. Ricordo che feci un film con Mauro Bolognini, “giovani mariti”. Fu lui a consigliare a mia madre di fare un provino per la televisione. Ricordo che in commissione c’era Mario Landi che mi chiamò subito per fare un “romanzo di un maestro”. C’erano le prime registrazioni sperimentali. Infatti, ne conservo ancora copia. Poi sono passato al teatro. Ecco, direi tutto insieme. Come si fa ancora oggi con i bambini, quando si trovano bambini bravi, si sparge la voce.

Dal 1986 “presta” la sua voce a Tom Cruise. Tra qualche giorno ritornerà a doppiare Tom Cruise in Top Gun 2. Quanto deve in Italia Tom Cruise a lei e quanto lei deve a Tom Cruise?

Non saprei dirlo con esattezza. Quando fai un lavoro che ti piace, quando entri in comunicazione emotiva con l’attore, viene tutto naturale. Non ci sono queste categorie, per me. io sono molto contento che lui sia contento. Infatti conservo gelosamente una sua dedica: “Robert thank you for your voice!”. Ci siamo incontrati tante volte, nel 2000 a Taormina ho vinto il nastro d’argento per averlo doppiato in “Magnolia”, lui nella stessa edizione prese il nastro d’argento alla carriera ed insieme abbiamo presentato il secondo Mission Impossible. Io ho una predilezione per Tom Cruise, ma il mio impegno è sempre a 360°, anzi direi a 380°!

Quali prerogative e caratteristiche deve avere un bravo doppiatore?

Sicuramente di empatia con il personaggio/attore che va a doppiare. Soprattutto una grande disponibilità emotiva, una conoscenza tecnica profonda ed una duttilità estrema. Non sovrapponendo mai il suo essere attore a quello che fa l’attore sullo schermo. È obbligatorio riproporre fedelmente l’interpretazione originale.

Una famiglia dedicata al doppiaggio. Anche suo figlio ed una delle sue figlie sono doppiatori. Cosa ha cercato di trasmettere loro?

La loro passione è nata per caso, ma io ho cercato di trasmettere proprio ciò che dicevo prima cioè l’importanza di entrare in empatia con il personaggio. Anche la mia figlia più grande doppiava, poi ha smesso perché si è interessata ad altre cose, ma devo dire che era davvero brava! Anche se, ad essere sinceri, dei tre, anche per questioni anagrafiche, quello più avviato è mio figlio David, che ormai è la punta di diamante dei giovani attori di oggi.

Come nasce la sua passione per questo mondo?

Casualmente. Ho iniziato per caso, ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi, grandi direttori di doppiaggio e grandi maestri attori da cui imparare. E quindi, posso dire di aver fatto di necessità virtù.

È stato anche direttore di doppiaggio di centinaia di film. Quali le sono rimasti più impressi e perché?

Ce ne sono davvero tanti. Quello che amo forse più profondamente è “Moulin Rouge” o anche “L’uomo che vive l’infinito”… ne sono talmente tanti che dicendone qualcuno non vorrei fare torto ad altri. Sono tutti nel mio cuore ed ho trasfuso in essi la mia passione, la mia attenzione e la mia professionalità.

C’è un attore che ha sempre sognato di doppiare ma che non è mai riuscito?

No. Ti sono sincero. Magari c’era qualche attore che mi sarebbe piaciuto doppiare, ma c’erano dei colleghi molto bravi che io stimavo e rispettavo e che lo doppiavano egregiamente e quindi ti dico di no. Io aspetto sempre le nuove sfide, ci sono sempre nuovi attori, nuove proposte in cui cimentarsi ed io sono sempre lì, pronto ad accoglierle.

Quale attore, escluso Tom Cruise, ha segnato la sua carriera da doppiatore?

Un altro grande che ho doppiato tantissime volte che tante volte mi hanno tolto è Tom Hanks. O anche Andy Garcia, John Travolta. Io non vivo di ricordi o rimpianti, però sono contento di ciò che ho fatto e di ciò che potrò ancora fare.

Cosa ne pensa dei tantissimi prodotti stranieri che oggi sembrano aver preso la meglio sui prodotti italiani?

Io ho fatto una serie bellissima che si chiama “Grand Hotel” che a breve ripartirà con la terza e credimi è davvero bellissima. Oggi queste opere straniere vanno molto perché hanno un costo basso per il cliente ed una grossa resa in termini di novità, perché ci sono tante facce nuove e voci nuove da poter usare e questo è un grandissimo stimolo per il pubblico.

Quali progetti futuri?

Ne ho una marea! Sto facendo tante cose che però non potrò divulgare in quanto firmiamo degli accordi di riservatezza. Sto dirigendo tre film per Netflix, una serie per Netflix, una prossima serie per Netflix ed ancora un film della Eagles. E, soprattutto, ora in onda c’è una serie coreana che si chiama “Hometown Cha-Cha-Cha”, che è una commedia divertente. Sono sempre in trincea e sempre a lavoro per fare ciò che amo. E questo mi realizza tantissimo. Il 19 Maggio uscirà “American Night”, un film italiano, con grandissimi attori internazionali, il cui regista Alessio della Valle ha fatto un lavoro di sceneggiatura, di regia, e mi ha voluto come direttore del doppiaggio, come dialoghi italiani, come doppiatore del protagonista che è Jonathan Rhys Meyers. La cosa incredibile è che come voce del suo antagonista, Emile Hirsch, c’è mio figlio David, che lo aveva già doppiato ne “la ragazza della porta accanto”.

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