Ricerca, Simoni (Human Technopole): “Science economy una realtà, colmare gap Italia su brevetti”

(Adnkronos) – Anche in Italia si apre il dibattito della science economy e sempre più economisti e scienziati ne sottolineano il peso sullo sviluppo e l’economia di un Paese. “La science economy è già una realtà in gran parte del mondo ma l’Italia registra ancora un gap serio di brevetti” avverte in un’intervista all’Adnkronos l’economista Marco Simoni, presidente della Fondazione Human Technopole. “L’Italia ha un ritardo importante sulla consapevolezza dell’impatto della ricerca” eppure “nel settore delle scienze della vita il nostro Paese conta lo stesso numero di pubblicazioni della Francia sia per numero di citazioni, che sono indice di qualità di uno studio scientifico, sia in numero assoluto”. I ricercatori italiani “hanno un tasso di produttività media per milione di euro spesi più alto della media internazionale. E tutto ciò nonostante, fino a poco tempo fa, la ricerca italiana fosse molto sotto-finanziata” afferma Simoni anticipando alcuni dati che verranno discussi domani – anche dal ministro dell’Economia Daniele Franco – nel corso dell’evento “Economia della conoscenza e impatto sulla società”, incontro organizzato dalla Fondazione a Roma, presso l’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari. In questo quadro il “punto dolente” secondo il presidente della Fondazione Human Technopole, è che l’Italia sia “il Paese che brevetta di meno: 1/5 della Germania, la metà della Francia”.  

“Questo mostra che l’economia della conoscenza italiana deve rafforzarsi. Il capitale di Google non sono gli investimenti immobiliari ma i dati, gli algoritmi: per fare questo bisogna rafforzare cooperazione fra scienza e imprese” spiega. Al ministro dell’Economia Daniele Franco riconosce di avere “già fatto in modo che aumentassero i fondi ordinari per ricerca italiana” ma Simoni chiede “di sottolineare l’impatto economico della scienza, della science economy” sul sistema Paese. E, “siccome sono usciti i bandi del Pnrr per la ricerca e lo sviluppo tecnologico” l’economista ritiene “fondamentale che la governance del Pnrr sia orientata, che i finanziamenti del Pnrr siano spesi in maniera efficace puntando a superare i limiti e i gap dell’Italia nel trasferimento tecnologico”. “Bisogna puntare nella direzione di quelle esperienze che hanno funzionato, trarne insegnamenti” indica Simoni.  

“La scienza
è un potente driver dell’economia di un Paese” e “penso che la pandemia
abbia chiarito a tutti quanto siano importanti la ricerca e gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica” aggiunge ancora
Marco Simoni. Un quadro ben dipinto, tra gli altri, dalla ricerca del National Institute of Health statunitense che ha rilevato come 1 dollaro speso per lo Human Genome Project abbia prodotto ritorni di investimento pari a 141 dollari di Roi. E
da questi dati partirà il confronto anche con il titolare del Mef che, insieme ai ministeri dell’Università e Ricerca e della Salute, è membro fondatore della Fondazione Human Technopole.  

“Ogni investimento nella scienza comporta un ritorno economico di peso basti pensare che i 140 milioni di euro l’anno stanziati dalla Legge di Bilancio per lo Human Technopole (Ht) hanno già prodotto 3 miliardi di euro di ritorni economici per Mind, il Milano Innovation District – gestito da Arexpo – e di cui lo Ht è parte”. Le aziende private “riescono a produrre valore dalla ricerca e le istituzioni pubbliche, gli enti pubblici possono giocare un ruolo strategico per sostenere la science economy italiana” osserva ancora il presidente della Fondazione che gestisce Ht.  

“La scienza è un anticorpo per la società perché più la ricerca è forte e più è forte l’economia del Paese” valuta inoltre l’economista, professore aggiunto alla Luiss Business School di Roma e che ha conseguito un dottorato in Political Economy alla London School of Economics and Political Science ricevendo il Premio Juan J. Linz per la miglior tesi europea. “I luoghi come lo Human Technopole possono creare sviluppo. Conoscenza e ricerca – osserva ancora Simoni – rappresentano ciò che rappresentarono l’acciaio ed il carbone nel Secondo Dopoguerra perché oggi a creare valore economico sono i sequenziatori, i genetisti, gli esperti di Intelligenza Artificiale”. Il presidente della Fondazione Human Technopole r
iferisce infine di “lavorare intensamente alla campagna acquisti di ricercatori eccellenti provenienti da tutto il mondo e al ritorno di tanti ‘cervelli’ italiani all’estero”. Bisogna “creare anche un ambiente positivo per il rientro dei ricercatori, ciò che ci ha insegnato la pandemia è importante ma è un’esperienza che va allargata ancora di più non solo nei casi di crisi ma rispetto alla crescita, ai nuovi posti di lavoro, alla opportunità che derivano dalla science economy”. (di Andreana d’Aquino) 

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