Intervista a Valentina Tomada

Tra i protagonisti di Me contro Te, Valentina Tomada si racconta a Lifestyleblog.it

Quanto crede sia stata importante nella sua formazione la danza?

La danza è importante perché ti dà la disciplina. La danza classica mi ha insegnato una sorta di rettitudine, di non esagerare, di stare composta, di mantenere un portamento in una certa maniera. Ancora mi chiedono in alcune situazioni se ho mai fatto danza e per me questo è un complimento. 

Quanto è importante per un attore/attrice la “formazione”?

Fondamentale. Assolutamente fondamentale. Nella dizione, nella recitazione, nella danza, nel canto. Un’artista se crede in quello che fa più qualità ha, meglio è. Se credi di voler fare bene il tuo lavoro e vuoi emozionare il pubblico la formazione è fondamentale. È come un edificio enorme che costruisci sul niente, senza formazione, se non hai le fondamenta questo edificio è destinato a cadere. Devo dire che io sono anche piuttosto rigida nella formazione, studio qualunque cosa, ci metto attenzione e dedizione. Ci credo molto e dedico tanta energia in questo. 

Nella sua biografia ci sono tantissime esperienze in fiction italiane. Quali di quelle che ha vissuto in prima persona le sono rimaste “dentro”? 

Ogni cosa che fai ti arricchisce. È come un puzzle che in qualche modo ti riempie dentro. Dirti che ho preferito una fiction ad un’altra è veramente difficile. All’interno di ciascuna fiction c’erano delle figure, delle persone che mi sono rimaste nel cuore. Ad esempio Alessandro Cane è un regista che mi è rimasto nel cuore, così come tante altre persone. Ho lavorato benissimo con Veronica Pivetti. Però, sinceramente, citare qualcuno poi sembra fare torto a qualcun altro. Diciamo, invece, che ci sono delle persone con le quali leghi di meno ma … i nomi non te li faccio! Quando tu lavori su di un set e questo funziona, si crea una bella energia ed anche quando ti incontri dopo tanto tempo ti sembra di incontrare un caro amico che da anni non vedevi ed è bello. 

Ci racconti un aneddoto dell’esperienza in “Centovetrine”? 

Una volta dovevo girare una scena con Luca Ward. Io non fumo, non ho mai fumato e sono particolarmente sensibile agli odori, buoni e cattivi che siano. E se questo odore non è buono mi disturba parecchio. Luca fuma o comunque all’epoca fumava. Stavamo girando Centovetrine, eravamo in pausa. Dà un’ultima boccata di fumo, spegne la sigaretta ed esclama: “andiamo va! Sono pronto!”. Ed io ho risposto, altrettanto spontaneamente, dicendogli: “e tu, vorresti girare una scena in cui baci me dopo aver fumato? Trova immediatamente un chewing gum altrimenti questa scena non si gira!”. Cominciammo a ridere entrambi senza freni. Fu molto divertente!

Ed in “Vivere”?

In “Vivere” è stato molto bello quando sono arrivata. Stavano cercando da un po’ questo personaggio che avrebbe dovuto vedere la luce a settembre ed invece iniziammo a girare a novembre. Faceva un freddo assurdo ed io soffro tanto il freddo, tanto da inibirmi completamente. Arrivo lì, un po’ spaesata. Trovai ovviamente tutte persone nuove ed ho incontrato Luca Bastianello con il quale avevo parecchie scene da girare. È stata una persona adorabile. Mi ha subito fatto sentire a mio agio. È stato come aver ritrovato un amico. E questo calore è stato importantissimo per me e mi ha permesso di buttarmi completamente in questo progetto. Mi ha fatto sentire subito accettata ed apprezzata e questo è stato molto importante.

Come mai, secondo lei, a differenza degli anni 90 e nei primi anni 2000 le fiction italiane fanno più fatica ad uscire fuori?

Sarò diretta: perché, secondo me, il pubblico non si mangia tutto quello che gli dai. Il pubblico capisce che hai fatto una scelta accurata. Quando spendi anche del denaro in tutto quello che fai. Devi mettere più cura delle cose. Invece, ultimamente, credo che si parte dal preconcetto di non “spendersi” tanto, perché poi, alla fine, va in televisione ed il pubblico si mangia tutto. E non è così. Grazie a Dio, non è così. Il pubblico mantiene il suo spirito critico.

Ha tra le varie esperienze anche un’importante esperienza associativa. Quanto crede sia importante l’Associazionismo culturale?

L’associazionismo culturale è fondamentale. È la cultura che viene dal piccolo e dal basso, e per basso non intendo una connotazione negativa. In Italia ci sono milioni di associazioni culturali. Molte di queste ci credono realmente in ciò che fanno ed organizzano tantissimi eventi culturali di natura diversa, spesso gratuiti, e sono la linfa vitale di questo paese. Io credo che noi siamo un popolo che ha ancora la testa sulle spalle, grazie al piccolo associazionismo culturale. Io con la mia associazione culturale organizzo un mercatino molto particolare. Io credo molto nel riciclo e nel riuso. Credo che oggi ci sono delle persone che hanno difficoltà economiche vere, e che vanno a vendere le cose che hanno in casa e che hanno accumulato pur di andare avanti in qualche modo. Poi c’è anche chi lo fa per piacere. La cosa che a me piace è che tu hai un oggetto al quale dai una nuova vita. Regalare, poi, un’emozione a chi torna a casa per aver comprato un oggetto nuovo, che in realtà ha già vissuto due, tre vite, mi fa sentire realizzata. Inoltre, organizziamo un Festival di cortometraggio a Fabriano, siamo alla decima edizione. Ed anche questo progetto mi riempie di gioia e di soddisfazione. Credo che la vita sia fatta non solo di denaro, ma di emozioni e di piaceri che dai e ricevi dal prossimo. Ricevere sempre tanti feedback positivi mi appaga. Creare emozioni, scuotere le persone, è fondamentale. 

Quanto conta la componente “fortuna” nel mondo dello spettacolo?

Io la chiamo la fortuna con la C maiuscola. Conta tantissimo. Forse più del talento. Ci sono tantissime persone in giro, con tantissimo talento che non hanno sfondato. Ed invece ci sono persone con poco talento che hanno sfondato. La vita è fatta così: dell’incontro giusto, di persone che incontri sul tuo cammino. 

Quali prerogative deve avere una brava attrice ed un’attrice di successo?

Un’attrice di successo deve saper vendere sé stessa, nel senso buono, avere buoni rapporti con tutti, farsi vedere spesso, essere sfrontati ed avere una capacità relazionale importante. Andare e buttarsi. Poi magari puoi anche non essere bravissima ma se hai questi elementi alla fine puoi riuscire ad avere successo. Per essere, invece, una brava attrice devi essere empatica. Devi scavare dentro di te per trovare quelle emozioni che poi devi dare sul set e che poi arrivano al pubblico. Tu sei uno strumento musicale che devi risuonare quelle emozioni che permettono al tuo personaggio di vivere veramente. 

Da piccola lei voleva fare l’attrice. Direi che ci è riuscita alla grande. Ci sono persone che reputa esser state fondamentali per la realizzazione di questo “sogno infantile”? 

In realtà il mio primo sogno è stato quello di diventare una ballerina. Poi mi ruppi il tendine e dovetti abbandonare questo sogno. Ero fissata, non desideravo altro. Successivamente, abbandonato questo sogno, sin da subito ho iniziato a recitare in parrocchia. Interpretavamo delle commedie e devo dire che era anche molto divertente. Se ti dovessi indicare una persona che reputo fondamentale nel processo di realizzazione di questo sogno, ti risponderei… me stessa. Ad un certo punto della mia vita, ero fidanzata con un ragazzo possessivo, ossessivo, geloso che osteggiava molto questo mio desiderio. Fino a quando, poi, non decisi di fare tabula rasa. Lasciai questo ragazzo e dissi a mio padre, anche lui non molto contento di questa mia scelta, che era quello che volevo fare e che non mi sarei per nulla al mondo fermata. Ho resettato tutto, nonostante fossi laureata in lingue, e devo dirti che le lingue sono una cosa che amo tantissimo, ed ho deciso di lanciarmi in questa nuova grande avventura. Se devo qualcosa, quindi, a qualcuno … sicuramente lo devo a me stessa. 

La sua carriera si divide, tra i vari, in tre grandi blocchi: televisione, cinema e teatro. Dovendo scegliere, cosa preferirebbe?

Arrivata a questo punto della mia vita vorrei dirigere. Perché sento di aver tanto da dire. Sento l’esigenza di dare delle indicazioni ed insegnare. Mi rende felice. A me piace darti le indicazioni per arrivare dove vuoi arrivare. Poi, se dovessi proprio indicarti tra i tre grandi blocchi che hai individuato, uno che preferisco più di tutti, ti direi il cinema. Amo del cinema il fatto che ciò che fai resta, che puoi rivederlo in qualsiasi momento. È vero che al teatro il contatto col pubblico ti sa dare tanto e ti dà un’emozione fortissima. Ma proprio per come sono fatta io, il concetto che ciò che fai al cinema, resta, lo trovo impagabile. Io vorrei che la fatica che uno fa rimanga in qualche modo.  

Quali sono i suoi sogni nel cassetto?

Ne ho talmente tanti di sogni nel cassetto… vorrei girare questo lungometraggio e dirigere dei film, perché ho tantissime idee. Sto scrivendo la mia prima sceneggiatura. Poi, ho aperto un canale YouTube che voglio far crescere, in cui parlare di vita, di viaggi, di fare. Vorrei dire alle persone di lanciarsi, lasciarsi andare. Un po’ ciò che dico a me stessa ripetutamente, perché sono sempre troppo “perfettina” e spesso non mi butto. E questo non sempre va bene.  “Chi non fa non sbaglia”, lo dico sempre anche a mia figlia. La vita è una e non bisogna sprecarla. Qualcuno ha detto che “se è vissuta bene, una vita basta”, ed è proprio così. 

Quali sono i suoi progetti futuri?

Voglio viaggiare tanto. Questi due anni di riposo forzato mi hanno devastato. Amo viaggiare, vedere persone diverse, mangiare cose diverse. Immergermi in nuove culture per me è linfa vitale. Vorrei sicuramente girare il mio lungometraggio. Vorrei che il mio canale crescesse per raccontare di me e ciò che ho imparato dalla vita. Io credo molto nel supporto delle donne alle donne. Sono una fervente ammiratrice delle donne. Ho scritto tutti i miei cortometraggi per le donne e scriverò il mio lungometraggio per le donne. Fare qualcosa che possa essere d’aiuto alle donne mi rende felice. Infine, vorrei finire il mio libro. Ho un romanzo lasciato a metà che vorrei terminare. 

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